Rua Confettora e il tour del Carmine

Laura Castelletti, 7 dicembre 2010 » Arte e Spettacolo, mi piace, pensieri in libertà

tra gli  amici con i quali trascorro le giornate agostane c’è alberto. persona piacevole con il grave “difetto di fabbrica” di  un amore viscerale per “silvio”, come chiama lui confidenzialmente il presidente del consiglio. potete immaginare le discussioni accese nelle quali mi trascina quando ci sediamo a tavola. con lui la rissa è assicurata. devo dire che non mi dispiace affatto essere provocata sulle questioni politiche, lo considero un avversario “tosto” con il quale allenarmi in vista del lungo autunno-inverno politico. questa estate l’argomento principale di discussione è stato il carmine: io ne sono entusiasta, lui parla solo di quartiere  degradato.

gratta, gratta e capisco che le sue affermazioni si basano più su quanto letto o sentito che da valutazioni dirette. la sfida è aperta, gli propongo un tour del carmine con aperitivo e cena. a questo punto da 2 diventiamo 4, poi 6, poi 8 e 1/2 (sua moglie camilla aspetta una bambina). i provocatori del gruppo (la maggioranza) propongono naturalmente una visita guidata alla gru con biglietto di sola andata. giriamo per un oretta in tranquillità. vicoli, vicolini, negozi, gallerie ci assorbono completamente. alberto osserva e critica pesante all’inizio, ma capisco che strada facendo si adatta alla presenza delle poche facce italiane e agli odori intensi che talvolta escono da qualche cucina. tappa obbligata è rua confettora 17 che ho scoperto qualche mese fa grazie all’sms di un amico ” …e comunque vacci, in rua confettora. se fosse a barcellona ci faresti subito un post”. e’ un posto magico. una stanza dentro l’altra dove si respira un’aria diversa, internazionale, creativa, ma con solide radici nel luogo d’appartenenza. si mescolano il vecchio bancone degli attrezzi con pezzi di design unici. una volta era la bottega di artigiani restauratori, oggi espone oggetti d’avanguardia e pezzi antichi.

qui è  palpabile il desiderio di riscatto del quartiere da parte dei giovani, la voglia di usare creatività e fantasia per riemergere. daniela (la proprietaria di rua) non è la sola. c’è la ragazza che lavora e dipinge ceramica in contrada del carmine (ora anche lei con un gran pancione), gli amici del museo della fotografia, la galleria della laba, gli artisti con i loro atelier, il gruppetto di ragazze/i in “prima linea” che animano il nuovo eden, i giovani che hanno creduto nella rinascita del carmine e che gestiscono locali, bar e trattorie. vecchi e giovani, soprattutto nelle stagioni più miti, si mescolano senza difficoltà dentro e fuori i locali. si trova di tutto al carmine. autoctoni, radical-chic, ragazzi normali e modaioli. non manca neppure il bar “covo” dei magazzinari. e’ l’unica zona della città in cui il mercato immobiliare è cresciuto, altrove arretra. verso le 20.00 il freddo si fa sentire e ci rintaniamo nella galleria dell’ombra per l’aperitivo. finiamo poi in un locale di via fratelli bandiera. ottima cena e rientro tranquillo.

alberto non si è arreso, a me è bastato sentirgli dire “io però qui non verrei mai ad abitare”… fino a qualche ora prima diceva “io qui non ci metto neppure piede”. peccato per camilla, lei un pensierino per una casetta invece l’avrebbe fatto. tra caionvico e il carmine resta anche il problema di “a quel pezzettino di verde non intendo rinunciare”

all’interno del negozio di rua confettora 17 potete trovare la bellissima frase di bruno munari “ riconoscere le strutture del mondo significa vivere senza paura“… dice molto, quasi tutto anche della zona di san faustino.

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7 Responses to “Rua Confettora e il tour del Carmine”

  1. claudio buizza ha detto:

    Per vedere le cose occorre avere gli occhi che le vedono. Troppi orbi, troppi ciechi!

