Riprendiamo la filo? (di Francesco Rusconi Giribardi – Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 10 giugno 2012 » inviati speciali, mi piace, mobilità

non è la prima volta che francesco scrive su questo blog. lo ha fatto altre due volte affrontando il tema del trasporto pubblico, per il quale ha un grande interesse. la prima volta si è trattato di un post sulla funivia della maddalena, la seconda sulle potenzialità della linea ferroviaria brescia-iseo-edolo. questa volta la riflessione che ci offre è sul riutilizzo della filovia.

ancor oggi è presente nel linguaggio comune di chi vive a brescia, giovani ed anziani, il modo di dire “prendiamo la filo” quando ci si riferisce all’utilizzo dell’autobus.

quel “filo”, si sa, sta per filovia …ma da dove vengono queste filovie?

purtroppo a brescia le filovie non esistono più da almeno quarant’anni, ma con certezza si può dire che, dagli anni ’30 fino al ’68/’69, tutti a brescia hanno veramente “preso la filo”.

nella memoria collettiva, soprattutto di chi in quegli anni era studente, ci si ricorda di questi mezzi per un inconveniente che accadeva spesso : in prossimità di strette curve in centro città, quando le aste di contatto (il “trolley”) si sganciavano dai cavi aerei elettrici, il bigliettaio doveva scendere, correre sul retro e riposizionare le aste con delle corde, facendo attenzione a centrare bene la sede del filo aereo, magari con l’aiuto di qualche viaggiatore…e poi si ripartiva.

agli inizi degli anni ’70 molte filovie in italia sono scomparse per svariate motivazioni: principalmente una vecchia concezione del filobus, per cui valeva (ma non più così oggi) una stretta dipendenza dalla linea aerea (il bifilare), una scarsa flessibilità nei percorsi cittadini, l’assenza di strade dedicate e, non da ultimo, una tecnologia forse volutamente antiquata in un’italia che aveva strutturato la propria politica industriale ed economica sullo sviluppo dei mezzi a trazione termica.

oggi le filovie stanno per essere riscoperte ed in molti casi sono tornate “a nuova vita”.

la tecnologia moderna ha assegnato alle filovie molti vantaggi : come tutti i veicoli elettrici, sono ben più ecologici degli analoghi a trazione ad idrocarburi (benzina e diesel), il rendimento dei sistemi a trazione elettrica poi, rispetto a quelli a trazione termica, è migliore e si accompagna a consumi quindi più bassi. i filobus stessi possono generare energia elettrica in fase di frenata o in discesa e quindi possono recuperarla, sono notevolmente più silenziosi di autobus e tram e rispetto ad un tempo i mezzi attuali possono anche effettuare brevi o lunghe distanze svincolati dalla linea aerea perché dotati di doppia motorizzazione o batterie ricaricabili.

e’ vero, peraltro, che hanno un maggior costo iniziale rispetto agli autobus ordinari, ma i vantaggi nel tempo e l'”attenzione ecologica” dimostrata dai filobus credo che ripagherebbero ampiamente le spese sostenute.

ho trovato molto interessante il progetto europeo co-finanziato dell’erdf (european regional development fund) visitabile al sito www.trolley-project.eu, in cui la “filoviarizzazione” viene individuata come risposta alla crescente dipendenza dal petrolio, ai conseguenti aumenti del costo del carburante, ed in generale ad un aumento della qualità della vita dei cittadini.

ha senso parlare di filobus oggi a brescia, quando a fine anno partirà la meravigliosa macchina della metropolitana?

se si pensa alla metro come punto di arrivo forse no, ma se si ragiona sul futuro del trasporto integrato nella città e nell’ “area vasta”, non ci si può rassegnare ad una eterna dipendenza dal petrolio dei mezzi di trasporto di superficie, soprattutto in una città così inquinata com’è brescia.

l’alternativa di adottare la trazione elettrica (intrinsecamente ecologica) anche per le linee di superficie, magari sulle direttrici principali o su quelle meno servite dalla metro, credo sia una sfida allettante e probabilmente la naturale evoluzione in superficie del trasporto metropolitano sotterraneo.

In altre città italiane si sta discutendo molto di filovie, progettando ex-novo o potenziando linee già esistenti, come a Genova, Napoli, Bologna, Ancona, Bari, Verona, Cagliari, Lecce…Se ne potrebbero citare tante altre, anche nei vicini paesi europei.

