Sempre più un Paese per vecchi

Laura Castelletti, 5 ottobre 2010 » donne, mi piace, pensieri in libertà

che l’italia sarà  “sempre più un paese per vecchi” ce lo ricorda oggi sul giornale di brescia il professor angelo bianchetti. i dati che ci proiettano verso un futuro dove a farla da padroni saranno uomini e donne (più donne che uomini) con i capelli bianchi. un futuro al quale dobbiamo prepararci.

sicuramente positivo è il fatto che le persone vivano sempre più a lungo e meglio. l’impatto sempre crescente delle malattie croniche spingerà ad un ulteriore cambiamento della organizzazione dei sistemi sanitari, dell’offerta dei servizi e della prassi stessa della medicina. i problemi legati al rapporto sempre più squilibrato fra giovani e vecchi (economici, culturali, organizzativi) si imporranno sempre di più e necessiteranno di risposte articolate e coerenti. noi crediamo nella possibilità dei paesi occidentali di affrontare positivamente queste sfide, senza cedere a visioni catastrofistiche, ma senza nemmeno pensare che i problemi si risolvano da soli.”

uno di questi problemi riguarda le preoccupazioni economiche. se il dato nazionale parla di un pensionato italiano su due che vive con meno di mille euro, la situazione a brescia e provincia appare se possibile anche più critica.

i dati forniti  recentemente dall’inps bresciano e relativi al 2009,ci dicono che  su 306.656 pensionati che fanno riferimento all’istituto ben 216.466 vivono ben al di sotto di questa soglia. non sono cifre da poco, vuol dire che corrisponde a una quota che supera di gran lunga il 50% e che arriva al 70,58%.

se poi proviamo a scorporare  i numeri emerge un dato ancor più significativo che evidenzia una volta di più la debolezza del versante rosa della nostra società: il 51,79% delle donne vive con pensioni tra gli 0 e i 500 euro a fronte di un più ridotto 16,49% degli uomini; il 40,10% di pensionate vive con un sostegno compreso tra i 500 e i mille euro (a fronte del 26,98% dei pensionati); solo il 6,05% delle nostre nonne vive con pensioni tra i 1.000 e i 1.500 euro e il 2,06% oltre i 1.500.


In qualche modo, se possiamo dirlo, risultano  più «ricchi» i nonni, il 33,11% dei quali ha pensioni tra i 1.000 e 1.500 euro e il 23,43 % oltre i 1.500 euro al mese.  La ragione risiede nel fatto che il più delle volte le pensioni delle donne anziane bresciane sono costituite dalla reversibilità delle pensioni dei mariti: in questo caso non raggiungono il 100% del valore originario ma solo il 65%. A queste sappiamo che si aggiungono le pensioni da invalidità civile: 15.197 per gli uomini, 26.462 per le donne. Questo vuol dire che sono il 44% nel primo caso e il 56% nel secondo. Gli invalidi civili maschi che percepiscono una pensione sotto i 500 euro sono il 16,5%, mentre il 27% è tra quelli della seconda fascia; poi c’è il 33,1% che riscuote tra i 1.000 e i 1.500 euro e infine il 23,4% che ogni mese percepisce oltre i 1.500 euro.

Dati preoccupanti che devo indurre l’Amministrazione Comunale, oggi con meno possibilità di spesa corrente ma sempre più anziani di cui farsi carico, a ripensare e tarare sulle nuove esigenze emergenti il proprio welfare municipale.

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