Spenti i riflettori che succede?

Laura Castelletti, 16 novembre 2010 » immigrazione, mi piace

Ieri sera i riflettori puntati verso la gru si sono spenti. Tutti abbiamo tirato un respiro di sollievo. Ora che succede? La cosa peggiore sarebbe tornare alla “normalità” spinti dal desiderio di rimuovere una vicenda brutta e dolorosa per Brescia. Serve invece rimettere insieme i pezzi di una città lacerata, sanare ferite, lavorare perchè  il “nuovo Patto Sociale” di cui si è parlato in queste giornate non resti uno slogan vuoto. Avanti con idee e proposte. M’interessano molto le vostre riflessioni, i vostri suggerimenti.

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8 Responses to “Spenti i riflettori che succede?”

  1. Jebediah Wilson ha detto:

    Dovremmo continuare a parlarne soprattutto con i bresciani. Eliminare i luoghi comuni soprattutto sulla clandestinità, sottolineando prima di tutto che Clandestino NON vuol dire criminale. Il 90% degli stranieri regolari (che vivono e lavorano qui) è stato clandestino almeno un mese nella sua vita.

    I criminali ci sono dappertutto – soprattutto dove c’è povertà – e noi dovremmo saperne qualcosa visto che abbiamo esportato il modello criminale, più efficente della storia, in tutto il mondo. Non ci preoccupiamo della Mafia, della Camorra e della ‘Ndrangheta che fanno affari d’oro anche dalle nostre parti e ci concentriamo sul marocchino che vende hashish in stazione (senza pensare alle migliaia di marocchini onesti che lavorano da anni nella nostra provincia).

    Si dovrebbe discutere di più CON gli stranieri, sono 160 mila in Provincia di Brescia, non possiamo far finta che non esistano. Favorire momenti di incontro tra cittadini e comunità. Dovremmo costruire ponti, non muri. luoghi fisici di dialogo e confronto tra istituzioni locali e comunità straniere. l’idea di partire dalle circoscrizioni non era male. Che fine ha fatto?

    Coinvolgere e rendere partecipi significa responsabilizzare e quindi favorire comportamenti virtuosi da parte di tutti, primo fra tutti il rispetto delle leggi. Escludere, marginalizzare, criminalizzare (attraverso campagne politico – mediatiche disastrose) ci porterà verso altre gru o nelle banlieu parigine.

    Il mio amico Sharuk era tra i pakistani che occupavano piazza Loggia nel 2000. Oggi lavora come mediatore culturale e aiuta altri stranieri a compilare le pratiche di rinnovo dei permessi. E ha le mie stesse perplessità sul futuro di questo paese.

    Dovremmo approfondire le difficoltà che gli immigrati regolari incontrano a seguito della Bossi – Fini. E’ possibile vivere in un paese, lavorando per 7 – 8 anni, ed essere ancora clandestino? Ci sono storture immani che non reggono il confronto con la realtà: il permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro poi e il reato di immigrazione clandestina. Con la crisi economica e alla disoccupazione galoppante, uno straniero che è qui da 10 – 15 anni rischia di colpo di finire al di fuori della legge solo perchè la fabbrica dove ha lavorato chiude.

    I flussi fanno schifo. Lo dicono da sempre anche quei comunisti degli industriali bresciani: non riescono a stare dietro alle necessità delle aziende. Troppa burocrazia, tempi biblici e pochi controlli. Se devo raccogliere le mele i lavoratore mi serve subito, non dopo un anno. Che fine hanno fatto istituti come lo sponsor?

    Dovremmo aumentare (invece di chiuderli) i servizi a livello Comunale. Servono Soldi? Togliamo i rinnovi dalle grinfie delle Poste che – letteralmente – lucrano su permessi e flussi e diamoli ai comuni (grandi e piccoli), sono loro i più interessati a conoscere chi vive sul proprio territorio (e qui sarebbero d’accordo pure i legaioli).

    Si dovrebbe ritornare ad una gestione decentrata dei servizi per stranieri (come si faceva ai tempi del questore Scarpis), quando a Brescia, in 20 giorni si poteva rinnovare il permesso di soggiorno. e tutti erano contenti: lavoratori, datori di lavor, questura ecc. ecc.

    Troppo comodo indicare nel Centro ociale di Brescia l’origine di tutti i mali. Pur avendo anche loro delle responsabilità, sono stati gli unici ad ascoltare questi disperati, mentre a Brescia Comune e Prefettura hanno nascosto la testa sotto la sabbia, pensando che la cosa non li riguardasse. Invece sono questioni che riguardano tutti noi. Parlare dei problemi degli stranieri non significa relegare gli italiani al rango di cittadini di serie B.

    Non c’è nessuna classifica: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. STOP. Bisognerebbe evitare argomentazioni ideologiche che fomentano conflitti e divisioni, come fanno i leghisti con gli immigrati …e murodicani con i leghisti… 😉

    Fare leva sugli istinti più bassi delle persone porta solo incomprensioni, divisioni e altre 10 mila gru. Gli immigrati regolari hanno gli stessi problemi degli italiani (con in più il rischio di finire in galera se perdono il lavoro o se la caldaia non è a norma) sono problemi vecchi di anni. E ora i nodi sono venuti al pettine.

