Lettera dalla scuola che avanza (di Veronica Pede)

Laura Castelletti, 17 ottobre 2010 » mi piace, scuola/università
cara laura,
mi hai chiesto di raccontarti qualcosa della scuola pubblica – anno domini 2010.
capisci bene che ho dovuto lasciar passare qualche settimana per riuscire non dico a farlo, ma solo a provarci: il compito é arduo. ma eccomi qua, orsù. un bel respiro profondo e via.
credo che la scuola, consentimi di utilizzare una metafora non particolarmente originale, si possa considerare come una sfera di cristallo dove ogni persona dotata di buona capacità visiva e di stomaco forte (nonché nervi saldi) può vedere riflesso il volto della società che é e che sarà. ecco perché mi sono appena fatta una settimana di mutua (blindata in casa agli arresti domiciliari, come prevede il nostro ministro brunetta): purtroppo ci vedo benone, leggo financo i tarocchi, figurati, ma non ho uno stomaco di ghisa. e adesso ti racconto cosa vedo.
vedo… vedo…
vedo scuole in possesso di lavagne multimediali, ma senza banchi e sedie sufficienti per tutti gli alunni.
vedo insegnanti accompagnare gratuitamente i ragazzi in visita d’istruzione, gratuitamente perché gli é stato detto che non verranno pagate le ore straordinarie (itis gardone val trompia).
vedo classi che, quando manca l’insegnante, vengono dichiarate “in autogestione” perché non ci sono i soldi per le supplenze (liceo calini).
vedo genitori che si organizzano con pittura e pennelli e si trovano nel tempo libero a dare una mano di vernice alle pareti delle aule (liceo leonardo).
e poi vedo una cosa non avrei mai pensato di vedere, cioé che don lorenzo milani, che all’inizio della mia carriera di insegnante mi appariva un po’ come un pezzo da museo, é tornato attuale.
lui e la sua battaglia alla scuola classista degli anni sessanta, dove il figlio del farmacista accedeva alla scuola media o al ginnasio mentre gli altri inesorabilmente confluivano (quando ci riuscivano) nell’avviamento professionale. e’ tornato dannatamente di moda, cara laura, e ti assicuro che dalla trincea sulla quale combatto, il glorioso ipsia “zanardelli” di gardone val trompia, si scorgono scenari per i quali mi sento di dirti, di dirvi, occhio ragazzi che fra un po’ qua torna attuale anche charles dickens.
sai che uno su due degli iscritti a tecnici/professionali, nel biennio, non supera l’anno?
mi dirai: beh, non studiano, é giusto fermarli. e’ attuale, oltre a don lorenzo, anche il verbo “fermare”.
per carità. niente in contrario al fermarsi, capirai. ogni tanto fa bene. a patto, però, che si sia in possesso di una strategia, che si effettui che so, un “pit stop” o qualcosa del genere.
ma nella scuola pubblica anno domini 2010 non si vede niente di tutto ciò, credimi. gli studenti “indebitati” (anche questa c…o di espressione del “debito formativo” mi ha proprio rotto) vengono al massimo tenuti a bagnomaria per 2-4-6 ore, come se questo bastasse a risolvere il problema di un 2 in fisica/mate/eccetera, gli studenti “sospesi” (carina anche questa non trovi???? “color che son sospesi”… con questo senso di ignavia… di indeterminatezza…) idem con patate, anche se l’arte di arrangiarsi nella quale l’italia eccelle (altro che moda e design) produce idee creative, ad esempio quella del calini che organizza corsi di recupero estivi utilizzando studenti grandi, oppure quella dell’associazione che mi onoro di presiedere, euthymia, che coordina diversi progetti di mentoring integrato in alcuni importanti istituti tecnici della provincia.
e i fermati?
niente. si fermano. stop, e basta.
ci fosse un cane che si ponesse il problema di che diamine fargli fare, una volta fermati. che so: “andiamo a vedere che cosa c’é che non funziona, se si tratta di lacune/mancanza di comunicazione/rottura col moroso-morosa. cioé: sarebbe come se, in ospedale, le persone venissero “fermate” lì¨ ad aspettare di guarire per i fatti loro. mi capisci che allora succede quanto segue: chi ha il figlio che si “ammala” e si può permettere consulenze e/o “cliniche private” (parliamo di 4mila euro all’anno, di cui un millino cacciato dalla regione) lo fa; gli altri alimenta quel fenomeno che é lugubre ma appropriato chiamare “mortalità scolastica”.
non é per buonismo spicciolo che ti scrivo queste cose. e’ perché mi chiedo, continuamente, come diavolo questo paese possa uscire dalla crisi se non lavoriamo sulle nuove leve.
vabbé, ho già scritto troppo. il web é di poche parole.
un abbraccio, a presto
veronica
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4 Responses to “Lettera dalla scuola che avanza (di Veronica Pede)”

