La vita è dura? Bastante

Laura Castelletti, 14 gennaio 2010 » politica

Scrivo da Roma. Sono venuta alla presentazione del documetario di Luca Josi su Bettino Craxi. Qualcuno dirà “ma non lo avevi già visto in anteprima lunedì a Brescia?”. E’ vero ma Luca è Luca, un carissimo amico e non potevo mancare alla presentazione ufficiale. Per lui è un momento importante. Anche questo, come altri in passato, merita di essere condiviso. Sento poi di doverlo alla mia storia di socialista, alla memoria dell’ultimo leader del mio partito (quando un partito lo avevo). Non ho idea di come andranno le cose in questa bella serata romana. Sarà un momento catartico? Ribollirà nelle mie vene, ancora più forte,  la solita passione politica? Rivedrò tante facce di allora? Incontrerò  nuovamente amici e compagni scomparsi da tempo dal mio orizzonte? Mi verrà un conato nel rivedere qualche voltagabbana che ha abbandonato la nave mentre affondava e si è riciclato altrove?  Qualche faccia ho la piacevole certezza di non rivederla lì (quando scrivo lì intendo  dire al teatro Capranica dove si svolgerà la proiezione). Immagino ci sarà una fauna delle più varie,  come sempre accade in queste situazioni. Dai rappresentanti delle istituzioni ai vecchi socialisti, dai soliti tromboni ai nuovi riabilitatori dell’uomo con la X nel cognome.  Domani, è certo,  giornali e televisioni daranno ampio spazio all’appuntamento visto i contatti avuti da Luca in questi giorni (sono stata con lui lunedì pomeriggio e la sera, il numero di telefonate di giornalisti  e politici interessati alla serata mi ha fatto pensare di trovarmi in compagnia di  un centralinista!). Proverò a darvi anche la mia versione o visione.

Dell’anteprima di lunedì sera a Brescia non ho ancora scritto, succede sempre così quando si tratta di momenti organizzati da me. Sento la responsabilità, sono tirata come una corda di violino e difficilmente riesco a prendere appunti sulla moleskina. Appunti mentali non parliamone. Preferisco chiedere aiuto a qualcuno dei ragazzi presenti.Trovo sempre disponibilità e mi piace. Questa volta è Andrea Poli che mi ha promesso di scrivere. Ha un esame lunedì e quindi pazientemente attenderò il suo materiale.

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2 Responses to “La vita è dura? Bastante”

  1. Lorenzo Cinquepalmi ha detto:

    Non usavamo la banca d’Italia….
    oggi, su la stampa, a proposito della destinazione dei fondi occulti del Partito Socialista.
    La visione del bel DVD di Iosi, lunedì sera, mi ha confermato, se mai ne avessi avuto bisogno, la convinzione che Craxi, di tutti i fondi raccolti dal partito, non ha mai personalmente approfittato (cosa peraltro riconosciuta in più di un atto giudiziario). Infatti, non solo si percepisce un tenore di vita del tutto ordinario, ma si capisce perfettamente che colui che è stato uno degli uomini più potenti d’Italia, uno dei leader del mondo, non poteva permettersi il jet ambulanza e il ricovero in una delle cliniche degli Emirati Arabi dove, al riparo da qualsiasi rischio di estradizione e con una qualità di cure superiore a quella delle cliniche svizzere, gli avrebbero salvata la vita.
    L’articolo de La Stampa, che riproduco di seguito, ci spiega dove, almeno per quel che riguarda Bettino Craxi, finivano i soldi.

    FABIO MARTINI
    ROMA
    Di quei soldi Bettino Craxi non parlò mai in pubblico, neppure una volta. Di quelle tangenti che lui aveva «girato» negli anni a una gran quantità di partiti e di movimenti di liberazione in giro per il mondo, l’ex leader socialista parlava soltanto con i figli, con i compagni di una vita.

    Fece un’eccezione nel dicembre del 1999. Craxi era reduce da una brutta operazione e durante quella dolorosa convalescenza ad Hammamet era andato a trovarlo Francesco Cossiga. E il contenuto di quel colloquio l’ex Capo dello Stato rivelò in una intervista semiclandestina a Raisat Extra: «A un certo punto gli dissi: caro Bettino, io so a chi è andata una fetta di denari prodotti dal finanziamento…. E lui, davanti al caminetto, me lo ricordo con la coperta, mi rispose: “Io non posso mischiare le mie vicende giudiziarie con grandi cause di libertà e di liberazione”». Ma ora, per la prima volta, di quel cospicuo flusso di denaro «sporco» a sostegno di cause di libertà, di partiti clandestini e di movimenti di liberazione, si sa qualcosa di più: nel corso di una lunga chiacchierata – ben 18 ore di girato, che Craxi fece nella casa di Hammamet con Luca Josi – l’ex presidente del Consiglio raccontò diversi dettagli di quel filone: «Per molto tempo aiutammo i socialisti spagnoli in clandestinità», «i portoghesi», «aiutai alcuni compagni cileni a salvarsi dalle grinfie della dittatura».