    Non capisco perchè i leghisti – che conosceranno si e no tre immigrati in croce – debbano avere il monopolio delle politiche migratorie. che poi han fatto SOLO casini.

    I problemi vengono a galla ora perchè la coperta (Leggi: contesto sociale ed economico mondiale) si è rivelata troppo corta e lascia scoperti gli ultimi. E se gli ultimi – che sono sempre la maggioranza – si “incazzano” sono “cazzi mazzi” per tutti. (permettetemi il francesismo).

    Dovremmo pensare alle seconde generazioni (evitiamo però che diventino tutti scemi come Balotelli). Vivranno inevitabilmente il conflitto di chi non sa a che nazione appartiene. Nascono, vivono, studiano e lavorano qui, sono cinesi, africani, magrhebini, slavi che parlano bresciano, toscano, milanese, napoletano. Mi chiedo: Cosa sono? E noi, cosa siamo? E soprattutto cosa volgiamo essere? La risposta – diceva Guzzanti – è dentro di te… ed è sbagliata

    (mi scuso per il commento fiume… torno nel mio antro)

    PS

    X Rufus, se mi incontri per strada puoi anche salutarmi neh…

  2. stellina ha detto:

    cosa altro aggiungere dopo quanto esposto sopra da Jebediah ??… speriamo porti alla riflessione …e soprattutto all’azione!…
    buon pomeriggio

  3. lionel ha detto:

    concordo pienamente (o quasi) con quanto espresso da jebediah ossia (riprendendo per ordine)

    1. combattere gli stereotipi più beceri (clandestino = criminale) mettendo in chiaro i significati/concetti di criminalità e di clandestinità.

    2. aprire tavoli di discussione e di dialogo con gli immigrati, favorire la loro integrazione attraverso politiche e operazioni di apertura e di scambio culturale.

    3. abrogare la legge bossi/fini e riscrivere le regole per l’ottenzione di permessi di soggiorno e cittadinanza italiana. chi lavora da molti anni in italia deve poter integrarsi pienamente (stessi diritti e doveri degli italiani doc) e facilmente. in controparte, rafforzare la lotta contro i trafficanti di esseri umani (anche nei paesi di origine).

    4. combattere contro il fenomeno del lavoro sommerso. moltiplicare le risorse a disposizione di chi controlla (ispettori del lavoro) e aumentare le pene.

    5. aumentare le risorse a disposizione della scuola pubblica per sostenere l’integrazione e l’educazione delle seconde generazioni di immigrati (argomento sul quale si potrebbe parlare delle ore e di estrema importanza)

    6. combattere contro l’appiattimento culturale delle masse quindi : cambiare i palinsesti televisivi proponendo meno giochi e reality e più programmi culturali, aumentare i fondi destinati alla cultura, all’arte, allo sport, eliminare l’iva sui prodotti culturali, sugli spettacoli, sulla ristorazione (anche la cucina è cultura)

    7. coinvolgere le istituzioni ecclesiastiche perché dalle nostre chiese non escano tanti ma tanti integralisti della domenica… (convinzione personale)

    8. ritrovare fiducia, in tutto, in noi stessi, negli altri (anche se non hanno il nostro colore di pelle, le nostre idee, i nostri principi/valori, accettare il confronto), nella politica, nelle istituzioni, ecc…

    9. ritrovare il gusto di partecipare attivamente alla vita collettiva perché il futuro è nelle nostre mani e non si ottiene niente standosene seduto sul divano di casa.

    10. dialogare

  4. Laura ha detto:

    Proposta e speranza. Parlarne ancora, e ancora, incontrarci, discutere, elaborare proposte, confrontarci, magari scontrarci ma con un unico obiettivo. Brescia. Il suo e il nostro futuro. Oltre le appartenenze politiche per un’unica appartenza alla comunità.
    Hanno tristemente ragione le maestre della scuola Calini quando, su un cartello appeso all’ingresso della scuola, si chiedono e ci chiedono “e adesso come spieghiamo ai nostri bambini la parola integrazione?”.
    Come lo spieghiamo ai nostri figli?
    Dalla gru sono scesi sei ragazzi ma ci é rimasta appesa la nostra coscienza. Di cittadini, di bresciani, di uomini e donne che vogliono e devono trovare risposte diverse.

