Non sono miei gli scatoloni

Laura Castelletti, 8 settembre 2013 » cultura, mi piace

vi chiederete “che fa la castelletti, ci mostra gli scatoloni di un trasloco? sai che interessanti!”. ebbene si, sono gli scatoloni che in questi giorni ingombrano gli uffici della cultura e dei musei (speriamo non me ne voglia troppo la direttrice dei musei per il caos che momentaneamente ho prodotto) e sono il segno evidente di un trasloco che ho immaginato e desiderato dal primo giorno. sono quelli dell’assessorato al turismo che fino a pochi giorni fa aveva sede in uno stanzone al primo piano di un palazzo affacciato su piazza loggia, e ora sono a santa giulia.

 

 

Ho voluto io metterli insieme, è indispensabile che cultura/musei/turismo respirino la stessa aria, si scambino costantemente informazioni (al tavolo delle riunioni come davanti al distributore dell’acqua), rafforzino il loro legame, sperimentino un linguaggio comune. Senza questa quotidianità, questo gomito a gomito costante, senza una progettualità continuativa non possiamo iniziare quel lavoro di promozione della città necessario per rilanciare Brescia.

Intanto non ho lasciato riposare neppure la delega SmartCity e lì si lavora al City Branding, altro obiettivo che ho in testa da tempo e ampiamente condiviso con Sindaco e Giunta.

 

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One Response to “Non sono miei gli scatoloni”

  1. Corrado ha detto:

    Interessante l’idea. Fare City Branding è una delle operazioni più intelligenti che una città possa fare, ci vuole tempo, dedizione, programmazione e collaborazione tra i dipartimenti; ma sopratutto coinvolgimento delle realtà cittadine che operano sul territorio. Il Comune non deve sobbarcarsi di progetti che poi dovrà appaltare, ma delegare le realtà produttive alla partecipazione di progetti di qualità che nascono dal territorio.
    Berlino è una City Branding perché gli artisti si sono raggruppati per scambiarsi idee e realizzare progetti. Londra lo è sempre stata, prima perché capitale dell’impero poi per l’effervescenza culturale e musicale. Los Angeles perché città libertaria e trasgressiva al servizio del cinema.
    Milano per la moda e per la pubblicità. Venezia per l’aria romantico/decadente e per la Biennale. Ecc.
    E Brescia? Qual’è la sua vocazione?
    Ebbi modo di scrivere un commento dove dicevo che le realtà culturali di Brescia dovrebbero scrive un Manifesto della Cultura della Città. Credo che sia arrivato il momento di spargere concime sull’humus culturale della città, sono convinto che in breve si manifesteranno gruppi di idee che presenteranno progetti molto interessanti. Diamoci da fare!

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