    E finanziamenti, racconta Bettino, andarono all’Olp, a movimenti dell’America Latina, persino ai somali contro gli eritrei. E con un filo di autoironia Craxi chiosa: «Beh, una parte del nostro finanziamento illegale andò a movimenti e a personalità che lottavano per la libertà, ma certo non utilizzavamo la Banca d’Italia per trasmettere loro del denaro, non veniva emessa regolare fattura…». Il racconto su questo tipo di finanziamenti fa parte della lunga intervista rilasciata nel 1997 da Craxi a Josi, che è entrata a far parte del documentario di 45 minuti che è stato proiettato ieri sera al Cinema Capranica di Roma alla presenza di amici e di politici, mentre un’altra parte del registrato farà parte del libro-dvd «Craxiana» che Josi pubblicherà in aprile. Ma oltre ai movimenti ricordati da Craxi nell’intervista, il Psi ne aiutò molti altri. E anche assai significativi, come racconta Cossiga nel suo libro «Italiani sono sempre gli altri» e come ricorda il figlio Bobo: ebbero aiuti Solidarnosc, il sindacato polacco cattolico e anticomunista, gli esuli cecoslovacchi, il radicale argentino Alfonsin, il brasiliano Lula, il peruviano Garcia, l’uruguagio Sanguinetti, Perez in Venezuela.

    Dunque aiuti a movimenti antifascisti e anticomunisti, ma – ecco la sorpresa del Craxi «garibaldino» – anche a movimenti guerriglieri di ispirazione comunista (ma anti-Usa) dell’America Latina, come i Sandinisti o il Farabundo Martí. Nel 1973, poco dopo il golpe di Pinochet, l’allora sconosciuto Craxi andò in Cile alla ricerca della tomba del socialista Salvador Allende, ma nel cimitero di Santiago fu fermato da un poliziotto, che gli intimò di andarsene con queste parole: «Un altro passo e sparo». Ha raccontato Antonio Ghirelli, portavoce del Craxi premier, nel film «La mia vita è stata una corsa»: «Appena divenne presidente del Consiglio, volle andare a Buenos Aires: ricordo un’immensa sala, dove c’erano sindacalisti di tutti i paesi del Sud America.

    Chiesi a un compagno argentino: “Come mai fate tanta festa a Craxi?”. E lui: “Come mai? Ma sono dieci anni che questo ci aiuta politicamente e finanziariamente”. Quando arrivò Bettino ci fu una standing ovation che durò tre minuti. Alla fine, per dire che tipo era Bettino, andai da lui e gli chiesi: “Posso parlarle?”. E lui: “Ma no, lascia perdere”». E negli ultimi tempi della sua vita, al figlio Bobo che gli chiedeva perché non parlarne pubblicamente, lui rispose: «Non ho detto nulla di quei soldi, quando li ho dati per cause di libertà: vorresti che lo rivelassi adesso, per farmi bello e difendermi?». E al suo avvocato Giannino Guiso vietò di parlarne, nonostante si fosse offerto di dare testimonianza di quegli aiuti sotto banco un personaggio conosciuto in tutto il mondo: Lech Walesa.

