Sono per la legge che vieta il burqua e il velo integrale

Laura Castelletti, 14 luglio 2010 » donne, mi piace

l’assemblea nazionale francese – la camera bassa – ha approvato ieri pomeriggio la legge che vieta ai cittadini di indossare in pubblico il burqa e il velo integrale. 336 voti favorevoli e un solo voto contrario. non hanno partecipato al voto i parlamentari del partito socialista in segno di protesta. l’unico esponente dell’opposizione ad aver partecipato al voto è stato il comunista andre gerin, presidente della commissione di inchiesta sul velo integrale, che si è espresso a favore della norma.

a differenza dei socialisti francesi sarei rimasta in aula e avrei sostenuto la proposta di legge. perchè? perchè penso che il burqua e il velo integrale siano  un mezzo di asservimento della femmina al maschio. l’idea della “donna col burqa” è l’idea di una creatura limitata, lenta, non indipendente, in poche parole sottomessa. qualcuno mi ricorda che  le donne islamiche lo accettano. per me  vuol dire poco, fa parte di una cultura che riduce il più possibile gli spazi di autonomia delle donne. nessun problema rispetto allo hijab, il foulard, che invece copre i capelli e non il viso. anzi, mi piace vedere donne e  ragazze con abiti occidentali e hijab aggirarsi per le nostre strade. alcune le trovo affascinanti.

Mi è chiaro che il burqua non si cancella con una legge, è un lento passaggio culturale… ma dobbiamo pure iniziare a dare una mano alle donne. E nessuno mi si parli di tutela della libertà di religione perchè altrimenti sono costretta a porre il quesito “vale anche per l’infibulazione la libertà di religione?”.

condividi:

9 Responses to “Sono per la legge che vieta il burqua e il velo integrale”

  1. maria ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo: il burqua è una schifosissima prigione imposta alle donne che deve assolutamente essere vietata, come del resto altre forme di prevaricazione (matrimoni combinati che spesso coinvolgono spose bambine, lavoro minorile, ecc.)
    Mi chiedo però se sarà possibile vigilare affinchè la liberazione da questa schiavitù non ne crei un’altra: cosa succederebbe infatti se anche solo una (e temo molte di più) di queste donne fosse costretta a rimanere prigioniera delle mura di casa da un marito contrario al fatto che si mostri in pubblico? Chi e come potrebbe impedirlo?

  2. Corrado Corradini ha detto:

    E’ difficile mantenere il distacco dell’osservatore come voleva Claude Levi Strauss di fronte a fenomeni di questo tipo, che sono del tutto incomprensibili per noi occidentali. Questo non vuol giustificare alcunché. Noi occidentali e in particolar modo noi europei siamo abituati a guardare i costumi degli altri popoli in base alla nostra formazione, alla nostra cultura sociale e siamo poco propensi a valutare i fenomeni sociali provenienti da altri popoli con i loro occhi. E’ vero che la donna nelle culture islamiche è sempre stata relegata a seconda posizione e subisce vessazioni per noi incomprensibili, ma proprio per questo dobbiamo sforzarci di capire. Conoscere per capire, è questo che i tempi ci chiedono, altrimenti facciamo gli stessi sbagli del governo americano d’inizio secolo con i nostri emigranti, che molto spesso erano visti come poco più che imparentati con le scimmie. Il burqa è l’espressione di una parte del mondo islamico e nemmeno la più rappresentativa. Infatti l’obbligo di indossarlo è frutto di tradizioni locali, indipendenti dalle prescrizioni religiose dell’islam. Il burqa nasce per volere di un re dell’Afganistan, certo Habidullah, che lo impose solamente per non indurre in tentazione gli uomini quando le sue mogli erano fuori dalla reggia. Il costume si è poi diffuso nei ceti abbienti fino ad arrivare alla diffusione di massa. Sarebbe molto interessante saperne di più intervistando le donne che lo portano. Ricordo che in Italia è vietato circolare con il volto coperto già dal 1975, ma per motivi legati alle BR.
    Comunque sono d’accordo sul divieto dell’uso del burqa nei paesi occidentali, val la pena di sottolineare che il burqa è comunque un prodotto del ceto alto e non del popolo. Diverso è il problema dei matrimoni combinati, che per molti di noi è incomprensibile ma che poggia su regole precise di equilibri tra famiglie e clan e che ha mantenuto la pace in posti e situazioni delicate, sia a livello economico sia sociale.

