Per non chiederci poi dove abbiamo sbagliato (di Naima Daoudagh-Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 7 gennaio 2013 » donne, non mi piace, politica

Naima frequenta Brescia per Passione ormai da un anno; la sua presenza ci ha arricchito parecchio. Con lei abbiamo imparato a guardare la nostra città anche con occhi diversi, con gli occhi di chi viene da lontano e ha voluto diventare protagonista della vita cittadina e non comparsa (donne in cammino). Naima arriva da Casablanca, è di origine marocchina, vive a Brescia dal 1995, ha sposato un bresciano, ha una figlia di 10 anni, fa la mediatrice culturale e collabora in ambito sanitario con consultori, case di accoglienza e associazioni che si occupano di donne in difficoltà. E’ presidente dell’Associazione INSIEME che si occupa di donne con problemi.

E’ una bresciana attiva, non si può certo dire il contrario.

Qualche giorno fa è passata a trovarmi, aveva l’aria scossa, le ho chiesto il perchè. Mi ha raccontato le sue ansie e preoccupazioni rispetto alle donne che con il suo impegno incontra quotidianamente. Le ho chiesto di scrivere un post per condividere con altri la sua esperienza. Prima mi ha detto no perchè “l’italiano lo parlo e leggo bene, ma scrivere non è  proprio il mio forte”. Poi ci ha ripensato, la voglia di comunicare i suoi pensieri è stata più forte della sintassi, e mi ha mandato il pezzo che pubblico di seguito.

In questi ultimi mesi ho ricevuto diverse chiamate da donne sole con bambini che mi chiedono di aiutarle nelle loro situazioni di sfratto. Nel giro di un mese e mezzo sono stata contattata da tre donne che erano già sfrattate. Una di loro è stata ospitata per solo 5 giorni in una struttura per accoglienza pagata dal Comune e poi basta. Questa donna ha poi trovato ospitalità presso un’altra donna, anche questa era sola con due bambini e con un’ udienza  di sfratto alle porte .

Altre donne come lei, con altrettanti problemi seri e difficoltà economiche disastrose, hanno trovato riparo presso centri di accoglienza o da amiche momentaneamente disponibili.

vivo  quotidianamente con queste donne i loro disagi, le accompagno dalle assistenti sociali che a loro volta mi parlano delle difficoltà di aiutare queste donne anche perché i soldi non ci sono più; mi parlano anche dei numeri elevati di famiglie sfrattate.

poi, pare assurdo ma è così, recentemente ho parlato con un’ assessore alle politiche sociali che invece di collaborare per trovare una soluzione si è messo a raccontarmi dei suoi problemi finanziari e del fatto che non riesce  neppure lui a pagare l’imu (una casa almeno ce l’ha!). in quel momento io e anna  (la mia collega) abbiamo reagito e, sdegnate, l’abbiamo invitato a chiudere l’ufficio di assistenza sociale per protesta contro un governo che crea malcontenti portandolo alla realtà della donna che si trova di fronte che vive alla giornata e che fra un po’ sarà sfrattata.

quel giorno sono uscita tristissima e demoralizzata dall’ufficio del politico, dentro avevo come  un senso di vuoto e l’ammarezza era fortissima, guardando quella mamma con le lacrime agli occhi ed il suo bambino che peraltro stava male.

questa donna che ha avuto il coraggio di denunciare suo marito si trova ora sola ad affrontare la dura realtà e a combattere contro un altro tipo di violenza: quella dell’indifferenza della società e delle sue istituzioni e, purtroppo, dell’incompetenza di alcune delle  persone a capo di queste.

storie come questa sono tante ed in aumento. la crisi economica ha fatto dell’uomo un disperato, vittima del suo tempo, e i più deboli vedendo che non riescono a mantenere più la famiglia diventano vigliacchi e abbandonando il tetto coniugale o maltrattando la moglie che, nel caso delle immigrate, sopporta in silenzio in quanto non conosce le leggi e la lingua e quindi non può chiedere aiuto, comunicare e soprattutto difendersi.

per questi motivi la maggior parte di loro non denuncia la violenza domestica subita, i loro mariti prima o poi le lasciano sole e con i figli a carico abbandonandole senza nessuna sussistenza. queste donne sono molto tristi in preda a depressioni, sono molto provate ma ugualmente affrontano la situazione e trovano il coraggio di andare avanti  per i propri figli.