  2. Celso Vassalini ha detto:

    Cortese Laura Castelletti, gradirei di essere ospitato dal Suo Giornale con questa mia riflessione che è anche parte della mia storia, in quanto uomo di cultura Socialista.
    Nella storia dell’uomo, è successo a gente molto meglio di Craxi e molto peggio di Craxi: Craxi muore tecnicamente da latitante. Dopo tanti anni dalla sua morte questo termine non è più adatto. Craxi fu certamente un politico di primo ordine, di prima grandezza, ma che probabilmente sottovalutò, non seppe valutare a pieno la conseguenza di alcune sue scelte. Poi sono personalmente convinto che a quel discorso nel 1992 alla Camera dei Deputati vi fosse stato qualcuno che si fosse alzato, per condividere quelle affermazioni rispondenti alla realtà, forse le cose potevano andare diversamente. Anche se ritengo che sul punto dell’esiliato o del latitante si dovrebbe ora fare definitivamente chiarezza. Se fosse stato un latitante il Governo italiano e la magistratura avrebbero dovuto perseguirlo e arrestarlo. Questa è la condizione reale giuridica di in rifugiato politico, che perseguitato nella sua patria trovò ospitalità e protezione da un Governo, come quello tunisino, amico, che aveva normali rapporti diplomatici con il nostro paese. Quindi la sua condizione reale è questa, quella di un rifugiato politico protetto da un governo amico dell’Italia, perché in Italia era perseguitato quello che era la dizione del tempo, era nei suoi confronti ben più di un fumo di persecuzione, ma apparenza di persecuzione. Il teorema sul quale è stato condannato cioè non poteva non sapere ciò che chiunque nel partito faceva, approfittando del finanziamento illecito, magari per scopi personali. Be, questo è un teorema assolutamente falso. Non c’era stato solo una dilatazione di finanziamento illecito nella realtà soprattutto del governo locale, dunque provincie e regioni e comuni, gli enti locali. Ciò era la conseguenza di due fattori diversi: il primo è stato quel processo di democratizzazione senza obiettivi, la moltiplicazione di luoghi decisionali, consigli di zona, consigli sanitari, consigli di unità scolastiche, la moltiplicazione di enti locali in tutti quei luoghi nei quali qualcuno aveva una responsabilità. Cittadini venivano investiti di responsabilità e purtroppo spesso questa responsabilità è stata trasformata in un potere di veto o di ricatto o di estorsione, nei casi peggiori. Quindi c’era stata una dilatazione della corruzione, soprattutto ripeto a livello locale. E il secondo aspetto, cambia completamente lo scenario politico mondiale, crollano i muri, il nemico di un tempo cioè il comunismo non è più il nemico agli occhi dell’occidente e questo libera certamente delle forze e creerà una situazione politica italiana certamente fatto nuovo, in cui forze anti-sistema, il Movimento Sociale post fascista, la Lega forza nuova di quell’epoca già aveva preso l’8% e da allora ad oggi non si muove da li. E il partito Comunista come potenziale interlocutore non è più guardato come forza anti sistema anche agli occhi della Regina di Inghilterra. Se riusciamo a fare sintesi, intrecciando le varie analisi che in questi giorni appaiono, ci avvicineremo molto, secondo me, alla verità storica; ma occorrerebbe fare sintesi delle cose che appaiono, la reazione dei poteri forti, dei poteri finanziari c’è stata irruzione di un fattore assolutamente inaspettato, irruzione della forza per quanto ammantata di legalità, si tratta di irruzione della forza che ha sconvolto i giochi politici. E c’è stata una sottovalutazione o una non perfetta comprensione, da parte di Craxi, delle conseguenze dei crolli dei muri e una certa superbia nell’affrontare la questione comunista. E’ l’insiemi di questi fattori che spiega quello che è successo. E tutto questo non stupisce di Craxi, che era un uomo di grande visione del futuro, secondo me, la fine dell’Unione Sovietica, il rapporto con mondo Arabo ecc.. Craxi creò il primo Ministero dell’Ambiente in questo paese, il primo Ministero per le Pari Opportunità, ecc. Poi volevo fare una osservazione che ho sentito in questi giorni, perché mi pare sia un modo di non rendere adeguato riconoscimento a Craxi, quello di dire: ci basterebbe fosse considerato come l’On. Berlinguer o come l’On. De Mita. No, Craxi è stato molto di più di Berlinguer e di De Mita che sono stati dei politici di grande rispetto, però sono stati leader di partito, essenzialmente non sono stati altro che questo, non hanno inciso nella realtà italiana, non hanno cambiato il modo di governare e attraverso il governo anche fatti importanti della società italiana. Craxi è stato ben più grande, è stato un uomo che ha agito, che ha cambiato, che ha fatto, oltre essere stato un leader politico come De Mita e Berlinguer è stato un uomo di Stato in senso proprio. E lo è stato quando era, qui in Italia, e secondo me è stato grande anche nel rifugio tunisino e rimase come un punto di dissenso, di contestazioni contro molti vizi nazionali. Contro la cultura dell’odio, ma anche quella dell’ipocrisia e anche contro quel perbenismo. Ecco, Craxi era anti borghese in questo senso. Contro quel perbenismo tipicamente borghese che purtroppo permea una parte importante della nostra società, della nostra cultura che non vuole mai andare a fondo nelle questioni. No, lui rimane un punto di contestazione e in questo sta la sua grandezza, oltre essere stato un grande uomo di Stato. La storia del nostro paese, delle nostre città, nonostante quello che noi forse pensiamo, diciamo, è una storia molto drammatica; ecco, non è la storia di Alberto Sordi, per esempio. Tant’è vero tragica, tant’è vero che noi abbiamo due eventi drammatici che si ricollegano con le vicende che ho descritto. E’ la morte dell’On. Aldo Moro, anche la morte dell’On. Enrico Berlinguer hanno un taglio drammatico. E poi la fine della vicenda dell’On. Presidente Benedetto Craxi. Noi abbiamo bisogno di sbarazzarci delle categorie dell’odio e di quelle dell’amore: qui non si tratta di far ricorso a queste due categorie. Per riesaminare la vicenda, che non è la vicenda di Craxi, è la vicenda nostra, della storia del nostro Paese, abbiamo bisogno di ricorrere alla categoria della ragione. Lasciamo stare l’odio e l’amore e cerchiamo di capire meglio di quanto è stato fatto finora, cosa ha rappresentato Craxi, le sue idee e i suoi progetti e anche le cause del suo fallimento è la storia del nostro Paese. Sarebbe stato meglio se alcune di quelle ipotesi avessero trovato un elemento positivo, come io auspico, per il bene delle nostre città e per gli uomini e donne onesti che tengono nel loro cuore i valori fondanti per il bene dei propri cittadini.
    Celso Vassalini.

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