  5. daniela ha detto:

    “Siamo con tutti gli uomini e le donne – operai, edili, autotrasportatori, lavoratori agricoli e delle strutture ospedaliere, badanti, precari, studenti – che le istituzioni, attraverso la legge, prendendo a pretesto la provenienza geografica, cercano di dividere, gerarchizzare e subordinare per “etnia”, lingua, colore della pelle, credo religioso” inoltre “Esponenti della gerarchia di una potenza politica e finanziaria come la Diocesi di questa città ci hanno accusati di strumentalizzare la lotta dei migranti. Da quale pulpito, verrebbe da dire!”. Queste le parole usate dai magazzinari sul sito di diritti per tutti in cui si cerca di criminalizzare istituzioni e forze moderate, compresi i sindacati. Vorrei capire ora chi fomenta conflitti e divisioni, chi usa argomentazioni ideologiche. Io ripartirei da queste parole, perchè le parole sono importanti per capire quanto sta succedendo e chiederei alle forze moderate e democratiche di Brescia (maggioranza, opposizione, prefettura, diocesi e sindacati) che operano nella legalità, e con mezzi democratici per il bene comune, di non mercanteggiare mai e poi mai con questi sobillatori, di non prenderli nemmeno in considerazione, e magari anche di condannarli e con male parole..invece ci sono tante persone che rimangono incantate di fronte a quanto fanno i magazzinari per il bene degli immigrati. E percepisco le forze moderate inermi, piccole, deboli di fronte a tante falsità e a tanta arroganza.
    Ricordo che chi si è occupato dei pasti e delle coperte per i ragazzi sulla gru è stata la Caritas(organizzazione che risponde a una istituzione ecclesiastica), chi si è occupato della mediazione, sono state Diocesi e sindacati. Quindi non venitemi a dire che gli integralisti spesso escono dalle chiese..io penso che gli integralismi si formino quando non si ascoltano tutte le voci, quando si difende a priori solo una vategoria, quando si urlano i diritti e non si menzionano i doveri (perchè non parliamo mai delle difficoltà che il bresciano incontra di fronte ai flussi migratori?e sono tante)..ma non abbiamo le palle per farlo, pensiamo che questo sarebbe controproducente per l’integrazione, mentre far emergere il disagio forse ci aiuterebbe. Bisogna saper guardare ai bisogni, alle difficoltà e ai disagi di tutti, e non solo degli immigrati, facendo la parte dei moralisti. I moralismi non risolvono i problemi, li accentuano.

  6. lionel ha detto:

    @ daniela: bisognerebbe anche conoscere il significato ed il peso delle proprie parole per poter usarle con correttezza.
    il moralismo non inizia dal punto in cui finiscono le proprie convinzioni, ossia, non è moralista soltanto chi la pensa diversamente di sé stesso. siamo tutti moralisti dal momento in cui prendiamo apertamente posizione per un’idea o un’altra.

    riguardo all’integralismo religioso:
    1. non ho mai espresso nessuna critica nei confronti delle istituzioni (anche se qualcosa potrei rimproverare a qualcuno di loro…)
    2. sarebbe utopico (secondo il mio modesto parere) pensare che si tratta di un fenomeno presente soltanto negli altri stati/per altre religioni.

  7. marina ha detto:

    per laura . ai bambini la parola integrazione non credo vada spiegata , a meno che in precedenza gli sia stato inculcato qualche insano preconcetto. i bambini sono integrati per natura e non si pongono davvero certi problemi.
    le maestre della Calini mi sembrano sinceramente patetiche , che facciano il loro mestiere , insegnino , cercando di farlo con passione ed onestà , questo si deve ai bambini. a tutti.
    io se fossi un bambino e vedessi maestre appendere cartelli fuori dalla scuola rimarrei un po’ stranita , se poi le maestre si ponessero domande lo sarei ancor di più le MAESTRE sanno tutto!

  8. Serena ha detto:

    Credo che sarebbe importante studiare i modelli di eccellenza in questo campo come, ho scoperto di recente, lo stato di Manitoba, in Canada. Questo stato ha scelto di attirare immigrazione e nemmeno quella più istruita, perchè aveva bisogno di forza lavoro – non solo operaia, ma all’istruzione ci pensano loro, con corsi di lingua e di formazione professionale. Varie le iniziative susseguitesi negli anni da governi di detra e sinistra, d’accordo sulla richezza fornita dagli immigrati. Certo, lo stato di Manitoba non è l’Italia, che attira però più per fama che per effettiva somiglianza ad un Eldorado, un alto numero di emigranti da paesi in via di sviluppo. Ci vorrebbe inoltre una politica più seria, anche riguardo alla giustizia x esempio: con la certezza della pena e dell’espulsione si penserebbe due volte a delinquere qui. In Belgio l’immigrazione recente, ad esempio, è costituita in larga parte da Rumeni e Polacchi, spesso impiegata come ottima mano d’opera edile – molti poi si mettono in proprio in questo settore. Bisognerebbe anche mettere fuori legge cartelloni come quello che ho visto in città ieri: Non sarete mai padroni a casa nostra, a lettere cubitali, simbolo della Lega, immancabile. Ma questi, non li si può denunciare per pubblicità fraudolenta? L’integrazione superficiale ed il rancore ignorante creano terreno fertile per agitatori e terroristi che offrono un senso di appartenenza a seconde e terze generazioni che non si sentono nè vicini ad un paese dal nel quale non sono cresciuti, nè cittadini di quello nel quale hanno studiato, ma vengono sempre riconosciuti solo come immigrati. Al Quaeda docet.
    Insomma: solidarietà lungimirante, reciproco servizio, rigore e serietà d’intenti x tutti.

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