Nucleare: nessuno si azzarda più a lanci nel vuoto (di Stefania Itolli)

Laura Castelletti, 1 aprile 2011 » mi piace, sport e salute, Territorio e Natura
quando, la scorsa settimana,  mi è arrivato l’invito per il convegno dell’ordine degli ingegneri sul tema del nucleare ho pensato di chiedere a stefania (antinucleare doc) e teo (nuclearista convinto) di accompagnarmi. l’idea era quella di chiedere loro di scrivere un post capace di raccontare due differenti punti di vista, due letture  diverse del medesimo incontro.
teo mi ha “mollata” per problemi di lavoro  a poche ore dall’inizio del convegno. ci sono andata con stefania (ci hanno raggiunto stefano e roberto, sempre di brescia per passione). vi propongo le sue impressioni e riflessioni. tengo buono teo per qualche altra occasione ( se non s’imbosca nuovamente).
fukushima: lo spartiacque nella storia della tecnologia mondiale (di stefania itolli)
a tre settimane dal sisma e dal maremoto che, lo scorso 11 marzo, hanno sconvolto il nord-est del giappone provocando migliaia di morti, danni enormi all’economia e un nuovo incubo nucleare la situazione nella centrale di fukushima rimane altamente imprevedibile e le radiazioni in continuo aumento. l’istituto di radioprotezione e di sicurezza nucleare afferma “la situazione alla centrale, ed in particolare ai reattori numero 1, 2 e 3, resterà precaria ancora per settimane o mesi”. il grave evento ha riaperto il dibattito sul nucleare in tutto il mondo. in europa entro fine anno verranno effettuati stress test per valutare lo stato di sicurezza delle 143 centrali. la germania di angela merkel, che con il precedente governo socialdemocratico aveva già approvato una legge per uscire dal nucleare entro il 2022, sembra voler accelerare i tempi; crescono le reazioni e i ripensamenti anche in svizzera, belgio e polonia. in italia da una parte la società civile prepara il referendum “fermiamo il nucleare” del 12 giugno (fissato prima della tragedia giapponese) dall’altra il consiglio dei ministri ha deciso per una “pausa di riflessione” approvando una moratoria di un anno per quanto riguarda le decisioni e l’attivazione della ricerca dei siti per le centrali. cosa accadrà dopo non è noto neanche nelle parole del sottosegretario al ministero dello sviluppo economico stefano saglia, ospite venerdì scorso all’incontro organizzato dall’ordine degli ingeneri “nucleare: opportunità da cogliere o rischio da evitare?”.
i relatori intervenuti, tra i quali monica frassoni (presidente del partito europeo dei verdi) e giuseppe nucci (presidente di sogin, società gestione impianti nucleari), hanno dibattuto lungamente su molteplici aspetti che solo in minima parte hanno risolto i molti interrogativi. la questione è complessa almeno quanto il contesto. la domanda di energia è in crescita in tutto il mondo, la scarsità delle fonti fossili e l’instabilità socio-politica dei governi produttori di petrolio e gas influenzano il prezzo delle materie prime, con conseguenti rischi per l’approvvigionamento. l’energia è l’elemento trainante dello sviluppo sociale di ogni paese ma anche, almeno quella tradizionale (petrolio, gas, carbone), la principale responsabile del cambiamento climatico. gli impegni europei entro il 2020 sono tesi a ridurre del 20% le emissioni di co2 imponendo a tutti gli stati membri un aumento del 20% di efficienza energetica e un 20% di ricorso alle rinnovabili. tra gli obiettivi del governo italiano arrivare ad un mix energetico dove il nucleare conti per circa il 20%.
malgrado l’evoluzione tecnologica il nucleare presenta ancora molte incertezze irrisolte. gli epr di terza generazione avanzata che il governo vuole importare in italia e che francia e finlandia stanno costruendo mostrano molti limiti in termini di costi, tempi di realizzazione e sicurezza. al tavolo gli ingeneri incalzano “il rischio fa parte della tecnologia”. ne vale la pena? saglia dichiara “il nucleare non risolve tutti i problemi”. anzi, molti altri ne crea a cominciare dalla localizzazione dei siti (requisiti, autorizzazioni da parte delle regioni e consenso popolare) e dalla gestione delle scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni. sia per quanto riguarda il problema dello stoccaggio e dello smaltimento di questi rifiuti nessuno, fino a questo momento, ha messo in campo soluzioni certe che rassicurino per il futuro. non esiste attualmente in italia un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza gli oltre 80 mila metri cubi di rifiuti radioattivi che derivano dalle vecchie centrali (attive fino al referendum del 1987), dallo smantellamento (decommissoning) degli impianti e da quelli prodotti fino ad oggi dalle attività mediche e industriali.
il sottosegretario non parla di deficit energetico, questo non è più un emergenza dal decreto sblocca centrali, ma le ragioni per un ritorno al nucleare sono di competitività e di indipendenza energetica dai combustibili fossili. senonché l’uranio rimane una fonte non rinnovabile ed esauribile il cui approvvigionamento, ancora una volta, è legato a paesi esteri con evidenti problemi di costo e forse anche di sicurezza.
il dibattito continua sulla sostenibilità economica, non del tutto chiarita. l’investimento di una centrale è stato paragonato a quello per la costruzione di un grande ponte (come il ponte sullo stretto di messina) e comparabile con altre forme di energia. per gli antinuclearisti l’elettricità dall’atomo costa di più, solo per un nuovo reattore ci vogliono almeno 7 miliardi di euro. vero? falso? giulio tremonti ha messo in rilievo l’impatto del nucleare sulle grandezze economiche dei vari paesi parlando di debito atomico ”se togliamo il nucleare il pil di molti paesi sarebbe più indietro rispetto all’italia” perché spiega non tengono conto dei costi del decommissioning.
Monica Frassoni conclude individuando i fattori di cambiamento per un nuovo paradigma economico e un diverso modello energetico fondato sulla riduzione dei consumi, sull’efficienza energetica e sull’uso delle fonti alternative, abbondanti e disponibili in ogni luogo della terra (sole, vento, calore della terra, flusso delle onde). Diversi studi hanno dimostrato la transizione verde verso il 100% di energia rinnovabile entro il 2050 (The Energy Report WWF, European Climate Foundation, PricewaterhouseCoopers ). Una sfida per la comunità scientifica altrettanto appassionante quanto quella per il nucleare pulito e sicuro, continua la Frassoni, che passa attraverso la ricerca e l’innovazione tecnologica con l’obiettivo di favorire una “democrazia energetica”, cioè microproduttori distribuiti in rete, realizzabile con un sistema di smart grid (una rete comune che lasci interagire produttori e consumatori). Una rivoluzione che comincia nel modo di vivere le città, nell’abitare, nella mobilità. Secondo l’Unep questa rivoluzione è già iniziata, in molti paesi gli investimenti di stimolo alla green economy sono in crescita (Corea 80%, Cina 38%) e ci accompagnerà fuori dalla grande crisi economica favorendo nuova occupazione e un ambiente più pulito.
Questo è solo l’inizio. Cercheremo di affrontare la questione in ogni suo aspetto  (rischio di incidente e valutazione dei siti, copertura del fabbisogno e autosufficienza energetica, costi, opportunità e vincoli a confronto tra rinnovabili e atomo, carobolletta, ecc.) fornendo più informazioni possibili e scientificamente provate per arrivare il 12 giugno con un idea chiara e consapevole.
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8 Responses to “Nucleare: nessuno si azzarda più a lanci nel vuoto (di Stefania Itolli)”