quando io e le mie colleghe ci rivolgiamo agli assistenti sociali ci parlano dell’espatrio accompagnato e delle difficoltà di gestire questo fenomeno. in effetti potrebbe apparire, a chi non conosce la storia e la cultura dei popoli dai quali giungono queste donne, la soluzione più sensata e praticabile. purtroppo non è così. vorrei ricordare a tutti quanti che queste donne non torneranno mai indietro nel loro paese nella condizione di abbandonate o da divorziate, preferiscono soffrire la fame e i disagi più terribili piuttosto di tornare nel loro paese dove la vita per una donna divorziata è molto difficile e marginale sia a livello legislativo che sociale e culturale. là la loro esistenza sarebbe ancora peggio.

vivendo queste esperienze, così forti e così delicate, respiro un aria di disastro sociale perché dalla crisi usciremo, dalle difficoltà ci salveremo, in futuro vicino o lontano, ma l’essere umano che ha vissuto queste esperienze come queste donne, si porterà dietro questo trauma per tutta la vita. questo enorme disagio sarà riversato anche sui figli, vittime e spettatori innocenti di un dramma che li segnerà per tutta la vita.

ci saranno quelli che reagiranno “prendendo il toro per le corna”, altri invece si lasceranno andare diventando le cosi dette” vittime della società” o “fallimenti sociali”.

solo allora, magari, ci chiederemo dove abbiamo sbagliato.

di una  pianta ce ne si prende cura da quando è piccola innaffiandola ogni giorno perché un domani dia frutti buoni e succosi, così bisogna fare anche con le persone. purtroppo brescia e provincia non stanno prendendo la via giusta per affrontare questo disastro sociale. c’è una bomba umana che stiamo creando con politiche sociali sbagliate e non all’altezza, tutto questo un giorno ci esploderà tra le mani e non possiamo dire che non lo sapevamo. bisogna, adesso più di ieri, guardare con attenzione a questo problema e intervenire prima che sia troppo tardi.

proviamo a metterci per un attimo nei panni di queste donne,  fermiamoci e riflettiamo pensando a nuove soluzioni o nuove politiche sociali perché quello che stiamo facendo non basta o non funziona più. bisogna pensare a nuove opportunità, a una nuova educazione, a una nuova politica sociale specialmente per le donne senza fissa dimora, donne che dopo aver denunciato la propria situazione familiare sono tornate sui loro passi perché dicono che sono meglio le botte alla continua umiliazione di bussare alle porte delle istituzioni, dirette magari da personale annoiato sgarbato e incompetente, donne che hanno cominciato a prostituirsi per avere una dignità economica e rinunciare alla loro.

vorrei tanto poter dire a chi ha responsabilità amministrative e politiche di  guardare questa piaga sociale prima che sia tardi. adesso c’é un’emergenza casa in città, ma anche i provincia. la nostra città, i nostri paesi sono fatte di persone prima  che di cose e bisogna iniziare a fare stare bene le persone solo cosi avremo una città vivibile solidale accogliente e plurale. questa emergenza casa sta davvero creando un disaggio sia per lo straniero sia per italiano, perché chi possiede una casa non la affittirà mai a un straniero questa piaga dello sfratto ha creato un risentimento fra i cittadini rifiuto a usare parola razzismo perché l’italiano e specialmente il bresciane sono persone accogliente generose vivo mezzo loro da oltre 20 anni ho conosciuto brescia e i bresciani .

naima daoudagh

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2 Responses to “Per non chiederci poi dove abbiamo sbagliato (di Naima Daoudagh-Brescia per Passione)”

  1. Stefania ha detto:

    Brava Naima e grazie per questa testimonianza.

  2. Giovanna Benini ha detto:

    Grazie Laura per aver sollecitato Naima a scrivere e a raccontare la sua esperienza e grazie per aver colto e condiviso le sue ansie e le sue preoccupazioni.
    Conosco Naima,le voglio molto bene, apprezzo moltissimo l’impegno e la passione che immette quotidianamente nel suo lavoro e nel suo impegno sociale e civico, per e con le donne, ma non solo. Naima combatte ogni giorno contro la fatica di vivere di molte donne, cerca soluzioni al dolore e al dramma di donne sole con figli o vittime di maltrattamenti, condivide con noi il progetto per un’Italia più giusta, inclusiva, accogliente, dove i diritti sono uguali per tutti.
    E’ stata una fortuna per me incontrarla e condividere con lei, percorsi, riflessioni e speranze. I problemi che ci espone ci interpellano come istituzioni e rappresentanti della politica. Si tratta ora di concretizzare il nostro comune impegno indirizzando tutti gli sforzi possibili verso le istituzioni perchè mettano in campo risorse adeguate per fronteggiare, come sollecita Naima “questa piaga sociale prima che sia tardi…La nostra città, i nostri paesi sono fatte di persone prima che di cose”.
    Brava Naima e grazie per la tua generosità!

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