La Pensilina, o del potere con la “p” minuscola (di Ghigno di Tacco)

Laura Castelletti, 8 aprile 2010 » mi piace, urban center

Con il nickname Ghigno di Tacco mi arrivano solitamente post dedicati ai temi dell’energia e di A2A. Questa volta Ghigno sconfina e si cimenta in un pezzo  dedicato a un tema di grande attualità. Lo pubblico di seguito. Buona lettura.

“Il dramma di urbanistica e architettura, o il bello, è che sono inevitabilmente i “segni” che i regimi cercano di lasciare di sé e ciò è pericoloso per i regimi perché qualche volta presi da esuberanza hanno lasciato  ricordi peggiori della qualità della propria storia. Il dipanarsi della pensilina è in sé parabola emblematica di un programma culturale della amministrazione che definire modernista pare piuttosto forte mentre il termine estemporaneo in senso etimologico meglio si addice alle idee più volte espresse dal sindaco: l’agenda delle grandi opere svincolate da una visione della modernità cittadina, da una analisi delle esigenze funzionali, da una priorità che non sia formale in forza della quale la firma/forma di Liebeskind (ma è sua?) va bene per qualsivoglia sede, Provincia Comune o varie ed eventuali purchè si faccia e quindi si faccia fare il resto.

Quale era il problema: riempire un vuoto nelle viscere della città? Avere un opera che dal punto di vista architettonico oltre a risolvere un quesito urbanistico esprimesse un qualche significato culturale? Rispondere alla esigenza di spazi di lettura dei cittadini? No, il significato era il segno del regime change cittadino tramite l’abbattimento fisico dell’opera, discutibile, voluta dalla precedente amministrazione e sostituirla con una immota “statua”, cioè con una forma leggera e non inquietante nel significato ma “più bella” (come da slogan elettorale) e moderna nei materiali: se ricordo bene il primo cittadino parlò di vetro e cemento che doveva aver visto da qualche parte combinati in qualche edificio tipicamente sede di banca. Sostanzialmente non un pensiero urbanistico ma un segno del nuovo potere: che poi ci andasse dentro una caffetteria, una sala di lettura o altra destinazione è cosa irrilevante, qualcosa si trova sempre (alla Fiera di Brescia dopotutto, altro colossale errore meritorio di un concorso di idee, si provò financo a fare la Lirica….). Il concorso aveva coerentemente quel mandato di celebrazione di nuovi fasti e di damnatio memoriae e a nulla serve ricordare che faccia politicamente a pugni con le dichiarazioni, rituali quanto mai, del post elezioni: sindaco di tutti, riconciliazione, apertura a esperienze diverse. Ehi, sveglia! Ce lo ricordiamo che qualcuno disturbò Sarkozy con un paragone che frettolosamente la libera stampa, sentita l’aria non esattamente ecumenica, rimise nel cassetto? Mamma mia, quanti abbagli e quante sopravalutazioni …..

Il problema però non è nemmeno nella estemporaneità formale ma nel fatto che, il regime,  regime non è; che il potere, “potere forte” non è; anzi, è debolissimo, con la “p” minuscola. E quindi l’opera artistica fuoriuscita dal concorso si deve ora prestare alle correzioni a matita rossa e blu di uno zampolit o delle componenti della democrazia maggioritaria in competizione costante per la primazia la cui competenza prima non pare esattamente la definizione di un canone estetico. Alla faccia di qualche secolo di discussione filosofica sulla autonomia dell’arte: ma dico, scherziamo? Un intellettuale degno di questo nome non può avere tentennamento alcuno nello schierarsi hic et nunc e a spada tratta per la difesa dell’opera di ingegno, anche non ne dovesse condividerne una virgola; salvo che si intenda per modernità o per il “più bella” il potere di rimettere i mutandoni ai dipinti …

