Pensieri, parole, opere e omissioni

Laura Castelletti, 18 luglio 2013 » mi piace, pensieri, parole, opere e omissioni

“Intanto occor tener d’occhio come stia diminuendo la presa dei tour operator, il turista affluente si cuce la vacanza da solo via web mentre si servono delle società specializzate i viaggiatori che vengono da lontanissimo. Questa trasformazione ci prende un po’ in contropiede, siamo ancora indietro nella promozione territoriale delle singole imprese via Internet e molto indietro nella produzione di app per i turisti che si basano sempre di più sugli smartphone. L’altra novità che viene dal web è il successo di siti come Tripadvisor che influenzano la reputazione degli alberghi e dei ristoranti soprattutto nel segmento dell’offerta media o come “A Small World” nel segmento più elevato. “Per migliorare la nostra competitività turistica e recuperare il divario tecnologico c’è molto da fare anche nel campo delle risorse umane – sostiene Bergami -. Bisogna riqualificare le nostre scuole alberghiere e formare anche i manager e gli imprenditori. In una visione del turismo integrata con la cultura questa potrebbe essere anche una via di sbocco per i laureati in discipline umanistiche”. (da “Turismo/le cose da fare subito per attrarre gli stranieri, dalle Reti di alberghi alle Ap” di Dario Divico continua a leggere qui)

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2 Responses to “Pensieri, parole, opere e omissioni”

  1. Gabriele Chiesa ha detto:

    Eccellente il contributo di Dario Divico: c’è da riflettere su ciò che ha scritto e magari trarre qualche conclusione ed iniziativa.

  2. Armando ha detto:

    Dario Divico mette in ordine una serie di osservazioni interessanti e condivisibili, in particolare il commento riguardante l’utilizzo sempre più importante del web per l’organizzazione in autonomia della vacanza.

    Sono ancora più d’accordo con l’ultima affermazione, direi fondamentale: “Bisogna riqualificare le nostre scuole alberghiere e formare anche i manager e gli imprenditori.” Dissento invece dal suo corollario: “In una visione del turismo integrata con la cultura questa potrebbe essere anche una via di sbocco per i laureati in discipline umanistiche”.
    Si perpetra ancora il solito “delitto all’italiana”, e mi permetto di affermarlo proprio in quanto laureato in discipline umanistiche: il turismo è un’industria, un’attività produttiva, un’attività economica tout court, non è una materia umanistica! Questo punto di vista è la base del fallimento del turismo in Italia.
    Perché non esiste un solo turismo, ma ormai sono molti i “turismi”: termale, montano, lacustre, congressuale, crocieristico, delle città d’arte, culturale, sportivo, escursionistico, esperienziale… giusto per citarne alcuni.
    Mettereste un giovane laureato in Conservazione dei Beni Culturali o in Filosofia a preparare un business plan per un’azienda siderurgica? E allora perché pensare di impiegarlo a preparare lo stesso piano per un’azienda turistica?
    Josep Ejarque, guru internazionale del management delle destinazioni turistiche, afferma che vendere coca-cola o vendere un museo o una città è la stessa cosa. Forse è un’affermazione un tantino brutale, preferirei un’atteggiamento più attento alla particolare natura del prodotto culturale, ma è sicuramente più vicina alla realta economica del turismo.

    In Italia esiste un’ottima scuola di formazione per gli economisti che si debbono occupare di turismo ed è il CISET-Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Qui si formano per esempio quelle figure importanti che vengono definite “destination manager” e che a Brescia servirebbero: economisti con una formazione specifica su un comparto così complesso quale la promozione di una località, con lo scopo di farla diventare destinazione. Economisti con sensibilità verso il patrimonio monumentale, insomma.
    Aspettiamo.

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