Tra le tracce: la prima volta che vidi Natalie Merchant (di Ugo Buizza)

Laura Castelletti, 17 aprile 2010 » mi piace, tra le tracce, video

la prima volta che vidi natalie merchant in concerto, fu alla fine degli anni ’80 in un concerto collettivo in provincia di reggio emilia: “concerto per il nicaragua” all’interno di una locale festa dell’unità. rimasi ammaliato da quella piccola ragazza, non bella, ma affascinante, che danzava in un abito di seta blu. seguiva il ritmo muovendo le braccia con grazia e, al tempo stesso, con forza a sottolineare i testi di canzoni, spesso, politiche e rabbiose. erano i tempi dei 10.000 maniacs, dello splendido album “in my tribe”. sono passati circa 25 anni da allora e, la ragazza barricadera di origine italiana, ha lasciato il posto ad una donna, semplice nell’apparire, ma complessa nella sua arte senza confini. già senza confini, come i temi e le musiche che contraddistinguono il suo nuovo splendido album: “leave your sleep” uscito il 13 aprile e già accolto con entusiasmo dalla critica e spero lo sia anche dal pubblico.

uno sforzo compositivo ed interpretativo esagerato che vede l’album uscire in due formati: singolo con 16 tracce e doppio con 10 tracce aggiunte. la produzione è del bravissimo andres levin con l’aiuto di ben 130 musicisti coinvolti in un progetto davvero unico (cito tra questi wynton marsalis, medeski, martin & wood, lunasa) .

Ogni brano è musicato su altrettante poesie da ogni parte del mondo e di varie epoche (alcune risalgono al diciottesimo secolo). In tal senso consiglio l’acquisto della versione doppia che comprende un libretto rilegato con i testi di ogni poesia. Il disco è la fotografia di magici incontri, come li definisce la stessa Natalie che ritorna dopo 7 anni di assenza dal mercato discografico. Assenza dovuta alla scelta di dedicarsi alla crescita della figlia nata appunto sei anni orsono, trascurando la scena musicale.

La simbiosi tra lettura e scrittura è perfetta, la Merchant ha vestito ogni canzone con abiti adattati ai temi spaziando dal bluegrass, al reggae, alla musica orientale e altro, percorrendo idealmente tutti i sentieri del mondo. E’ musica antica e moderna al tempo stesso e, forse, come per il recente album di Peter Gabriel, è la conferma che, ora, se si vuole cercare di fare qualcosa di diverso e di nuovo si deve abbandonare la musica rock che, ormai, ha già detto tutto quello che doveva dire. La voce della Merchant si adatta meravigliosamente ad ogni viaggio musicale. Impossibile descrivere ogni sfumatura nascosta dietro le note ed il canto di ogni singola traccia. La bellezza è lì, da prendere e assaporare ad ogni ascolto. La sua voce è migliorata con gli anni e se volete, navigando all’interno del sito ufficiale della cantante, potrete vedere e sentire alcune prove di registrazione assolutamente informali che rendono benissimo l’idea di festa e la magia che hanno caratterizzato il progetto. E’ un sogno che è divenuto realtà per Natalie che è riuscita a concepire un’opera libera, coraggiosa. Sicuramente il disco sarà tra i migliori dell’anno e destinato a durare nel tempo. Certo sarà difficile, in questi aridi tempi, vederlo ai vertici delle classifiche di vendita. Impossibile la competizione con dive e divette dei nostri giorni . Altra classe ed altri intenti e non c’è gara… Il processo di crescita artistica della Merchant si può paragonare, pur con notevoli differenze stilistiche e di genere, alla crescita che aveva contraddistinto Joni Mitchell. Il coraggio di provare sempre nuove strade ed una immensa voglia di conoscere e di confrontarsi attingendo ed assorbendo con intelligenza da culture e mondi diversi. Impossibile trovare la migliore traccia tra le 26 che compongono l’album. L’unica canzone riconducibile al “vecchio” mondo della cantante può essere “Griselda”: una splendida ballata con sassofono finale che avrebbe potuto trovare spazio in Tigerland o Motherland. Tra clarinetti sfumati, ritmi caraibici, archi sinfonici l’album, lo ripeto, sfugge fortunatamente ad ogni classificazione. L’unica parola che lo può definire, banalmente, è un album classico. Adatto ad ogni tempo e stagione. Avvicinatevi senza esitazioni e sarà amore al primo ascolto.

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6 Responses to “Tra le tracce: la prima volta che vidi Natalie Merchant (di Ugo Buizza)”

  1. Laura Castelletti ha detto:

    Leggo ora la recensione di Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera di oggi. Non c’è storia, molto meglio la tua.
    Grande Ugo!

  2. maria ha detto:

    Ho ascoltato il disco di Natalie Merchant. Da consigliare agli amici. Se sei stanco o avvilito, demoralizzato o se credi di non potercela fare ti consiglio i due brani “The land of Nod” e “Spring and Fall: to a young child”. Magicamente prendono contorno le cose che realmente contano, ciò che vale e ciò che non vale, ciò che dura e ciò che è effimero, ciò che val la pena di sentire e ciò che devi solo tollerare. Insomma, un disco prezioso. E’ musica che, non solo guarice l’anima, ma che ti rende pure invincibile. Credici. Grazie a Ugo Buizza per avercelo segnalato.

  3. Ignazio ha detto:

    Ugo ormai è una garanzia, le recensioni oltre che con l’esperienza e le profonde conoscenze, sono fatte con il cuore..

  4. Giovanni ha detto:

    ho casualmente incrociato nella breve navigazione di oggi
    in questa pagina di recensioni
    come dire (Ugo) mi sembra leggendole di tornare alle vecchie atmosfere degli ascolti serali a casa tua del passato(recente)
    gradisco e condivido in parte le cose che conosco
    Natalie Merchant ad esempio
    un saluto a te e lunga vita alla musica ed alle tue
    se vuoi fare un salto sul ns.www.myspace/songwritersgarda
    che ho aperto in occasione degli incontri tra noi cantautori
    o pseudo tali
    un abbraccio
    Giovanni

  5. piccolaemma ha detto:

    chi non conosce la Sua versione di “Gulf of Araby” (Live in concert, 1999) si perde una delle cose belle della vita…http://www.youtube.com/watch?v=zt86tFzB29k

  6. gianfranco ha detto:

    Ho letto con interesse la recensione non certo per conoscere o informarmi su chi sia Natalie Merchant e sul suo ultimo album, quanto per avere un riscontro su quella che considero da molto tempo una grandissima artista che ha realizzato con “Leave your sleep” un grandissimo lavoro. Una musica eterogenea, che spazia dal R&B al bluegrass, dal new orleans sound a melodie yeddish, difficile da non considerare una pietra miliare: io, che nonostante l’età di Mick Jagger ascolto musica da sempre appena posso, non sento quasi altro da mesi.
    Andrei a vedere un suo concerto se venisse in Europa, ma non vi è traccia sul web di una possibile tournèe. Ugo, se ne venissi a conoscenza, segnalacelo !

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