  2. roberto ha detto:

    @Claudio: Un cieco, che vede le cose con gli occhi dell’anima, sarebbe in grado di apprezzare.
    E’ chi vede e si volta dall’altra parte che ci deve far riflettere.

  3. Qol Sakhal ha detto:

    Laura, mi capita spesso di fare il tour che hai descritto, anche in ore serali; non mi limito a visitare qualche locale ma mi fermo a chiacchierare con le persone, quali esse siano e quale sia la loro professione. Sarà perchè ormai mi conoscono, non ho mai constatato disagio in nessun interlocutore e non ne ho io. Solo evito, per mia paura, chi è in evidente stato di alterazione per alcool o droga.
    Del piano di recupero del Carmine non mi è piaciuta l’eccessiva trasformazione di negozietti in garage, ma mi pare che ora si stia correndo ai ripari. Bisognerebbe incentivare in qualche modo il mantenimento e il ritorno delle piccole attività artigianali.

  4. daniela ha detto:

    ..aggiungerei una deviazione al tour in contrada delle Cossere, 12-14,(traversa di corso Mameli) c’è l’ atelier di Dora Creminati che condivide lo spazio con un’altra artista. L’atelier apre nel week end.
    Poi aggiungerei che il Carmine nonostante queste oasi di creatività, cultura, degustazione e ritrovo, ha tanto ancora da lavorare per creare un circuito. Il circuito ancora a mio parere non c’è.
    Zone di degrado e di abbandono ce ne sono, anche per via della crisi e per una disattenzione lunga tante giunte che non hanno saputo gestire il cambiamento, tranne che nel ricollare le università nel cuore della città (buona cosa) e nella ristrutturazione di buona parte del quartiere Carmine.
    La contraddizione: la gente ci abita ma non lo vive o lo vive poco, vedo spesso il carmelitano di ultima generazione andare e venire in macchina, ma non girarci a piedi, forse perchè negozi e ristoranti di qualità sono ancora pochi e le iniziative ricreative sono di bassa lega (il karaoke organizzato in san faustino ieri e sabato scorso non è la ricetta giusta a mio parere per aiutare il quartiere: sonoro troppo alto e stecche a gogo, il pianobar in piazza è datato), mancano le idee.
    Altro esempio, l’anno scorso nella mia via c’erano le luminarie natalizie, quest’anno pur avendole richieste, non sono arrivate, e mi chiedo, se c’erano l’anno scorso perchè non quest’anno????se la via non ha le luminarie la gente pensa che qui non vi sia nulla di interessante e nn passa.
    Proposte: setacciare tutta la città, senza fare distinzioni fra carmine e altri quartieri e fare una guida completa per il cittadino e il turista con diversi e nuovi percorsi con i migliori cinema/gallerie/ristoranti/locali/negozi/atelier/botteghe (chi sono i conriciai del centro?i rigattieri stporici?i restauratori?per definire dove si può scovare a Brescia la qualità. Tipo una lonelyplanet guide book. E soprattutto segnalare non solo Santa Giulia ma anche gli altri musei e chiese..porre attenzione a tutti gli spazi con standard e qualità alte e aiutarli a sopravvivere nella giungla urbana, anche con delle semplici luminarie.
    Fra le proposte lodevoli: il percorso a piedi multisensoriale che partiva dal castello, durava 3 km (in cui si poteva imparare a riconoscere gli alberi del nostro territorio, le pietre del selciato, i nomi delle vie etc..), quella domenica pioveva e non sono andata, ma queste sono le iniziative da ripetere.

  5. daniela ha detto:

    Ps: un grazie a Laura e al suo sguardo curioso e interessato.

  6. Laura Castelletti ha detto:

    Daniela, ho seguito il tuo consiglio e fatto la deviazione… http://www.lauracastelletti.it/?p=20412
    Grazie!

  7. daniela ha detto:

    Ho letto, mi fa piacere.. il passaparola funziona sempre 😉

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