Sette domandine al sindaco pro tempore di Brescia (di Ghigno di Tacco)

Laura Castelletti, 24 febbraio 2011 » ghigno di tacco, mi piace

da qui a fine marzo i pochi cultori della materia tra i quali si annoverano le note vedove inconsolabili ne vedranno delle belle in un trionfo di voyerismo dal gusto un po’ necrofilo. niente bunga bunga nelle stanze di a2a, o perlomeno nulla che travalichi il normale sesso aziendale, ma due cose balzeranno agli occhi: la prima e’ che si sancira’ anche per i non vedenti che il destino della azienda non e’ piu’ nelle mani degli azionisti di riferimento, i due comuni, ma che le carte di edison gireranno tra la francia, palazzo chigi, via xx settembre, via veneto (qui meno) e qualche consulente milanese. quando si immaginava un grande futuro forse ci si aspettava che l’azionista comune fosse in grado di confrontarsi coi grandi mercati in un processo di crescita culturale rispetto ai ristretti orizzonti provinciali di una municipalizzata; al contrario la politica locale nella sua insostenibile leggerezza ha semplicemente affidato il capitale messo da parte da tutti i bresciani ai propri referenti di partito (sai che bella idea), rimanendo il comune un percettore di dividendi. non lamentiamoci piu’ dello scarso peso di brescia, questi li abbiamo votati e questo e’ il risultato perche’ se corsini fece non pochi errori, questi non fecero. punto.

la seconda cosa che risultera’ evidente e’ la spaventosa fragilita’ di una societa’ impiombata di debiti. uno degli assunti alla base della fusione era che la dimensione aziendale era un fattore critico per poter rimanere sul mercato. ebbene, in un mercato sostanzialmente protetto dove i prezzi sono tariffe, cioe’ non soggetti se non in minima parte alle fluttuazioni della concorrenza, e dove per far quattrini non serve un sofisticato budget ma una buona pratica nell’acquisto del carburante e un foglio di excel (sia chiaro: niente a che vedere con la complessita’ del business di una qualsiasi azienda privata che fa tutti i santi giorni guerra in concorrenza), il management della societa’ ha un tabellino con un bel -60% nel valore del titolo, performance sorprendentemente negative sui contratti del gas e debiti in brillante crescita fino a 4,3 mld di euro per la gioia dei collocatori bancari a ricche commissioni. la maggioranza politica in comune che dice di non voler fare dismissioni per non intaccare il patrimonio ereditato da padri virtuosi registra a suo merito una distruzione di ricchezza che non ha eguali nella storia di brescia. da dove arriva questa montagna di debiti considerando che asm era al contrario una societa’ sana solo una manciata di anni fa? si chiama, guarda un po’, finanziarizzazione e arriva, ad esempio, dalla acquisizione a multipli (costi) fuori mercato della municipalizzata di varese (il cui sindaco ancora oggi credo stappi inebriato), dalla operazione epcg (qualcuno sa dove e’ il montenegro?) e da altre operazioni che hanno trasformato a2a sostanzialmente in una azienda finanziaria (e qui il foglio excel raggiunge la sua massima gloria): come e’ noto quando la finanza prevale sull’industria le cose prendono sempre una brutta piega ed e’ stridente che la politica, cosi’ prodiga in questi anni di critiche e di lezioncine presuntuose ai privati proprio sulla finanziarizzazione sia silentemente accondiscendente in casa propria.

per molto, molto meno si favoleggia con qualche riscontro che a brescia in un noto ristorante i soci presero letteralmente alle brutte il management di una privata intrapresa; a milano non saprei ma li’ si sa sono piu’ educati. il comune invece mantiene un invidiabile aplomb da banca londinese e le responsabilita’ vengono scaricate sulla precedente gestione. sarebbe indelicato far presente che i bilanci di una azienda non si fanno ogni cinque anni ma esercizio per esercizio e che quindi cio’ che si valuta e’ l’ultimo numerino a destra sul foglio dell’anno in corso?

se l’esproprio e la fragilita’ sono le due cose che balzano agli occhi altre due incognite vengono al pettine nei prossimi giorni.