  3. sara balsamo ha detto:

    Cara Laura,
    come potrai notare dal link concordo pienamente con te e se ne parlava ormai da tempo, il dieci maggio 2010 ho fatto l’ultimo appello alla nostra amministrazione perchè venisse proposta una delibera nel merito.
    http://www.sarabalsamo.com/?p=776
    un caro saluto
    sb

  4. andrea echorn ha detto:

    Tiziano Terzani ne parla qua:
    http://video.google.com/videoplay?docid=-7825739362125983507#
    giusto per avere un’altro punto di vista.

    La legge che dovrebbe vietare questo tipo d’abbigliamento è una reazione al tipo di società nella quale oggi ci troviamo, ed è soltanto un’altra azione priva di coscienza che ci apprestiamo ad accettare. La società d’oggi è paurosa, senza fiducia, rumorosa, irresponsabile, di nessuno è la colpa se non dell’evoluzione stessa della razza umana. Una persona con il volto coperto fa paura, la legge si discuterebbe ugualmente se fosse l’uomo a portare il velo, anzi, sarebbe già vietato da tempo. Una persona con il volto coperto dovrebbe semplicemente affrontare il malcontento altrui per questioni di difficoltà comunicativa e parzialità dovuta al proprio nascondiglio; ognuno dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni ed invece la tendenza è fabbricare leggi, rispettarle e non pensare più con la propria testa. Vietare un capo d’abbigliamento è a mio avviso pericoloso, per le questioni che si discutono oggi potrebbero esisterne delle altre domani con il rischio di finire in un “1984” di George Orwell. C’è un limite ai divieti e ciò vuol dire accettare dei rischi.

  5. andrea echorn ha detto:

    Nel documentario si parla del burqa dal minuto 28:50.

  6. Laura Castelletti ha detto:

    il dibattito su facebook si è fatto interessante.
    lo riporto:

    Flavio Pasotti: dubbi
    ·

    Cristina Pellizzari: sai che non saprei cosa pensare in proposito? non sarebbe più giusto che venisse da loro, dalle donne islamiche, la liberazione da questi gioghi? e poi non so quanto siamo libere noi che, per ragioni assolutamente “laiche”, andiamo in giro con tacchi da 12 cm (sono la prima a farlo e se me lo vietassero x legge mi infurierei), ci sfiniamo in palestra, stiamo attente a quello che mangiamo, ci vestiamo come impongono le mode.. non è un discorso per rivendicare la sciatteria, anzi, ne ho orrore, ma per riflettere sul fatto che anche noi libere donne occidentali. tanto libere non siamo. e che forse la libertà consiste anche nella possibilità di adeguarsi al proprio modello culturale..( al di fuori del quale è difficilissimo per chiunque trovare un’identità..)
    ·

    Nico Webster: Io sono con Laura, cristina, le donne occidentali mi pare che abbiano tutti i mezzi necessari per fare sentire la loro voce, le donne in oggetto SOTTOLINEO che non conosco troppo bene l’argomento, ma non penso abbiano tutti questi mezzi per ribellarsi.
    Il fatto che la donna occidentale possa/debba mettere tacco 12, ammazzarsi di palestra ecc. é una libertà, poi che PURTROPPO, con i tempi che corrono sia diventata la “divisa” della donna é anche un problema “vostro”.
    Voglio essere provocatorio… le donne hanno combattuto GIUSTAMENTE, per ottenere una libertà, una autonomia, una emancipazione, adesso penso si stia vivendo un momento in cui il rischio che le libertà conquistate diventino la loro stessa prigione… schiave di un tacco, di una palestra, di una dieta.
    Qualcuna avrebbe bisogno anche di un po’ di palestra per il cervello.

