Tweetcronaca del dibattito sull’innovazione

Laura Castelletti, 11 novembre 2012 » mi piace, politica

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4 Responses to “Tweetcronaca del dibattito sull’innovazione”

  1. Arturo ha detto:

    @LauCastelletti #nuovo#_$overt$%^TWi/\FB^_#pro_gress#. Cronaca troppo interessante! Grazie mille, adesso ho le idee chiare.

  2. Laura Castelletti ha detto:

    Messaggio ricevuto, prossima volta faccio anche traduzione 😉

  3. Luca ha detto:

    Parlando di innovazione, vorrei ricordare che giacciono coperti di polvere decine di progetti per filiere ITALIANE su prodotti innovativi del programma Industria 2015. Erano 300 milioni di euro che avrebbero generato un fantastico volano di investimenti in ricerca e prototipi, stanziati e bloccati per beghe ministeriali su chi controlla. Alla fine è stata nominata Invitalia (!) per monitorare progetti e erogazioni, ma con anni di ritardo e ancora i fondi son fermi.
    Dentro c’è ad esempio il progetto di Fincantieri / Fiamm / altri per vaporetti ibrido idrogeno/fotovoltaico per Venezia, a emissioni zero, quindi niente fumi di gasolio sui monumenti, ritorno di immagine mondiale per la città e possibilità di produzione ed export in tutto il mondo.
    Progetto Vision: http://www.h2it.org/2009/uncategorized/industria-2015-progetto-vision
    Ritardo erogazioni (1,5% dopo 4 anni): http://www.abruzzosviluppo.it/notizia.php?id_notizia=3776&tipo=notizie
    Elenco progetti ammessi energia: http://www.energiaspiegata.it/wp-content/uploads/2009/02/decreto_graduatoria_ee1.pdf

    Prima Scaiola che non se ne curava, poi Romani che non nominava un direttore generale, poi Invitalia nominata a monitorare senza le competenze e le risorse adeguate (presenti invece internamente al Ministero stesso). I soliti pasticci che poi si pagano caro, carissimo, perché senza innovazione l’industria italiana muore.

  4. Stefania ha detto:

    Attenzione all’uso delle rete. C’è chi scrive “Nella modernità liquida l’esperienza della morte è estremamente diffusa. Le persone possono non morire fisicamente, ma molto spesso lo fanno psicologicamente con la rottura dei legami diventati sempre più fragili” e c’è chi scrive “abbiamo bisogno di sentirci parte di una comunità, di condividere esperienze, toccarci, abbracciarci. Se i movimenti esistessero soltanto su Internet sarebbero un videogioco. Viviamo e combattiamo con Internet non dentro Internet”.

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