comunque vada la soluzione del nodo edison a2a e’ nell’angolo (bisognera’ capire quanto ci si rimettera’, ma tanto nessuno verra’ chiamato a darne giustificazione, cane non morde cane), i francesi porteranno a casa l’osso con il beneplacito del governo, qualche compensazione (scambi di centrali? contratti di gestione?) e un nuovo socio italiano purche’ ricco; le fotocopiatrici dei non pochi advisors amici chiamati al capezzale sono al lavoro e le fatture fioccheranno commisurate al solito al numero di pagine del report piu’ che ad una sostanza che si sa decisa altrove. speriamo che in questa vicenda si giochi almeno come sistema paese e non sia solo l’occasione per qualcuno per accreditarsi una nuova carriera.

cio’ che preoccupa e’ invece il futuro industriale perche’ la nouvelle vague aziendale e’ che le centrali non rendono e che la stessa distribuzione, praticamente in monopolio, pare scarsamente remunerativa. mica male per una azienda elettrica, no? e’ un bel problema ma non preoccupa i nostri che anzi faranno passare la dismissione delle centrali elettriche come un importante riorientamento del piano industriale: come dire, il futuro e’ tutto monnezza (icastico). il montenegro e’ un pericoloso buco nero (come lo sono i motivi della sua acquisizione), perche’ se la produzione di energia idroelettrica e’ una miniera d’oro e’ anche vero che nei prossimi anni si sara’ chiamati per gli accordi firmati con il locale governo a dispiegare una quantita’ di investimenti considerevole.

ora delle tre l’una: o i proventi della gestione caratteristica vanno tristemente a ridurre il debito (perche’ la quota fisiologica da molti indicata, comunque alta, e’ intorno ai 3 mld), o vengono usati per rafforzare gli asset industriali con investimenti o verranno utilizzati per distribuire ai comuni dividendi che non ci sono.

risposta al sofisticato quesito di politica industriale: il comune di brescia ha iscritto dividendi per circa 80 milioni, piu’ o meno un terzo del suo bilancio, e con questo diktat il management si e’ risolto qualsiasi patema (peccato, magari ci sarebbe scappata ancora qualche consulenza in piu’ che far del bene agli amici e’ sempre bello), rimane il compito di trovare cassa sufficiente per pagarli (e, stupefacente per una azienda che dovrebbe essere una slot machine, pare non sia nemmeno facilissimo).

da ultimo poca sorpresa provoca la sotterranea discussione sulla governance aziendale. si dice che il presidente della sorveglianza (bresciano) ben spalleggiato da un direttore (milanese) abbia con decisione puntato alla trasformazione del duale in un piu’ tradizionale assetto con presidente e amministratore delegato (indovinate i nomi e indovinate anche le cariche): si dice anche che sia stata la lega (bresciana) a mettersi di traverso, con non poche ragioni, silurando il progetto. la partita e’ rimandata o e’ chiusa?

io fossi nel sindaco, anzi, se laura castelletti fosse il sindaco non ci dovrebbe dormire di notte. soprattutto dovrebbe invitare nel noto ristorante i consiglieri da lei nominati nella sorveglianza a partire dagli amanti delle copertine patinate dei settimanali di gossip economico, magari non prenderli cosi’ fisicamente perche’ e’ una signora ma inchiodarli alle loro responsabilita e fare una banale domanda: ma che cavolo state facendo, oltre a parlare col soprannaturale? perche’ compito della sorveglianza sarebbe prendere i consiglieri della gestione e presentare il conto di una tale distruzione di ricchezza, non costruire assi preferenziali con gli stessi. di piu’, dovrebbero dare una indicazione precisa e riaffermare la natura industriale della azienda rispetto al processo di finanziarizzazione e avviare il conseguente ricambio di un management non proprio brillantissimo. non esistono uomini di cultura aziendale enciclopedica e se la finanza deve tornare a servire il business le deleghe e i poteri vanno riequilibrati: non tra milanesi e bresciani ma tra competenze e obbiettivi. non ultimo sarebbe utile un richiamo ad un costume di sobrieta’ personale che ai nativi bresciani risulta gradito per quanto non comprensibile a chi di brescia nativo non e’. qualche consigliere (pochi, ci arriverebbe a contarli anche jack tre dita e qualcuna gli avanzerebbe) queste idee le ha chiare e sarebbe utile non solo ascoltarli ma attivamente sostenerli mentre gli altri si baloccano tra sogni di gloria certi che non verranno mai richiamati alle loro responsabilita’.