Noi siamo conservatori: a noi piace il potere, soprattutto quando è potere vero e non ha bisogno di rassicurarsi ricordando ogni cinque minuti la virile legittimazione ottenuta  col risultato elettorale; quando ha di sé idea sicura e tradotta in leadership, quando sprigiona  committenza coraggiosa anche nella presunzione, quando lascia di sé un segno culturale non effimero, quando dispiega la geometrica potenza della sintesi tra forma e contenuto culturale, quando interpreta l’avanguardia non nei materiali ma nelle idee. Se invece cerca legittimazioni di sé attraverso le rivincite anche formali sulla storia altrui e si alimenta della piccola onnipotenza provinciale  pone le tristissime premesse per perire della stessa arma;  Giornale di Brescia 2014: “AAA ex Nuova Sede del Comune vendesi, zona decentrata, vero affare, a prezzo di realizzo ( ci spiace per i privati che stanno ancora costruendo intorno)”. E il programma della prossima amministrazione è bello e fatto in un vorticoso susseguirsi di scomuniche, anatemi, traslochi. Insomma, una noia mortale, anzi formale.”

di Ghigno di Tacco

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4 Responses to “La Pensilina, o del potere con la “p” minuscola (di Ghigno di Tacco)”

  1. Laura Castelletti ha detto:

    Dal dibattito di facebook:
    Sabina Maruggi Il “nostro” Ghigno di Tacco…

    Si mostra sempre lucido , preciso, puntuale e pungente.

    Evidentemente non erano le esalazioni del gas di A2A a renderlo più arguto. 😉

    Ma davvero il ghigno del nostro Ghigno può definirsi “conservatore”???

    Buongiorno Laura!

  2. pietroblog ha detto:

    Sono basito dalla sintetica disamina promossa. Per non risultare parimenti verboso solo alcune considerazioni partendo dalla fine: Ghigno di potere o smorfia di sfregio alla democrazia?
    Ma che “potere vero”, si tratta di interpretare e farsi carico del mandato elettorale.
    Il potere che invochi tu è quello dello status quo. Dissento su tutta la linea se la proposta è che l’intelighenzia debba affossare ogni iniziativa e specchiarsi nella sua capacita di influenzare le scelte.
    Ma che centrano i regimi… lasciamo perdere parole e concetti che rievocano stantie ideologie.
    Oggi c’è un luogo mal sfruttato dalla città, coperto da una pensilina che da sempre praticamente a nessuno piace. E’ stato proposto un concorso d’idee, ha vinto un architetto che a detta di molti(anche del vice sovraintendente), ha proposto un progetto interessante, certamente ragionato e ben posto. La committenza politica ha fatto il suo dovere, se il vincitore è quello indicato, che più onestamente ci si divida tra: “mi piace e non mi piace” e si lascino perdere tutte le alre speculazioni. Basta paludamenti e dietrologie, vediamo le cose come stanno e metteremo sotto “tacco” tante delle brutture che affliggono Brescia.

  3. […] apprezzo il fatto che Ghigno di Tacco la pensa come me quando dico della irrefrenabile voglia di lasciare un segno architettonico del […]

  4. massimo minini ha detto:

    giuro che nonlo faccio apposta…
    ma mi guardo e leggo bresciaperpassione piu’ volte al giorno e mi piace
    ogni tanto scrivo ed a proposito della pensilina, trasformatasi poi in tragedia semicomica sul conflitto, vedete che ho trascinato i numerti in alto….
    potrei farli balzare ancora di più,
    ma mia moglie mi esorta a stare zitto e forse non ha tutti i torti.
    devo avere dei lontani parenti toscani, al fucecchio, dove nacque Indro Montanelli, linguaccia.
    comunque
    posso dirne una senza offendere nessuno?
    guardate che il tizio in questione si chiamava GHINO di TACCO e non Ghigno
    verificare x credere.
    Lo so perchè Bettino ( Craxi) usava questo nome.
    ed al’epoca nessuno sapeva chi fosse questo Carneade.
    con affetto.
    massimo Minini

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