  1. Nikbarte ha detto:

    E’ il solito cane che si morde la coda. Apparentemente “mancano” soldi (certamente questo primo punto andrebbe ampiamente approfondito ed indagato perchè non é chiaro a molti il bilancio dello stato) questo pare evidente, … ma mancano persino coscienza e maturità negli studenti (forse ancora di più nei loro genitori che fungono da esempio per le giovani generazioni). Per il primo punto credo che le Istituzioni, ed in particolare chi amministra i soldi “Pubblici”, debbano tutelare il futuro con tagli verso le voci di spesa futili e non necessarie e re-indirizzare le risorse economiche ed umane a sostegno e consolidamento delle basi fondamentali della nostra società e dell’intero paese (guardiamo a medio lungo termine). La cultura é una di queste (… ovviamente per cultura non intendo calcio, grande fratello, ecc…).
    Di esempi virtuosi all’estero ne abbiamo anche più di uno dal quale attingere idee e prendere basi su cui riflettere seriamente.
    Coscienza e maturità degli studenti: chi fosse ancora indeciso se voler maturare, diventare un vero adulto, o non fosse interessato a continuare gli studi e a preparare le proprie facoltà mentali per l’età adulta (non per difficoltà economiche o ragioni fisiche o mentali) potrebbe essere invitato a fare una esperienza di vita (gita, viaggio studio, erasmus, …. grazie alla scienza del Marketing il nome azzeccato si troverà) in un paese del terzo mondo, presso una missione umanitaria all’estero (a scelta), … ne abbiamo tanti a poche ore di viaggio dall’Italia.
    Il confronto forte e diretto con la realtà del mondo che ci circonda e di cui facciamo parte, in molti ha fatto scattare un meccanismo biologico / psicologico di ripensamento delle proprie idee sulla vita. Nel corso della gita, viaggio studio (di durata non inferiore ad una vacanza estiva – quindi minimo 4 settimane), si dovrà naturalmente immergersi nei modelli di vita locali e si dovrà vivere come le persone che, per studio, si andrà ad aiutare.

  2. Claudio Cominardi ha detto:

    E non è finita: i problemi relativi allo sforamento del Patto di Stabilità che di fatto stanno mettendo in ginocchio tutti i nostri comuni, ri riversano sulla scuola troncandone l’offerta formativa con conseguenze devastanti. Non solo si tagliano importanti opportunità progettuali, ma si distruggono anche quelle che nel frattempo si erano costruite. Ciò è inammissibile, eppure è reale.

  3. Nikbarte ha detto:

    P.S. In Africa, India, ecc… (paesi DAVVERO poveri), con le cataste di sedie e banchi raffigurati in questo post, ci costruiscono aule e scuole.
    Se ne fregano se hanno griffe sui banchi o simboli di partito.
    Nei paesi emergenti forse mancherà la conoscenza, la materia prima, i beni di prima necessità, ma di certo NON manca la voglia, non mancano le idee e l’energia per riscattarsi e vivere meglio. Tutto ciò invece sembra mancare in molte persone (giovani e meno giovani) del nostro paese. Se uno dalle nostre parti fora semplicemente un pneumatico, qui aspetta il carro-attrezzi.
    In Africa (soprattutto nel deserto), chiunque sa mettere mano alla propria autovettura per riparazioni ben più delicate del semplice cambio di pneumatico.
    Iniziamo ad esportare (o barattare) ciò che abbiamo/sappiamo e ad importare ciò che non abbiamo/sappiamo (fosse anche la cultura, la voglia di vivere, il saper fare, la coscienza collettiva verso il nostro pianeta, ….). La crescita o il crollo di un paese o sistema, dipende spesso dalle motivazioni e dalle idee. Chi vuole vincere, la notte prima di una competizione sogna la vittoria…. e mette a frutto grazie ad un semplice sogno (e profonda motivazione), mesi e mesi, anni e anni di dura preparazione e allenamenti.

  4. Benzo ha detto:

    Tutti noi, ai tempi della scuola, abbiamo visto lo stato di degrado e abbandono intorno a noi! Salvo poi ricrederci, una volta finito il nostro percorso, rendendoci conto che chi ci ha seguito si è trovato in condizioni peggiori… nonostante decine di riforme, la scuola sta sempre peggio…

    Da ex-studente, con un naturale odio per i professori, posso dire che la maggioranza merita la stima di tutti perchè, in modo spesso spontaneo e gratuito, si è fatto di carico di aiutarci, di risolvere i nostri problemi, di farci crescere…

    Servirebbero investimenti di lungo periodo, un ministro dell’istruzione che capisca qualcosa d’istruzione e perchè no, un pò di creatività!!!

    B.

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