Lettera sullo Scoutismo

Laura Castelletti, 22 luglio 2010 » mi piace, pensieri in libertà
il mio capo scout di quando ero ragazzina (il tuo  capo resta il tuo capo anche quando sei cresciuta!) mi ha segnalo la lettera che, con altri educatori, ha inviato ai giornali locali. alla sua chiamata rispondo condividendo con voi il testo scritto.
scautismo, educazione tra natura, comunità e fede
chi fa educazione può disinteressarsi del mondo che lo circonda? il contesto socio-ambientale non pesa comunque sulla sua azione?
è innegabile l’insistenza e a volte la drammaticità con cui oggi viene posta la domanda di educazione. le tradizionali «agenzie» educative, dove più, dove meno, appaiano in difficoltà e in alcuni casi giacciano in una situazione d’impotenza. la famiglia, la scuola, gli oratori cercano risposte nuove, mentre i giovani, delusi da quasi tutto, si aggrappano al web.

l’agesci, l’associazione delle guide e degli scout cattolici italiani, è un’associazione educativa, fatta di volontari. s’ispira all’opera di baden-powell, un inglese degli inizi del secolo scorso, che ha dato origine ad un movimento ormai diffuso in tutto il mondo. in italia gli scout sono più di 180.000 e coinvolgono tutte le fasce di età dell’universo giovanile, dagli otto anni in su.
nel 2007 si è celebrato il centenario dello scautismo bresciano, occasione importante, per verificare, con la società religiosa e civile, con i sindaci della città e della provincia, l’attualità e i valori di questo fare educazione.
è apparso chiaro come lo scautismo sia ben radicato nella nostra provincia, abbia solide tradizioni, continui ad attrarre i giovani ed a godere della fiducia di molti genitori. in tanti apprezzano la forza di un metodo totalmente orientato alla formazione.
lo scautismo si regge su due aspetti fondamentali e su due scommesse. i due aspetti sono la natura e la comunità, le due scommesse sono l’autoeducazione e la professionalità gratuita.
da questi aspetti, dalla volontà di vincere queste scommesse, nascono i presupposti e le esigenze socio-ambientali della proposta scout. i capi, cioè i diretti responsabili dell’attività educativa, non possono e non devono disinteressarsi di quei fenomeni che, modificando il contesto ambientale, facilitano od ostacolano la loro azione. per i capi la conoscenza e la valutazione della realtà sociale, il sostegno o la resistenza a ciò che condiziona la pratica educativa sono doveri imprescindibili.

la «missione» del capo-educatore è il grande gioco vissuto con i ragazzi, un gioco quotidiano, che trasforma ogni esperienza del ragazzo, che dà un sapore nuovo al suo esistere: così il capo educa, così realizza lo scautismo. ma la sua ingenuità sarebbe intollerabile, se egli non capisse che il contesto ambientale, plasmato dalla volontà umana, agisce prima, dopo e durante il suo fare educazione.
la natura è l’ambiente nel quale lo scout, l’esploratore (come dice la parola) scopre se stesso e scopre il mondo che lo circonda o, più esattamente, è il luogo nel quale egli comprende le proprie radici e la struttura della realtà. si tratta di riscoprire, senza ingenuità, un mondo originario dal quale ognuno emerge ed al quale tutti intimamente apparteniamo. per questo lo scout cerca di andare nella natura «leggero», come un ospite che deve percorrere i luoghi della sua esperienza senza turbarli, con il minimo indispensabile per sopravvivere e per capire. per questo lo scautismo è preoccupato del rispetto e della conservazione della natura e collabora con chi agisce in questo senso, contrastando quanti, alla natura, fanno violenza.
la comunità è l’altro «luogo» fondamentale dello scautismo, un luogo che, come la natura, è al tempo stesso fisico e spirituale. la comunità non è il gruppo di amici, la squadra con cui si gioca, certo, è anche questo, ma nella comunità scout si entra con una promessa, si vive con un impegno. la convinzione è che l’uomo cresca solo con gli altri, in un dialogo formativo che sa valorizzare le autentiche ed universali potenzialità di ciascuno. la comunità guida ed accompagna, sostiene e pretende, ma, valorizzando ciò che è autenticamente umano, combatte ogni discriminazione culturale e religiosa, frutto di diversità etniche o sociali.
il metodo scout crede che l’affermazione paradossale «nessuno educa nessuno, ognuno educa se stesso» abbia un fondamento di verità. se l’educazione non può ridursi all’addestramento, ma deve essere consapevole e liberante, allora anche l’autoeducazione, cioè l’educazione attraverso la responsabilità, è autentica. tutti gli scout, dai più piccoli ai più grandi, si educano, perché imparano ad assumere piccole o grandi responsabilità, verso se stessi e verso gli altri. per questo ogni forma di disimpegno e di «alienazione», nel sociale come nell’individuale, deve essere combattuta dal capo scout.

L’ultima scommessa dello scautismo è la professionalità gratuita. I capi-educatori non vogliono essere dei dilettanti: persone animate da buone intenzioni, ma prive di consapevolezza critica o di conoscenze metodologiche. L’Associazione esiste nel perseguimento dei valori espressi nel Patto Associativo, documento fondativo dell’Agesci che chiama a garantire la costante formazione dei Capi ed il confronto aperto ed approfondito sulle dinamiche educative.
Ma questo non significa che il Capo scout possa abbandonare la sostanza stessa della sua attività: il vivere in comune con i propri ragazzi, come un fratello più grande, che tutto condivide ed apprezza: un adulto ancora capace di credere e di crescere nel grande gioco dello scautismo. Questo è lo spirito di servizio, questa è la dedizione gratuita alle generazioni future, che ogni scout cerca di realizzare.
L’Agesci associazione cattolica, manifesta la sua cattolicità e la sua fede non solo nell’educazione alla fede, ma anche nella metodologia educativa con strumenti metodologici specifici. La responsabilità dell’iniziazione cristiana è consapevolmente ed esplicitamente assunta da tutta l’Associazione, soprattutto nella nostra Diocesi; tale responsabilità è vissuta con le caratteristiche tipiche e proprie della spiritualità scout che mette al primo posto la centralità della persona in un’ottica di progressione personale unitaria, graduale e globale.
La spiritualità scout è la spiritualità dell’uomo e della donna «che scelgono di giocare la propria vita secondo i valori proposti dallo scautismo, di voler essere uomini e donne che indirizzano la propria volontà e tutte le loro capacità verso quello che hanno compreso essere la verità e il bene, di annunciare e testimoniare il Vangelo, di voler essere membri vivi della Chiesa, di voler attuare un proprio impegno di servizio».
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Cristina Santoro, Diego Zanotti
e don Alessandro Camadini
Responsabili e assistente ecclesiastico
di Agesci Zona Brescia
Sara Marmaglio, Massimo Lorandi
e don Giancarlo Pianta
Responsabili e assistente ecclesiastico
di Agesci Zona Sebino
Giancarlo Turati
Presidente del CdA
della Fondazione San Giorgio Onlus
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One Response to “Lettera sullo Scoutismo”

  1. sMarti ha detto:

    “Scout un giorno, Scout per Sempre..”

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