“Riprenderemo la filo?” …ora non so, ma i bresciani ne parlano già da tanto tempo, forse senza saperlo.


condividi:

2 Responses to “Riprendiamo la filo? (di Francesco Rusconi Giribardi – Brescia per Passione)”

  1. Alessandro Benevolo ha detto:

    Interessante contributo, complimenti a Francesco.
    Purtroppo a Brescia l’attivazione del metro ha polarizzato la discussione del trasporto pubblico e si discute dell’entrata in esercizio di questa linea come l’avvio di una nuova era, del passaggio dal tempo dei problemi al tempo delle soluzioni. Anche Francesco parla di punto di arrivo. Ma è così?
    Fin dagli anni ’90 era chiaro che l’attivazione di una linea del metro non avrebbe modificato il sistema di trasporto bresciano. Anche Bernardo Secchi, pur con la sua servile deferenza al Partito Comunista, lo aveva detto chiaro e tondo a Martinazzoli, Corsini & Co.: con le centinaia di miliardi (di £.) necessarie ad una linea metropolitana si costruisce una rete di autobus da Rovato a Lonato, da Manerbio, a Sarezzo e allora sì che il mezzo pubblico potrebbe diventare un’alternativa VERA all’automobile. Anche ad uno scolaro di terza media è chiaro (ora come allora) che le origini della domanda di trasporto (e anche molte destinazioni, se ad est o a ovest della città) sono lontane dalla linea del metro e quindi per molti bresciani i rischia di approntare un costosissimo ed inutile gadget.
    A questa obiezione i talebani del metro hanno sempre risposto che questa era solo la prima linea e che poi ne sarebbero derivate altre fino a coprire l’intero bacino: una da Lamarmora all’Eib, un’altra in direzione est-ovest, il prolungamento della prima a nord e a est, ecc. ecc. Adesso che è noto a tutti qual’è il costo di queste linee (un miliardo di euro), che il prezzo de biglietto non riesce a pareggiare nemmeno i costi di gestione (pur facendo ottimistiche previsioni di utenti), che non ci sarà più nessun finanziamento regionale e (soprattutto) nessun nuovo salvadanaio di ASM da rompere, forse è il caso allora di annunciare ai bresciani che il metrobus resterà esemplare unico.
    Se il metrobus resta figlio unico (con un qualche modesto contributo che potrà derivare dal riuso parziale delle linee ferroviarie secondarie) allora è un punto di partenza e non di arrivo. L’arrivo, come vent’anni fa, rimane quello di una rete di autobus (tram, filovie o littorine: va bene tutto). Due cose sono decisive: la prima è che questa rete sia estesa ai confini provinciali richiamati in precedenza, la seconda è che abbia la geometria di una rete, ovvero che le linee non convergano tutte verso il centro, ma formino tra loro appunto una rete (a maglie quadrangolari). In geometria una figura in cui tutti i segmenti puntano verso un unico centro si chiama raggiera e non rete. Dobbiamo in pratica costruire una rete con un elemento di forza centrale costituito dal tracciato “ad elle” del metrobus. Brescia Mobilità sostiene di avere in cantiere un ripensamento della raggiera: si spera che tale ripensamento comprenda anche il cambio di geometria. In ogni caso sono in ritardo di 20 anni.
    Sul filobus, ai motivi elencati da Francesco che hanno portato alla sua dismissione a Brescia, c’è anche (e soprattutto) il fatto che in ambito urbano la sovrapposizione di una sede fissa all’interno di carreggiate stradali ad alto transito veicolari è assai problematica (si veda il caso dei tram milanesi), mentre in ambito extra-urbano richiederebbe una infrastruttura tutta da costruire. Funzionava (bene) una volta quando i veicoli erano pochi e l’ambito extra-urbano al massimo arrivava a Sant’Eufemia. Oggi ci sono soluzioni meno “vintage” che promettono di costare meno ed aumentare l’efficienza. Segnalo questa di recente brevettata da Enea.
    http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=156

  2. Alessandro ha detto:

    Perfettamente d’accordo rispetto alle considerazioni del mio omonimo Alessandro Benevolo: solo una “rete” di metropolitana che seguisse i principali flussi veicolari da/per Brescia città (Bagnolo Mella/San Zeno/Mompiano e oltre – Rezzato/Sant’Eufemia/Mandolossa (almeno) – Direttrice da e per Orzinuovi) avrebbe potuto giustificare un’opera faraonica e che comunque, già dai primi studi di fattibilità degli anni ottanta del secolo scorso aveva dimostrato la prevedibile scarsa convenienza in senso lato.Ma occorrevano davvero decenni di fecondo studio dei soliti soloni per capire ciò che gli antichi romani, nel fondare il “castrum” con la sua struttura a croce, avevano già concepito oltre duemila anni fa? Oltre tutto, con i capilinea della metropolitana leggera attestati FUORI dallo stretto ambito cittadino e supportati da idonei parcheggi di scambio, sarebbe stato comprensibile un “pedaggio” per entrare in città con veicoli privati: cosa che ci troveremo a dover subire, sicuramente, e pagare, spesso, poichè la metro stessa non sarà in grado di supplire una fetta rilevante delle esigenze di mobilità.A proposito, scusate se parlo di fantasie: ma non ci eravamo ,già espressi, come cittadini bresciani e quindi interessati tramite DUE REFERENDUM, perchè la metro non si facesse? D’accordo, l’abbiamo già detto e ripetuto ed ora certo non si può pensare di fermarsi e demolire tutto, però…memento gente, memento!!!

Lascia un Commento