Capitera’? Ma che, scherziamo? Primo, Laura Castelleti non e’ il sindaco (lo fosse lo farebbe meglio senza gran sforzo e forse direbbe di vendere il Montenegro alla rapida) e poi qui abbiamo gia’ problemi a capire come funzionano le carte di credito, figurati ad immaginare un futuro diverso per il capitalismo municipale e la sua funzione di servizio collettivo: che e’ l’unica cosa che, pur a fatica, ne giustifica la posizione di monopolio.

Quindi chiediamo all’attuale Sindaco di fare uno sforzo e dirci cosa voglia fare, rispondendo se non a questo blog alla cittadinanza e agli investitori per un dovere di trasparenza e rispetto del mercato:

  • 1. Quale sia l’indirizzo del socio Comune di Brescia sul riassetto dei patti di sindacato con il socio EDF sulla gestione della controllata Edison
  • 2. In subordine voglia il sindaco pro tempore esprimere il suo giudizio e i suoi conseguenti intendimenti di socio a fronte della scelta operata dal socio francese di svalutare di 700 milioni la partecipazione Edison a causa dell’andamento societario
  • 3. Voglia il sindaco pro tempore illustrare la posizione del socio Comune di Brescia sulle ipotesi di modifica della Governance nella societa’ A2A
  • 4. Voglia il sindaco pro tempore illustrare quali siano i suoi intendimenti a fronte dell’andamento della societa’ A2A, della seccante underperformance del titolo rispetto alla media di settore nonche’ quali iniziative intende intraprendere a tutela del patrimonio di shareholders e stakeholders (cioe’ dei bresciani).
  • 5. alla luce dei pessimi risultati della gestione voglia il sindaco pro tempore valutare la modifica delle deleghe o la sostituzione di amministratori nel solco di quanto gia’ effettuato nel recente passato per addivenire ad un assetto amministrativo che offra migliori garanzie di risultato economico
  • 6. voglia il sindaco pro tempore giustificare la messa a bilancio del Comune di Brescia di cospicui dividendi pur essendo a conoscenza che gli stessi sono erogabili solo attingendo alle riserve della societa’ A2A stante la incapacita’ della stessa di generare reddito adeguato a sostenere tale remunerazione.
  • 7. Da ultimo voglia il sindaco pro tempore illustrare l’intendimento della sua amministrazione circa il futuro della partecipazione alla luce delle normative europee di imminente applicazione che introducono tetti alle partecipazioni pubbliche.

Insomma, vogliono governare 10 anni? Ci dicano una buona volta cosa vogliono fare di A2A senza farcelo leggere dai giornali il giorno dopo perche’ Hora et labora non basta, bisogna anche studiare; si’ lo so, e’ una fatica……

Ghigno di Tacco

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5 Responses to “Sette domandine al sindaco pro tempore di Brescia (di Ghigno di Tacco)”

  1. Serena ha detto:

    Grazie. Veglia Laura, che ci si sente sempre più tagliati fuori.

  2. roberto ha detto:

    “perche’ se Corsini fece non pochi errori, questi non fecero.”

    Who fights can lose. Who doesn’t fight has already lost

  3. Qol Sakhal ha detto:

    Hai una bella pretesa tu Ghigno di Tacco a porre le sette domande a Paroli! Ma che c’entra lui con A2A? che vuoi che ne sappia? è come se gli chiedessi quale visione complessiva ha della nostra città. Egli è un bravo ragazzo, umile e che quindi pratica l’insegnamento di San Benedetto: “primus humilitatis gradus est oboediénta sine mora.” (San Benedetto – Regula Monachorum – Caput Quintum – De oboediéntia, 1.)

  4. stellina ha detto:

    @ qol, potrebbe essere adatta anche questa “De quibus Dominus dicit: Obauditu auris oboedivit mihi”… ovviamente senza scomodare il “Dominus”:-)

  5. Marco ha detto:

    Così bravo che gli si perdona il soprannome…

    Marco

    6) ma dica il Sindaco “in potenza” che Lei quei dividendi non li avrebbe voluti né presi…..

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