Quando nella pattumiera trovi un tesoro (di Stefania Itolli-Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 22 novembre 2010 » inviati speciali, mi piace, Territorio e Natura
Stefania ci presenta dati, riflessioni e suggerimenti nella  “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti”, promossa dall’Unione Europea dal 20 al 28 novembre
il 21 agosto di quest’anno il global footprint network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’uomo sulla natura, ha annunciato l’earth overshoot day ovvero il “giorno del superamento”. la terra cioè ha esaurito, per quest’anno, la sua capacità di fornirci spontaneamente i suoi servizi (acqua, suolo coltivabile, risorse della pesca) e di assorbire anidride carbonica e altri inquinanti responsabili dei cambiamenti climatici. con due mesi di anticipo rispetto all’anno scorso, l’umanità ha già consumato tutte le risorse naturali disponibili e fino al prossimo 31 dicembre si ricorrerà alle riserve, nell’attesa che la natura segua i suoi tempi di rigenerazione. in altre parole consumiamo più di quanto possiamo permetterci, per esempio tagliamo più alberi di quanti ne piantiamo, peschiamo più pesci di quanti ne nascono, produciamo più rifiuti di quanto il pianeta riesca ad assorbire.
quella dei rifiuti è tra le problematiche ambientali di maggiore rilevanza per ridurre al minimo le conseguenze negative degli impatti sulla salute umana e l’ambiente e  raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
in italia si producono poco più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti di cui 5.021.804 in lombardia; ogni cittadino lombardo produce 515 chilogrammi pro capite di rifiuti, i bresciani primi nella nostra regione con 613 kg. per abitante che, in gran misura, vengono avviati al termovalorizzatore. il dato della differenziata, infatti, è poco confortante. brescia è penultima nella lombardia, la percentuale di raccolta è ferma al 39,5% contro una media regionale attestata al 47%.
ma se impariamo a considerare quello che buttiamo non più come prodotto di scarto bensì come risorsa da valorizzare e da riciclare, ecco che le cose cambiano. se opportunamente separati e trattati, i materiali recuperati vengono reintrodotti nel ciclo produttivo, dando vita a nuovi oggetti che consentono un notevole risparmio di energia e di materie prime. per esempio ogni chilo di carta riciclata, come quella utilizzata per giornali e riviste, consente di risparmiare 30 litri di acqua e circa 4 kilowatt di elettricità
per questo la raccolta differenziata è così importante e nei prossimi anni gli sforzi per incrementarla, e passare da una media nazionale del 30,6% ad una percentuale del 60% entro il 2011 e del 65% entro il 2012 come stabilisce la legge, dovranno essere di tutti cittadini, imprese ed istituzioni.
non solo, l’ultima direttiva europea, recentemente approvata con decreto dal nostro ministero dell’ambiente, impone anche una soglia tassativa minima di “recupero” del  50% di vetro, carta, plastica e metalli entro il 2015 per favorire una maggiore qualità di ciò che si ricicla. per gli addetti ai lavori ottenere questo risultato entro 10 anni non sarà facile, impone una seria raccolta differenziata sia della frazione secca (vetro, carta, metalli, plastica) che della frazione organica (scarti alimentari) favorendo il sistema “porta a porta”. fondamentale sarà eliminare dagli scarti alimentari della differenziata i sacchetti in plastica tradizionali (polietilene) che abbassano la qualità del compost prodotto a causa di piccoli frammenti plastici. in molti stati europei la messa al bando è già una realtà dal 2010, in italia, salvo altre proroghe e nonostante molti comuni si siano già adeguati, le shopper dovrebbero essere bandite da gennaio 2011.
una direttiva importante quella europea sui rifiuti perché stabilisce chiaramente le priorità per una efficace azione di riduzione: la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio (recupero di materiale) primario rispetto all’incenerimento con recupero energetico e allo smaltimento in discarica.
