La tre giorni della scuola di politica #YpBPr (di Benzo-Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 16 ottobre 2012 » mi piace, politica

i tre giorni della seconda edizione della scuola di politica #ypbpr mi hanno profondamente caricato.

già la prima edizioni, a dirla tutta, era stata entusiasmante, come ho raccontato lo scorso settembre

questa volta però, stefano ambrosini, che l’ha organizzata, si è superato. tre giorni intensi, in cui insieme a 65 compagni di viaggio e 20 docenti fra più rinomati in circolazione, ho partecipato a workshop e sessioni plenarie davvero interessanti.

non solo docenti preparati e argomenti d’attualità, ma un clima in cui, tutti insieme, abbiamo sognato di poter fare qualcosa di bello per le nostre comunità, portando innanzitutto un concetto di politica e di amministrazione profondamente differente da ciò che gli ultimi eventi di cronaca hanno fatto passare per la normalità.

fra i 65 partecipanti under35 vi erano tanti sindaci, amministratori locali, studenti, appassionati di politica o semplicemente cittadini, tutti insieme per studiare, imparare, confrontarsi ed ascoltare. non importava quale fosse la propria provenienza politica, ciò che contava era apprendere nozioni, schemi, concetti che ci potessero aiutare a migliorare le nostre comunità.


 

quattro sono stati i temi ricorrenti nelle tre giornate di lezioni: #smartcity, #opengovernment, #partecipazione #tecnologia

claudio forghieri ha trattato il tema delle smart city calcando la mano su molti dei concetti su cui la nostra associazione lavora da anni ormai. il messaggio è chiaro: le amministrazioni devono riuscire a fare un profondo salto culturale, salto che possa permettere di vedere la tecnologia come strumento per migliorare la propria efficienza ed aumentare i servizi offerti alla cittadinanza, senza aumentarne i costi.

 

luciano violante ci ha parlato approfonditamente del nostro sistema costituzionale, partendo dalle scelte importanti dell’assemblea costituente per arrivare al presente e soprattutto al futuro. violante è stato l’unico uomo politico intervenuto durante i tre giorni di lavori, ma è riuscito, attraverso un’analisi autocritica e oggettiva, a raccontarci quanto le nuove generazioni dovranno fare per il nostro paese, anche attraverso una reale politica di partecipazione che coinvolga realmente tutti i cittadini.

 

 

i temi dell’e-government e dell’#opendata sono stati invece centrali nella seconda giornata, grazie alle lezioni dell’avv. ernesto bellisario e di stefano epifani. rendere disponibili, in modo chiaro, tempestivo e leggibile, i dati che le istituzioni producono quotidianamente, permetterebbe una maggiore trasparenza nei confronti del cittadino oltre che la possibilità di creare posti di lavoro rispetto a chi, tali dati, può studiarli e organizzarli al fine di creare applicazioni. e-government e opendata sono fondamentali per riuscire davvero a costruire un sistema politico partecipato, in cui il cittadino sia realmente coinvolto ed informato.

anche morena ragone ha trattato il tema, spiegando in modo molto pratico quali sono i vantaggi che l’#opendata potrebbe darci: tante le applicazioni già esistenti che, elaborando dati pubblici, ci permettono per esempio di capire il livello di criminalità della strada in cui ci troviamo, di segnalare un problema da risolvere alla nostra amministrazione attraverso il nostro smartphone o semplicemente di segnalare alla polizia locale che sulla pista ciclabile che stiamo percorrendo è parcheggiata un’autovettura. pensate ad aver disponibili in tempo reale dati certi sull’inquinamento, quanti problemi avremmo potuto prevedere?

 

 

sebbene il percorso che attende le nostre amministrazioni sia lungo, è chiaro che per raggiungere una reale partecipazione sia necessaria una reale trasparenza. caso emblematico: l’apertura del governo monti di una mail alla quale inviare suggerimenti per ridurre i capitoli di spesa del nostro paese. peccato che, non mettendo a disposizione dei cittadini i dettagli di tali spese, è risultato difficile fare osservazioni acute e precise.

i docenti hanno sottolineato come in più di un occasione anche le amministrazioni che hanno lavorato alla costituzione di reali strumenti di partecipazione, non abbiano avuto nell’immediato la partecipazione della popolazione attesa. d’altronde, riporto un virgolettato, “non si diventa da sudditi a cittadini in un giorno. serve cultura della partecipazione che durerà mesi e anni”. ecco perché dobbiamo investire nell’urban center come strumento fisico, reale e di lungo periodo di partecipazione!

 

 

daria santucci ha trattato invece il digitalpr, ciò che le amministrazioni e le istituzioni possono fare sulla rete, al fine di aumentare il dialogo con i cittadini oltre che la propria reputazione e identità. da un lato, una percentuale sempre maggiore di popolazione accede e utilizza il web per qualsiasi ricerca di informazioni, dall’altro gran parte di coloro che utilizzano internet lo fanno semplicemente per accedere ai social network. e allora, perché solo pochissime amministrazioni e istituzioni hanno compreso l’importanza di tali strumenti per dialogare con i cittadini?

pochi gli esempi di pa su facebook e twitter, ancora meno quelle che utilizzano correttamente i social, permettendo i commenti, rispondendo ai commenti, non cancellando i commenti.

 

 

jeffrey logowe  ci ha raccontato il “modello scandinavo”. seppur il contesto sia completamente differente dal nostro, tante sono le cose a cui si può ambire: ad una classe politica seria, per esempio, (chi spiega ai nostri politici che nei paesi scandinavi non si è mai visto nessuno passare da un partito all’altro?); a delle reali pari opportunità (in svezia il parlamento è costituito per il 48% da donne e le liste vengono composte con uomo-donna-uomo-donna etc.); a una classe dirigente realmente giovane.

 

infine il tema sempre più attuale delle società partecipate, dove andrea panato ha fatto una dettagliata analisi di tutte le ultime leggi che regolano il tema. come capita sempre più spesso il governo colpisce un po’ tutti, chi ha usato le partecipate come strumento per evadere il patto di stabilità, continuando a fare assunzioni e piazzamenti di politici “trombati” nei cda, e chi invece ha saputo fare utili oltre che produrre servizi validi per la propria cittadinanza. ciò che emerge, comunque, è l’incapicità della corte dei conti di riuscire ad avere un controllo capillare su tutte queste realtà. se la corte dei conti funzionasse al meglio, il governo non dovrebbe intervenire per imporre paletti e vincoli sui cda.

 

insomma tre giornate interessanti ed entusiasmanti, vissute con persone preparate, competenti, volenterose e come me, sognatrici. un paese migliore ci aspetta; tutti noi possiamo fare qualcosa, e noi, quantomeno, ci stiamo preparando per provare a farlo!

 

benzo

 

 

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