Un registro comunale per il Testamento Biologico anche al Comune di Brescia

Laura Castelletti, 27 settembre 2009 » Loggia, mi piace

Un Registro Comunale per il Testamento Biologico anche al Comune di Brescia è quello che ho chiesto, depositando una mozione in Loggia, con  i consiglieri comunali Albini (Sinistra Arcobaleno), Cantoni (Lista Castelletti), Bragaglio (attualmente sospeso del gruppo consiliare Pd) e Cosentini (IdV). Come molti bresciani sono rimasta annichilita da tutto ciò che a suo tempo è avvenuto intorno a Eluana Englaro. Vicenda dolorosa e intensa che necessita, secondo me e secondo moltissime altre persone, di non rimanere un episodio isolato. La considero lo stimolo per una battaglia di libertà e tutela dei diritti umani che deve compiere uno stato laico e moderno. Da qui nasce la ragione della mia adesione alla mozione. Dico anche che sarebbe bello, utile alla città e significativo che il Consiglio Comunale mettesse da parte urla, pregiudizi e anatemi (anche solo per un attimo… quello della discussione della mozione) e provasse a ragionare su questa questione così delicata con serenità e rispetto l’uno dell’altro. Sforzandoci soprattutto di saper rappresentare davvero il pensiero della società che ci circonda, della nostra comunità. Sappiamo bene che ci sono differenti visioni del mondo e della vita tra credenti e laici, ma sappiamo anche che la maggior parte degli uni e degli altri davanti a vicende come quelle di Eluana o  davanti all’accanimento terapeutico si trovano sulla stessa linea di compassione, rispetto e di libertà di scelta. Sono convinta che la stragrande maggioranza dei bresciani la pensa come me indipendentemente sia di destra o di sinistra: bisogna lasciare libertà di scelta. Il registro per il testamento biologico rende tutto più semplice, più trasparente, più certo e più vicino alle scelte di molti. Temo però che difficilmente la proposta avrà il sostegno di una maggioranza e come altre volte è accaduto, con  altre mozoni con risvolto etico e di libertà di scelta, il nostro Consiglio non si mostrerà rappresentativo di una società molto più libera ed evoluta. Sarà, nel caso,  in buona compagnia visti gli orientamenti del Senato lontano nella capacità/volontà  di rappresentare il sentire degli italiani.

Mi piacerebbe molto che la nostra proposta d’istituzione del registro potesse essere l’occasione di discutere con la città. Vorrei che Brescia facesse sentire la sua voce laica e moderna che c’è!

testo della mozione depositata:

Mozione:

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI

VOLONTÀ DI TRATTAMENTO SANITARIO:

ISTITUZIONE DI UN REGISTRO COMUNALE

Richiamati

gli articoli della Costituzione della Repubblica Italiana:

art. 2 (inviolabilità dei “diritti dell’uomo”), art. 13 (inviolabilità della “libertà personale”),

art. 3, (eguaglianza davanti alla legge di “tutti i cittadini”, “senza distinzione … di condizioni personali”) e art. 32 (“diritto dell’individuo” alla tutela della salute, mentre “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, la quale “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana e della sua dignità”);

la Legge n. 145/2001 che ha ratificato la Convenzione di Oviedo sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina [“Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina”] del 4 aprile 1997 che recita all’art. 5: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato … La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”, e precisa all’art. 9: “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione”;

la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza, oggi allegata con valore vincolante al Trattato di Lisbona, che al Capo I, “Dignità”, stabilisce, ai primi 3 articoli, che “la dignità umana è inviolabile”, che “ogni individuo ha diritto alla vita” e “alla propria integrità fisica e psichica”, e che “nell’ambito della medicina e della biologia” “deve essere in particolare rispettato” “il consenso libero e informato della persona interessata”;

considerati

gli articoli del Codice di deontologia medica della FNOMCO (2006) : art. 20 (“Il medico deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della persona”); art. 35 (“Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente … In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel rispetto della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente”); art. 38 (“Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa … Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà, deve tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato”); art. 16 (“Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse, deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita”); art. 39 (“In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il medico deve improntare la sua opera ad atti e comportamenti idonei a risparmiare inutili sofferenze psicofisiche e fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità di vita e della dignità della persona. In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve

proseguire nella terapia di sostegno vitale finché ritenuta ragionevolmente utile evitando ogni forma di accanimento terapeutico”);

visti

il Documento del 24 ottobre 2008., Rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario nella relazione paziente-medico, con cui il Comitato Nazionale di Bioetica esprime parere favorevole al diritto del paziente “cosciente e capace di intendere e di volere, adeguatamente informato sulle terapie, in grado di manifestare in modo attuale la propria volontà” di rifiutare i “trattamenti sanitari salva-vita”. Fatto salvo il diritto del medico di astenersi “da comportamenti ritenuti contrari alle proprie concezioni etiche e professionali”, “il paziente ha in ogni caso il diritto ad ottenere altrimenti la realizzazione della propria richiesta”;