    ANEDDOTO.
    Venerdì sera, giro in piazza Arnaldo a salutare degli amici… con loro ci sono due ragazze, carine, precisissime, tutto secondo gli ultimi dettami della moda, giovani.
    Il nostro amico che le conosce ci presenta “Sono dei nostri amici, di sinistra (come se fosse una cosa che é fondamentale specificare) e fanno i dj”.
    Una delle due ragazze ci guarda e fa “Ah, allora siete Gay”!
    Ahahahahahh! Rido per non piangere, non perchè mi dia fastidio che uno possa pensare che sia gay, sai che mi frega. Rido per il ragionamento che ha fatto la ragazza… se faccio il dj e sono di sinistra DEVO per forza essere gay!
    Io sono rimasto esterefatto!
    ·
    ·

    Corrado Corradini Paese che vai costumi che trovi. Dietro la banalità di questa frase si dischiude tutto un mondo. Nei paesi islamici si pongono forse il problema se i loro costumi sono adeguati al mondo che li circonda? Come mai è solo l’occidente a trovare soluzioni? Forse dovremmo adottare il sistema della tolleranza indiana? O l’inasprimento delle regole europee. Perchè l’uomo occidentale moderno legge i costumi altri come esotici e i popoli esotici tendono ad assimilare solo il consumismo occidentale e non le sue regole di convivenza? Clyde Kluckhohn scriveva nel suo libro “Lo specchio dell’uomo”: l’antropologo può porsi solo domande giuste, le risposte le da la storia.
    ·

    Cristina Pellizzari: ‎@nico -Io non sono schiava. Io scelgo. ( Scusa come fai a sostenere che le donne sono schiave della vanità? ma li vedi gli uomini come vanno in giro?). Ma le nostre scelte sono sempre tra un numero limitato di possibilità: quelle che ci vengono date all’interno del mondo nel quale viviamo. Viste da un aborigeno le mie o le tue abitudini sono folli. E’ molto difficile giudicare stili di vita che appartengono a una cultura radicalmente diversa dalla propria.
    ·

    Nico Webster :Non ho detto che TU sei schiava, ho detto che tante ragazze lo sembrano!
    Non escludevo assolutamente gli uomini da questo ragionamento… noi siamo acnhe messi peggio forse… se mi guardo vedo tanti, troppi “Claudiano”.
    E’ il modello “Uomini e Donne” che sta dilagando che mi fa specie!
    ·

    Flavio Pasotti: Nei giorni scorsi uno dei migliori ristoranti del Cairo , uno costoso dove si mangia piuttosto bene e internazionalmente rinomato, ha spontaneamente vietato l’ingresso alle donne velate. È una scelta coraggiosa perché in un ristorante del genere se una signora arriva in burka o in niqab è, dato il conto, una ricca signora probabilmente nemmeno egiziana ma della penisola arabica,; così facendo il ristoratore rinuncia ad una fetta importante della sua clientela. Considerando che il Cairo non è Parigi mi viene da dire che tale scelta sia ispirata dal regime di Mubarak e sia un messaggio preciso indirizzato ai fratelli musulmani e al regime saudita.
    La Francia non lo fa per ragioni geopolitiche e non lo fa nemmeno per riaffermare la laicité dello Stato: lo fa perché ha paura perché il suo sistema di integrazione basato sulla cittadinanza e che io apprezzo molto più dei fallimentari modelli multietnici si è inceppato non sui diritti offerti ai cittadini immigrati ma sulle chance offerte agli stessi: non basta una ricca e bella Rachida che passa come un fulmine su uno svettante tacco 12 dal governo al parlamento europeo a mostrare che per gli immigrati di seconda e terza generazione funziona l’ascensore sociale: l’ascensore per i figli degli immigrati è fermo. La Francia non riesce a mettere insieme diritti, doveri e futuro. Tutela i primi, impone i secondi, non sa offrire il terzo.
    Io sono convinto che noi vinceremo abbastanza agilmente la battaglia per l’integrazione. Con dei costi, certo, ma si vince: il sistema di opportunità e libertà che l’occidente con tutte le sue crisi e le sue magagne riesce ancora a dispiegare nella società è molto più potente di una tradizione destinata a trasferirsi nel folklore. Vale la pena di offrire una arma di propaganda antioccidentale agli integralisti? Vale la pena farne un simbolo arricchendone il significato di una valenza positiva che non ha? o basta pazientare e lavorare, creare opportunità e offrire chance, convincere i cuori nostri a non cedere alla paura e al conseguente strisciante razzismo ma rimanere orgogliosi delle nostre libertà, le più avanzate mai conquistate dall’uomo al mondo per quanto ancora perfettibili ai nostri occhi e offrirle a chi non ne ha mai assaporato il profumo?
    ·
    ·

