Non solo all’Arena di Verona il Terzo Paradiso #BresciaCambia5

Laura Castelletti, 30 gennaio 2017 » Arte e Spettacolo, mi piace

Questa sera a Che tempo che fa uno degli ospiti è stato l’artista Michelangelo Pistoletto. Una lunga chiacchierata su arte, artisti, contemporaneità e … Terzo Paradiso.

Si è soffermato in particolare sul terzo Paradiso che verrà inaugurato lunedì all’Arena di Verona. Una nuova formulazione del progetto realizzato in 800 modi diversi in altrettanti luoghi della Terra.

 

 

Ma che cos’è il Terzo Paradiso? Pistoletto lo descrive così:

È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altro genere di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune.

Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale.
Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita.

Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità.

Michelangelo Pistoletto, 2003

 

 

 

Perché scrivo di questo? Per ricordarvi chi anche a Brescia, nel maggio 2015, Michelangelo Pistoletto ha portato il suo progetto. Potete vedere liberamente la sua opera nel Viridarium del Museo di Santa Giulia, non è l’unica in città.

 

 

Il Comune di Brescia con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Brescia (sono stati loro i primi promotori) e la Fondazione Brescia Musei, con il sostegno di Nord Zinc, ha promosso e aderito nel 2015 al progetto “Terzo Paradiso – Coltivare la Città” ideato da Cittadellarte – Fondazione Michelangelo Pistoletto.

 

 

La nostra città si è lasciata coinvolgere con ben sei spazi pubblici, nei quali sono state realizzate sei installazioni, fra loro collegate in un percorso espositivo, a partire dal Museo di Santa Giulia per arrivare in  altrettanti spazi pubblici di centro e periferia: il Parco dell’Acqua, Palazzo Martinengo alle Palle di via San Martino della Battaglia sede dell’ordine degli Architetti e le scuole Chizzolini di Chiesanuova, San Polo 1 di via Sabbioneta e Lana di via Zadei.

 

 

Ogni installazione è stata realizzata con stili e materiali molto diversi fra loro: da palline da tennis in feltro o lattine in alluminio riciclato per le opere presenti nelle scuole, a metallo trattato a Palazzo Martinengo e gomma naturale miscelata con resine per il Parco dell’Acqua.
A Santa Giulia le cose sono andate diversamente, l’artista ha  osato un connubio fra reperti del museo dall’epoca romana a quella rinascimentale e acciaio inox, che disegnano i tre cerchi su due piani, orizzontale e verticale, nello spazio suggestivo del Viridarium.

 

 

E’ la perfetta sintesi di ciò che la nostra città vuole essere: radici e contemporaneità.
Le 6 installazioni sono rimaste visibili  visibili ad ingresso-per alcuni mesi, ad eccezione di quelle di Santa Giulia e Parco dell’Acqua, pensate per avere natura permanente.

 

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