Risemantizzazione per poveri cittadini analfabeti

Laura Castelletti, 12 luglio 2010 » mi piace, pensieri in libertà

Marta ha 20 anni. E’ bresciana. Non la conosco. Siamo “amiche” su facebook e l’altro giorno mi ha taggato in una sua nota dopo le dichiarazioni del Presidente Berlusconi su “manovra finanziaria e Fiducia”. Ho trovato interessanti le sue riflessioni, i pensieri di una giovane ragazza che guarda “non distratta” gli eventi politici che accadono. Le ho chiesto di poterli condividere sul blog. Permesso accordato.

“Risemantizzazione per poveri cittadini analfabeti
Gentili, i nostri politici. Dopo tutto lo fanno per noi. Chi non si è mai chiesto cosa voglia dire veramente fiducia? Quelle patetiche frasi sdolcinate pubblicate sul proprio profilo da adolescenti innamorati, quelle che di solito mi provocano reazioni allergiche… Ma oggi mi ci metto anche io, a mio modo ovviamente. Dopo tutto sono sempre stata convinta che la fiducia fosse quella cosa, quell’entita astratta, per cui una persona si abbandona completamente nelle mani di un altro. Noi viviamo di fiducia, perfino quando andando al supermercato compriamo una busta di insalata: abbiamo fiducia in chi ce la vende, che non sia avariata. Credevo che la fiducia fosse qualcosa di innato e che viene donato in modo gratuito.
Ma i politici ci hanno gentilmente fatto notare che non è affatto così. Intendono RISEMANTIZZARE la parola, insomma, darle un nuovo significato in un ambiente diverso. L’ambiente? E’ il mondo della politica, delle discussioni di ore su quisquilie inutili, dei Parlamentari annoiati che si dimenticano di andare al lavoro (se no come si spiegano tutte quelle poltrone vuote?). Il nuovo significato? Ricatto.
E sì, perché porre la fiducia su una legge, tempo fa significava che il Parlamento accordava il proprio voto favorevole al Governo perché si fidava di lui. Fiducia, quella patetica parolina di prima, per cui io-credo-in-te. Ma ora i politici si sentono dei novelli Bembo (simpatico linguista del 1500) e fondano il loro nuovo Vocabolario Zanichelli. Alla voce ‘fiducia’, il testo recita “ricatto per cui se tu non dimostri di ceredre in me te ne pentirai amaramente”. E’ per questo che il Governo si sente libero di porre la fiducia su tutte le leggi che propone al Parlamento. Se non la approvi, mi dimetto.
E i Parlamentari? Possono permettersi di perdere la prorpia sedia (che, in realtà, nemmeno adesso occupano, visto l’affollamento delle sale di Palazzo Madama e Montecitorio)? No, certo che no. Altrimenti, come ci arrivano alla pensione? E quindi, tutti favorevoli.
Ma la fiducia non era qualcosa che viene concessa liberalmente e gratuitamente? A me, questa risemantizzazione suona tanto come un ricatto. Ma si sa, alla fine, la lingua è in continuo mutamento e i nostri politici sono stati tanto gentili a mettere bene in chiaro le cose per noi poveri analfabeti. Che pretendo di saperne, io? Solo perché studio lettere, mi arrogo il diritto di criticare gli altri su questioni linguistiche? Bah…”
Marta Bonisoli
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3 Responses to “Risemantizzazione per poveri cittadini analfabeti”

  1. roberto ha detto:

    Ho letto con piacere lo scritto di Marta.

    E’ la dimostrazione che i ragazzi di oggi non sono tutti come li si vuole dipingere e questo mi fa ben sperare.

  2. giuseppe marrelli ha detto:

    discordo! il termine è rimasto intatto: la fiducia parlamentare è usata esattamente per quello che è: un patto tra membri di una stessa compagine i quali dovrebbero vedere le cose allo stesso modo ma che sono liberi, seguendo la propria coscienza, di dissentire da singoli provvedimenti! In altri termini se non hai fiducia in me dissenti fino alle estreme conseguenze. E’ un ricatto? dal vocabolario: “Ricatto, richiesta sotto minaccia che non lascia alternative”! L’uomo libero ha sempre un’alternativa: seguire la propria coscienza anche a costo di perdere i privilegi. La vergogna della fiducia parlamentare non è di chi furbescamente la chiede ma di chi pavidamente la accorda in contrasto alle proprie idee.

  3. Marta Bonisoli ha detto:

    Concordo sul fatto che la colpa sia anche di chi accorda il proprio favore, pur essendo in contrasto, solo per evitare di perdere i propri privilegi (e infatti non credo di aver riservato a tali categorie di parlamentari un trattamento di favore). Ma ti prego, abbi l’umana compassione e la acutezza necessaria per distinguere i due termini, visto che la lingua italiana è tanto ricca di sfumature e significati diversi. Se realmente fiducia e ricatto coincidessero, non ci sarebbe rapporto umano degno di essere vissuto. Forse io non studio scienze politiche, ma sono conscia del significato delle parole italiane: se il legislatore ha deciso di usare la parola “fiducia” e non “ricatto” per quel provvedimento, ci sarà un motivo. Secondo la mia personalissima opinione, tale motivo sta nella sostanziale differenza tra i due vocaboli. Quello che il governo dovrebbe trasmettere ponendo la fiducia su un suo provvedimento, è una richiesta, non una minaccia. Una richiesta di fiducia, e come tale una richiesta che non obbliga, ma invoca quella meravigliosa essenza della vita umana che è la fede. Il Governo chiede al Parlamento di avere fiducia nei propri provvedimenti, nei progetti, nelle azioni; una fiducia che è qualcosa di gratuito e libero, ma che umanamente vuole essere ricambiata. Ricatto, invece, è una vile minaccia di un codardo che teme di perdere il proprio posto. Dici forse che l’effetto ottenuto è lo stesso, sia che si parli di fiducia che di ricatto? Io non credo, perché se i politici avessero realmente capito il significato profondo di quella parola, non ne abuserebbero così come stanno facendo ora e come è sempre stato fatto. Forse è fantapolitica, forse sono quisquilie filosofiche di una giovane sognatrice, forse sono idee troppo moraliste, ma credo che a vent’anni ho tutto il diritto di auspicare in una politica migliore e più vera, in cui gli uomini di governo siano realmente interessati al bene del proprio paese e non ai loro comodi interessi.
    Cordialmente,
    Marta

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