12 Responses to “Qualcuno gli dica che non è un gazebo!”

  1. andrea echorn ha detto:

    Un argomento a me caro.
    La mia proposta: togliere la pensilina e lasciare lo spazio vuoto, così da ridare alla piazza le sue belle case; non vedo infatti alcun motivo valido per riempire “un vuoto urbano” come viene chiamato nell’articolo, anzi, il vuoto è necessario. Per quanto riguarda la facciata spoglia che ospitò al tempo le pubblicità, non sarebbe male riproporre, in esposizione permanente, quelle degli anni prima della guerra, dipinte sul muro come allora. Naturalmente panchine ed alberelli.
    Che stile!

  2. Cara Laura, meglio smontata in qualche deposito. La pensilina, malgrado come la pensi Minini e altri, non è una scultura, un’installazione moderna o un’opera d’arte: è un oggetto messo lì con uno scopo pratico: ricreare un antico volume urbano (e possiamo discutere se lo soddisfi o meno). Ridurlo a un soprammobile che si sposta su un altro mobile non è solo una ripicca verso Corsini o il povero Lombardi (pazienza): va a farsi benedire la ragione stessa della sua esistenza.

  3. luigi marini ha detto:

    Spero di ritrovare – per pubblicarla – una fotografia scattata a Brema, nella piazza laterale del Duomo; una struttura metallo cristallo (quasi identica a quella bresciana) ospita un punto di ristoro e un fiorista. Anche in quella piazza (visitata da milioni di turisti ogni anno, essendo vicina al famigerato monumentino dei 4 musicanti) appaiono costruzioni di diverse epoche e quella struttura completa, senza invaderlo, il paesaggio. Penso che l’attenzione al decoro urbano prestata nella città dei quattro musicanti (asino, cane, gatto e gallo) sia senza dubbio superiore a quella dei nostri Paroli, Rolfi, Labolani e Orto.

  4. Laura Castelletti ha detto:

    @Alessandro:il tuo ragionamento non fa una grinza. E’ per quello che ho titolato che “non è un gazebo” da montare e rimontare in contesti diversi. Ho voluto nel post sottolineare anche la superficialità nel gestire le operazioni di trasloco.

  5. mario labolani ha detto:

    Ma Laura pur con rispetto nei tuoi confropnti ma mi sto stufando di alcune affermazioni.Superficialità nel trasloco? da cosa lo deduci? Sai noi che sia o no ferragosto stiamo in città a lavorare per la nostra città. Puoi non essere d’accordo in quello che facciamo ma rispetta il nostro lavoro. Per il Sig. Luigi Marini: e Lei che animale si ritiene…….?

  6. Laura Castelletti ha detto:

    Caro Mario, porto rispetto per il tuo impegno e il tuo lavoro. Lo faccio a Ferragosto, a Natale e anche a Pasqua… ci mancherebbe altro. Rispettarlo non vuol dire condividerlo. Ritengo infatti che prima di fare conferenze stampa dove si dichiara che la Pensilina finirà al Pescheto è bene verificare che ciò è praticabile. Così non è stato, lo dichiari tu stesso ai giornali.

    I 4 musicanti a cui fa riferimento Marini sono i personaggi dei una favola dei fratelli Grimm… immagino
    http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/i_musicanti_di_brema

  7. indira ha detto:

    Labolani dichiara di essere “stufo” di alcune affermazioni della Castelletti . E’ un bel pò che noi ci stufiamo delle sue , si lamenta di aver lavorato anche a ferragosto, forse se riposava avrebbe fatto meno danni , magari all’ombra di una bella pensilina.
    E per finire vorrei dire che non paragonerei mai degli animali ai nostri Assessori , mi piacciono troppo gli animali.

  8. Stefi ha detto:

    Gentile assessore, Brescia è anche la nostra città. Avete mai chiesto ai bresciani cosa ne pensano del “cubo bianco”? Avete mai passato qualche ora per le strade e le piazze del centro parlando con noi per conoscere i nostri pensieri? Se così è stato mi dispiace non avervi potuto trasmettere il mio ma forse, visto il risultato finale, sarei stata una voce fuori dal coro.

  9. Mario ha detto:

    Gentile Assessore Labolani, non credo si debba irritare per le critiche al modus operandi adottato nel pianificato trasferimento della pensilina. E’ frustrante per qualsiasi cittadino scoprire che mentre dal canto nostro siamo tartassati da adempimenti estremamente complessi ed onerosi nelle opere private, l’Amministrazione cittadina prima decide e poi si rammenta di verificare le condizioni tecniche dell’operazione.
    Mi scusi se mi permetto, sono un pessimo diplomatico: si tratta di scarsa organizzazione, quantomeno.

  10. chiara leonetti ha detto:

    Semplice curiosità: chi si erge a Solone e commenta l’estetica del famigerato cubo ha mai visto le tavole del progetto? Si è limitato forse alla presa visione di un immagine pubblicata sui nostri quotidiani cittadini? Noto che con il passare degli anni crescono parallelamente ed esponenzialmente la presunzione e l’ignoranza. Siamo tutti architetti?
    Ho recuperaro un articolo del 2002 inerente alle polemiche “pensilina”, realizzata dall’Arch. Lombardi (su incarico diretto, peraltro): a quei tempi, almeno, i commenti negativi, pressocchè unanimi, erano avanzati esclusivamente da architetti e da specialisti del campo e non da chiunque come capita beceramente oggi.

  11. Massimo minini ha detto:

    Abbiamo rimesso in moto la storia della pensilina.mBenissimo.bravi. È unnema importante. Lasciatemi dire una sola cosa.
    La Pensilina è l ‘opera di Architettura più bella costruita a Brescia dopo Piazza Vittoria.punto.
    Grazie per la votra attenzione. Poi viene l’inceneritore, poi la Metropolitana, poi tebaldo brusatjto, poi il tunnel sotto il castello., poi il testro grsnde rinajto
    Dall’altra parte degli orrori prima la torre tutta dora, poi il testrino di piazza rovetta, poi l’orribile piazza rialzata zona Moretto/zeinaudi, poi il gazebo pasticceria vetrat in piazza arnaldo, poi il condominio a punta vicino ospedsle, poi san Polo in blocco, un Marcolini al cubo, poi il compoarto milano, comparto o non comparto?, poi la Pinacoteca sbudellata, poi la facciata di santa giulia, punt e mès ( metà intonacata e metà no….indovinello: qual’è quella giusta ? Anni fa ci avevano spiegato come fossse filologicamente correettto inttonacare, oggi ci ammaniscono il,contrsrio.

    Ci manca la penna di Giannetto Valzelli. Io cerco, indegnamente, di supplire.

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