    Rinaldo Franzoni: ‎… penso che sia uno strumento religioso e null’altro e per tanto lo rispetto come qualsiasi altra forma ed espressione di religione…a patto che garantisca la sicurezza di tutti e il burqua e il velo integrale nascondono molto di chi cè sotto..e questo mi spaventa pertanto approvo la scelta francese se fatta a mirare la sicurezza…
    ·

  7. Laura Castelletti ha detto:

    prosegue su facebook:

    Davide Bertoli Settesette :Secondo me è per evitare che qualche “volpone” si metta il velo e tutti gli amenicoli vari per eludere sorveglianze in posti specifici e poi fare il botto. La religione non c’entra una ciufola. Siete voi ad aggiungerla. …in Francia poi! Ma ci siete mai stati per un bel pò di tempo prima di scrivere certe cose?
    ·

    Rinaldo Franzoni: concordo con te… davide.
    ·

    Flavio Pasotti: Infatti il problema non e’ la religione ma l’integrazione: il burka e’ visto come un rifiuto delle regole di integrazione e questo da’ fastidio, genera paura come peraltro molti post dei sostenitori della legge qui sopra dimostrano. Quindi si camuffa la paura generata da un rifiuto della integrazione con l’ emancipazione femminile. Io credo non vi sia ragione per aver paura e che questa legge crei un pericoloso precedente nei rapporti tra stato e cittadino. Alla fine e’ il solito scontro tra liberali e democratici, non mi meraviglia che i comunisti abbiano votato insieme alla destra francese e che i socialisti si siano astenuti.
    ·

    Paola Braga: pienamente d accordo!
    ·

    Davide Bertoli Settesette: Per la cronaca: approverei comunque la legge se fosse per suore cristiane velate in viso.
    ·

    Angiola Braga :Pongo solo una domanda al Sig. Flavio Pasotti ma le leggi debbono essere interpretate oppure applicate?
    Mi pare giusto e corretto applicarle, le pare giusto se io girassi con il casco in testa dalla mattina alla sera pure quando guido la mia piccola utilitaria se debbo essere riconoscibile è corretto che io non lo indossi, oppure e mi pare una gran bella cosa visto che soffro di otite cronica
    cazzeggiare per negozi con il passamontagne………..
    Visto che lei è per l’interpretazione delle leggi da oggi in poi in pubblico mi presenterò così, sa cosa le dico? Che mi vengono chiesti i documenti e portata in questura… Questa è la differenza…………..
    ·

    Flavio Pasotti: ‎@ Angiola: può essere che io mi sia spegato male, la legge esistente sul “volto coperto” ha subito una interpretazione giurisprudenziale dell’Alta Corte che la rende non applicabile nel caso del burka (e anche nel caso del casco integrale). non sono io che interpreto, riportavo la notizia in modo neutro per evitare che nella discussione ci si facesse l’idea che in Italia non si applicano le leggi. cioè, provavo a sostenere che questa è una materia molto sofisticata da qualunque parte la si prenda e farci demagogia spicciola va bene al bar in campagna elettorale, un pò meno se vogliamo evitare che le leggi diventino grida manzoniane.
    ·

  8. Indira ha detto:

    Premetto che concordo pienamente con le considerazioni di Laura . a Cristina che fa delle osservazioni interessantissime sulle donne occidentali vorrei dire che ieri a Dubai ho visto donne con il velo integrale e borsette griffate , lunghissime unghie colorate , tacchi a spillo ecc… queste non si sono fatte mancare proprio nulla . Anche da noi , per motivi religiosi girano molte donne con lunghi e scomodissimi e lunghi abiti neri e veli in testa , sono le suore , le loro facce sono però in bella vista

Lascia un Commento