  1. Serena ha detto:

    Chiara e coincisa. Grazie, grazie, grazie.

  2. Matteo Bastianon ha detto:

    Stefania,
    mi presento, sono il Teo, il “nuclearista convinto” che ha “mollato” Laura poco prima della conferenza. Chiedo venia per l’imprevisto, ma so che Laura, dal momento che mi vuole bene, mi perdonerà.
    Laura mi ha definito come sopra e ha definito te “antinucleare doc”. Io non sono molto d’accordo, perché in realtà i nostri punti di vista non sono poi così distanti (tranne forse per quanto riguarda le rinnovabili 100% nel 2050…). Come scrivevo a Laura, più che un “nuclearista convinto” mi definirei un “antignoranza convinto” da qualsiasi parte venga (destra, sinistra, su, giù, centro, ecc.). Mi spiego. Non sostengo che il nucleare sia la soluzione ai problemi energetici dell’Italia, ma sono solo contrario a tutti coloro che, senza conoscere a fondo il problema, dicono no al nucleare per partito preso. Sono contrario a tutti coloro che, come in tempo di Coppa America diventano improvvisamente lupi di mare, in tempo di dibattito sul nucleare mi diventano, con altrettanta facilità, premi Nobel per la fisica e massimi esperti di economia energetica mondiale. Il tuo articolo mi è piaciuto molto perché hai saggiamente evitato questa arroganza e hai centrato il problema in pieno: il “Nucleare” è una questione molto complessa, che va studiata ed analizzata da persone competenti (e qui forse casca l’asino…).
    Vorrei solo (utopia…) che le analisi, gli studi, gli approfondimenti che verranno effettuati, siano privi di fastidiosi contorni politici e ci aiutino a decidere con coscienza.

