Urbancenterlive

Laura Castelletti, 26 giugno 2010 » mi piace, urban center

tutto è cominciato con un equivoco divertente. la scorsa settimana sono nella nostra sede di brescia per passione. suona il telefono, rispondo e sento: “sono il professor falqui docente di urbanistica alla facoltà di architettura di firenze, mi passa l’assessore vilardi?”. “scusi, chi desidera?”.  “l’assessore vilardi… ma questo non è il numero a cui fa riferimento l’urban center?”. devo dire che la cosa, oltre a farmi fare due risate, mi ha procurato gran  piacere. la nostra passione per l’uc è  cosa risaputa e ha varcato i confini della città!

poi il professor  falqui l’ho conosciuto davvero quando, martedì scorso, sono andata in missione con l’assessore paola vilardi nel capoluogo toscano. il nostro obiettivo era partecipare all’urban center live! un momento importante d’incontro e confronto tra gli urban  center (uc) italiani. una due giorni di totale immersione nella progettazione partecipata (noi ci siamo perse il lunedì). incontro ospitato nella struttura di ex3 (centro per l’arte contemporanea di firenze).

ascoltando il susseguirsi dei vari interventi siamo riuscite a cogliere, almeno in parte, potenzialità e limiti degli uc.

mi sono appuntata alcun passaggi che mi sono parsi significativi:

-importanza fondamentale del “semplificare il linguaggio” quando si comunica con i cittadini

-necessaria è la chiarezza sulla governance dell’uc e il coinvolgimento degli enti che operano nella città e dei comunicatori forti della città

-uc come antenna e arena…ma anche megafono. antenna indica la capacità di ascolto che l’uc deve avere verso la città, arena corrisponde alla capacità di creare coinvolgimento e dibattito, megafono è la necessità di trasmettere all’esterno ciò che nell’arena è emerso.

-l’importanza di essere presenti fisicamente in ogni luogo della città  per portare  di persona le informazioni

-fondamentale è la creazione di canali d’interazione continui tra uc e popolazione

-i temi da affrontare sono sempre molti e coinvolgenti, è fondamentale selezionare situazioni in cui dar vita a laboratori

–servono nella gestione dell’uc  “figure anfibie”, cioè che stanno contemporaneamente dentro e fuori dall’amministrazione. capaci anche di coinvolgere direttamente chi progetta

-uc funziona quindi se ci si mette a disposizione, si portano informazioni nei luoghi e se sicreano figure a scavalco tra l’amministrazione e la cittàla comunità territoriale deve diventare comunità temporanea di riflessione

-necessario è l’impegno a fornire un livello d’informazione trasparente al cittadino

-prima d’iniziare è necessario darsi una visione, un traguardo, un progetto condiviso

-l’uc come luogo che mostri a tutti le possibilità infinite che in questa città ci sono e che spesso non si conoscono neppure tra loro, il luogo dove saper raccontare le potenzialità di brescia

-l’uc come luogo dove far incontrare presente e passato

-non si può parlare solo di cittadini ma ragionare in termini di protagonisti della città.e’ necessario ragionare non solo in termini di residenti ma di fruitori.

-le città devono dimostrarsi in grado di saper gestire l’equilibrio tra apertura internazionale e la propria dimensione locale: devono salvaguardare l’identità del proprio contesto di riferimento e valorizzare le risorse specifiche connaturate al territorio, al contempo devono promuovere strategie coordinate e flessibili volte all’innovazione.

-il nostro è un territorio complesso, c’è continuità ma non contiguità

-l’uc deve estrarre dal territorio la forza di gravitazione

-è il luogo della socialità che aiuta a parlare e incontrarsi

Parte dell’incontro si è sviluppato poi sul quesito “come è viva la città?” Sottolineando quanto si riflette sulla vivibilità della città e come si trascuri di comprendere la sua vitalità. Come si può rappresentare la vitalità di una città

-Non trasformandola in un museo, non in un luogo chiuso ma con spazi vivi e capace di creare significative reti di relazione.

-Una città deve anche saper riconoscere le differenze , se non riconosciamo le differenze non possiamo comunicare.

-L’arte urbana aiuta il confronto nella città e tiene alto il suo grado di vitalità. L’arte è un fondamentale motore trainante della vitalità

-Decidendo di appostare uno spazio specifico per i giovani e dando loro luoghi che offrano spazi liberi da autogestirsi

-Il rischio è la mancanza di proposte, risulta necessario creare un serbatoio d’idee che non provengano solo dalle elitè

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