I recenti pronunciamenti delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione;

la richiesta del Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano di un impegno del Parlamento che colmi l’attuale vuoto legislativo con “un esame parlamentare pacato” sulle dichiarazioni anticipate di volontà di trattamento sanitario;

ritenuta

improcrastinabile l’esigenza che venga approvata al più presto una legge che regoli unitariamente la materia, sulla base dei principi di laicità dello Stato, nonché nel pieno rispetto delle convinzioni etiche, dei diritti civili e di libertà di ciascun cittadino;

rilevato

che il testo del DDL sul testamento biologico approvato alcuni mesi fa al Senato pone, in particolare, limiti inaccettabili al valore che assume la Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) del paziente, al punto da poter invalidare la volontà stessa del testatore;

considerata

la possibilità di istituire, anche in via sperimentale ed anticipata, il Registro delle volontà’ con riferimento al “testamento biologico” sul modello americano del Living will registry, nel quale un cittadino può liberamente rendere esplicito il diritto di scelta ed indicare i trattamenti sanitari che intende ricevere o a cui intende rinunciare, nel caso non sia più in grado di prendere decisioni autonome;

rilevato

che l’istituzione del Registro è già stata decisa da vari Consigli Comunali, tra questi recentemente dal Comune di Pisa, Firenze e Carrara;

il Consiglio Comunale di Brescia

Impegna il Sindaco e la Presidente del Consiglio a promuovere occasioni di dibattito e di confronto pubblico sul tema del Testamento Biologico, coinvolgendo nella forma più ampia e pluralistica Cittadini, Associazioni ed Operatori sociosanitari;

Sollecita il Parlamento Italiano ad approvare una legge che abbia il fine di regolare in maniera inequivocabile la possibilità per ciascun cittadino di poter esprimere liberamente, con chiarezza ed in modo vincolante i propri desideri in tema di Testamento Biologico;

Ritiene indispensabile, quindi, una conseguente modifica del DDL approvato in Senato ed in questi giorni in discussione alla Camera;

Impegna, il Sindaco e la Presidente del Consiglio, anche al fine di sollecitare tale processo legislativo, a istituire presso il Comune apposito Registro per raccogliere, autenticare e conservare le dichiarazioni dei cittadini in ordine alle proprie “Direttive Anticipate” o “Testamento Biologico”, secondo modelli già in uso – tra cui quello proposto dalla Fondazione Veronesi – nel quale, liberamente, la persona dichiara quali terapie accettare o meno in caso di incapacità e nomina un fiduciario al quale affidare l’esecuzione della propria volontà

Decide di inviare copia del presente atto del Consiglio Comunale di Brescia al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Senato e Camera, ai Ministri ed alle Commissioni parlamentari competenti, ai Parlamentari bresciani.

Brescia, 24 settembre 2009

Donatella Albini, Laura Castelletti, Luciano Cantoni, Claudio Bragaglio, Alfredo Cosentini

fondazione veronesi

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4 Responses to “Un registro comunale per il Testamento Biologico anche al Comune di Brescia”

  1. maria onofri ha detto:

    Temo che non solo la destra, ma,come ampiamente già dimostrato, anche una parte della “sinistra” affosserà allegramente questo lodevole progetto.
    Non riuscirò mai a capire come mai proprio i credenti, che dovrebbero vedere nella morte l’inizio di una nuova vita dell’anima ne abbiano così paura … forse non sono così sicuri di andare in paradiso?

  2. Benzo ha detto:

    bravissima… come sempre…

  3. Laura Castelletti ha detto:

    aiutateci a far crescere il consenso intorno alla nostra proposta

  4. Cesare Giovanardi ha detto:

    Cara Laura,
    sul testamento biologico apprezzo la tua iniziativa con gli altri consiglieri comunali.
    Il PD ne esce malissimo perchè su questioni di fondo non è ne carne ne pesce.
    Registro però, con piacere, che sono aumentati i sostenitori dell’iniziativa.

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