una attenta riflessione meritano i risultati di un recente studio della regione lombardia sui costi di gestione. a questo proposito legambiente osserva “secondo lo studio, nel bresciano dove nel 2008 sono state accolte ben 801.000 tonnellate di rifiuti, la raccolta differenziata non supera il 39% e la spesa media per ogni cittadino è pari a 104 euro. ben diverso il costo medio per abitante nella provincia di lodi che, invece, differenzia il 54% dei suoi rifiuti e fa spendere solo 83 euro pro capite. dal dossier, scaricabile dal sito della regione lombardia, emerge anche un altro dato: tra la raccolta porta a porta e i cassonetti costa meno la raccolta domiciliare rispetto a quella stradale. in media 69,31 euro per abitante con il porta a porta e 74,45 euro per i cassonetti”.
come si può allora migliorare la qualità della raccolta differenziata? l’esperienza di chi da sempre tratta questa materia, primi fra tutti i consorzi di filiera (conai, comieco, corepla, ecc.), insegna che i fattori che determinano la svolta sono due: educazione e condivisione di informazioni chiare e trasparenti da parte dei comuni e di chi gestisce il servizio; utilizzo di un sistema “porta a porta” che migliora la qualità di ciò che viene raccolto eliminando le impurità, colpevoli di causare un aumento sproporzionato dei costi di smaltimento, e che riduce in termini assoluti la quantità dei rifiuti.
da parte sua il cittadino deve rendersi consapevole di quanto consuma e cercare di minimizzarne il peso. numerose sono le campagne di comunicazione e di sensibilizzazione, soprattutto locali, che mirano a questo obiettivo ed a limitare gli imballi, che possono rappresentare l’80% del peso totale di un prodotto ed incidere sino al 65 % sul costo finale.
prime fra tutte “la settimana europea per la riduzione dei rifiuti”, promossa dall’unione europea dal 20 al 28 novembre, un’iniziativa rivolta in modo particolare a pubbliche amministrazioni ed enti locali, associazioni e scuole, industria e mondo delle imprese invitati a partecipare attivamente promuovendo o organizzando un’azione virtuosa volta al riutilizzo dei beni.
su questo fronte il nostro comune sta lavorando come città pilota al parr, piano di azione per la riduzione dei rifiuti urbani della regione lombardia, che comprende complessivamente undici azioni di prevenzione e riduzione. le prime sei già avviate sono: vendita prodotti alla spina presso i centri di distribuzione; recupero cibo invenduto; compostaggio domestico; farm delivery (spesa in cassetta di prodotti stagionali e locali); pannolini lavabili per bambini; giornate del riuso degli ingombranti.
si moltiplicano le iniziative a favore del riciclo, spesso creativo, nella moda, nel design, nell’arte e anche nello sport. esulteranno per esempio i tifosi della juventus che in questo campionato indosserà una maglia completamente riciclata.
ma c’è anche chi su imbarcazioni costruite solo da bottiglie di plastica riciclata (junk prima e plastiki poi ) veleggia sugli oceani per seguire e mappare la pacific trash vortex,  un enorme chiazza di pattume galleggiante nell’oceano pacifico grande più della penisola iberica e vera e propria piaga ambientale. un modo diverso di informare sui danni provocati dalla plastica su flora e fauna marina di tutto il mondo e dimostrare che si può fare di più per arginare l’inquinamento, riciclando di più.
condividi:

One Response to “Quando nella pattumiera trovi un tesoro (di Stefania Itolli-Brescia per Passione)”

  1. Serena ha detto:

    Fondamentale! Parlarne, spargere la voce, informare. Purtroppo oggi si ha anche poca fiducia negli smaltitori: bene la COGEME, ma noi che abbiamo GardaUno e che alla scadenza del contratto nel 2011 ce li ritroveremo, perchè il comune è socio dell’azienda (per non parlare di cognati vari…), nonostante siano palesemente inaffidabili (cfr crisi acqua luglio 2009) e rifiutino la presa di responsabilità, di coscienza e la decisione di diventare promotori di una gestione sostenibile delle risorse… noi che facciamo? Non c’è un raccoglitore di alluminio in giro, raccoglitori dell’umido rarissimi… E poi: nel nostro termoutilizzatore un po’ di carta e plastica favoriscono l’incenerazione dei materiali che, se fossero solo umidi, richiederebbero un consumo di carburante che supererebbe i limiti consentiti di emissione di diossine nell’aria. Insomma: informazione e co-ordinazione, le singole iniziative non bastano più, ci vuole una politica seria e proattiva.

Lascia un Commento