Puoi immaginare Brescia nel 2030?

Laura Castelletti, 8 marzo 2017 » innovazione, Loggia, mi piace

Dopo l’aggiornamento dell’Agenda Digitale Urbana , al primo incontro con le Università, è stato avanzato un dubbio sull’anno 2030: sarà troppo lontano? Riusciremo a capire oggi cosa succederà a Brescia (ma non solo)? Considerando come cambiano gli scenari, ha senso fare programmi a più di dieci anni?
In fondo, l’Europa è ancora al lavoro su Horizon2020 e noi già ci proiettiamo al 2030.

Eppure, siamo in tanti che guardiamo al 2030. Altri addirittura osano oltre. E di certo, non siamo i soli che pensiamo che, qualsiasi sia il contesto sociale, economico, culturale dell’anno 2030, sia il caso di organizzarsi come un sistema territoriale coeso per garantire a tutti -soprattutto ai cittadini più fragili- un progresso equo, responsabile, locale.

Expo’, ad esempio, ha lavorato con decisione guardando al 2030: un lasso di tempo ritenuto utile e sufficiente per far crescere il mondo cooperativo e contribuire allo sviluppo di comunità locali sostenibili.
Ma anche Confindustria ha elaborato un Piano Strategico Regionale che si chiama proprio #Lombardia2030  che parte dal presupposto che “la competitività delle imprese non è disgiungibile dalla crescita dei territori e della società in cui queste operano”; e anche: “a prosperità generata si riverbera su tutti gli stakeholder, sulla dimensione sociale e culturale dell’intera regione (e di tutto il Paese)”.

 

 

Altre città, come noi, promuovono un’organizzazione territoriale di sistema e guardano inevitabilmente a un orizzonte oltre i dieci anni: quello della prossima generazione.
È il caso di Bergamo 2035, il programma di ricerca di Bergamo in chiave smart city & community, con sette aree progettuali che attraversano quattro aree tematiche (non dissimili da quelle che abbiamo individuato nella matrice di lavoro per i laboratori Brescia 2030): ambiente ed ecologia, mobilità e intrastrutture, struttura economica e reti industriali, capitale sociale e produzione di conoscenza.

 

Ma anche Reggio Emilia, dove la mia collega Valeria Montanari ha aperto lo scorso 3 marzo ufficialmente i lavori per il Protocollo Digitale: una cornice in cui saranno coordinate tutte le azioni e i progetti digitali della città, incluse progettualità tematiche e trasversali, attuati da ben 34 enti.
“Perché il digitale sia semplice, immediato, funzioni, sia utile” ha scritto la Montanari: non posso che essere d’accordo con lei!

Ma il 2030 è anche un orizzonte a cui tutto il mondo dell’innovazione guarda. Letteralmente.
L’Harvard Business Review Italia ha pubblicato recentemente la sintesi di una ricerca intitolata proprio “Orizzonte 2030” durata oltre sei mesi e condotta insieme a The Ruling Companies con più di 400 partecipanti dove si tenta di delineare i futuri possibili a medio e lungo termine per economia, tecnologia, imprese, politica e società.

 

 

Quasi negli stessi giorni, il World Economic Forum pubblicava la ricerca «Global Agenda Council on the Future of Software & Society»: uno studio a cui hanno preso parte oltre 800 esperti che hanno raccontato come cambieranno le tecnologie da oggi al 2030.

Visto così, il 2030 non è poi un traguardo tanto lontano.

Abbiamo dedicato più di una sezione dell’Agenda Digitale Urbana Brescia2030 ai giovani cittadini, che sono anche cittadini digitali. Sono quelli che oggi ancora non frequentano la scuola ma che, nel 2030, saranno i giovani adulti, pronti per abitare e lavorare nella città che immaginiamo oggi.
Se ci avessero raccontato 15 anni fa come sarebbe stata oggi la nostra vita, nella realtà (pensate solo a com’era muoversi a Brescia senza la metropolitana!) e nel digitale (ma ve lo ricordate il Nokia 3310?!) non ci avremmo creduto.

 

Ma, come scriveva Daniel Goleman, il professore di Harvard che negli anni ’90 vendette milioni di copie del suo libro “Intelligenza emotiva” e contribuì a modificare l’atteggiamento mondiale della cultura rispetto alle emozioni: “Chi ha iniziativa agisce prima di esservi costretto dagli eventi. Ciò spesso significa prendere delle misure anticipatorie per evitare i problemi prima che si presentino, o trarre vantaggio dalle opportunità prima che esse siano visibili ad altri”.

 

 

Domani partono i laboratori di Brescia2030. Hanno risposto quasi tutti i soggetti che avevamo invitato (qualcuno proprio non poteva essere presente al primo incontro, ma ci sarà ai successivi), hanno inviato i loro delegati più smart. Una cosa sola sappiamo per certo: quando finiranno, saremo un po’ più vicini al 2030. E non solo perché saranno passati un po’ di mesi!

 

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