    Ciao

    Matteo Bastianon

  3. claudio buizza ha detto:

    bisognerebbe richiamarli tutti -i cosiddetti nuclearisti convinti-: uno ad uno, dicendo loro “spiegaci di nuovo bene tutto”. Veronesi compreso, che è cascato nel trabocchetto della nomina governativa, ed ha pronunciato qualche parola di troppo e molto avventata.

  4. stellina ha detto:

    Da incompetente continuo a rifiutare il nucleare… considerando i danni che procura sia nel funzionamento che nell’eventuale smantellamento delle centrali.
    Mi chiedo perchè non si investa, invece, tempo e denaro nelle ricerche rivolte alle energie alternative !!!!!

    Purtroppo come sempre accade i giochi di potere ostacolano l’evoluzione e il bene dell’umanità !

  5. paolo vitale ha detto:

    Vorrei che la ricerca sul nucleare procedesse senza intoppi. Ma non voglio che in Italia si costruiscano centrali nucleari non necessarie e con vecchie tecnologie. Per questo voterò contro il nucleare.

  6. maurizio Bestagno ha detto:

    Le ragioni pro- e contro sull’energia nucleare di fissione (quella dei reattori di potenza ora in uso): sostanzialmente si bilanciano: basta spostare l’attenzione più su uno o l’altro degli elementi in gioco, e le discussioni possono protrarsi all’infinito. Ora e anche per i futuri reattori.
    Ma c’è la sicurezza. Nessuna attività umana è priva di rischi. A maggior ragione per l’energia: dal fuoco all’elettricità. E il rischio zero non esiste, per quanto si faccia, e un margine di rischio va quantificato e accettato perché inevitabile (sia quello umano che quello naturale).
    Ma non è sufficiente dire che non c’è tecnologia senza rischi. Il problema del rischio nucleare è di ordine qualitativo, non quantitativo.
    Ipotizziamo il disastro più terribile in una centrale tradizionale, termoelettrica, o idroelettrica (Vajont!). Quando si finisce di contare i morti, il discorso è finito. Per un disastro in un impianto nucleare (sia per il reattore che per i depositi di scorie radioattive), questo discorso non sarà mai finito. A Chernobyl continua, in Giappone continuerà per decenni. E impegnerà anche le prossime generazioni,e anche in termini economici non si finirà mai di pagare.
    Questo è il cuore del problema, incontrovertibile ed ineludibile.
    Io ho speso con le sostanze radioattive tutta la mia vita professionale: conosco bene sia i grandi benefici che i possibili danni della radioattività. E negli anni ho maturato le considerazioni suesposte, a partire da Chernobyl e assai prima di Fukuscima.

    Per ora il programma nucleare sembra accantonato. I partiti al governo devono lasciare passare l’ondata emozionale, e intanto non avere impacci in vista delle prossime amministrative.

    Avanzo una proposta. Proponiamo un piano per dirottare i fondi destinati al nucleare (sono solo virtuali, ma ci sono) allo sviluppo delle energie rinnovabili. Cominciano a non essere più una chimera.

    Chiediamo anche risorse da investire nei risparmi energetici, con stanziamenti ad hoc (nazionali, regionali, enti locali). Quanto calore si spreca negli edifici pubblici? (porte aperte, finestre aperte negli ambienti surriscaldati, mancata manutenzione, ecc.)

    E, scusate, facciamone anche un problema etico. A pensarci bene, lo spreco è una forma elementare di violenza.

    Tanti cordiali saluti

    Maurizio Bestagno

  7. Roberto ha detto:

    : “Purtroppo come sempre accade i giochi di potere ostacolano l’evoluzione e il bene dell’umanità !” Questo è il punto.
    Spiegatemi perche sono sempre in sintonia con stellina pur non conoscendola.

  8. roby ha detto:

    mas adesso che non si fanno piu le centrali nucleari cosa si fa ?

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