La partecipazione: qualche riflessione (di Ilaria Fumagalli)

Laura Castelletti, 15 luglio 2010 » mi piace, urban center

Riflettendo sull’attuale situazione della nostra città mi è venuta in mente questa domanda: se i cittadini fossero chiamati ad affrontare delle scelte per il loro territorio piuttosto che subire passivamente le decisioni imposte “dall’alto”, non sarebbero più coinvolti, attenti e interessati alle trasformazioni che avvengono nella loro città? Non sarebbero più solerti nel proteggere e tutelare ciò che è bene pubblico e quindi anche e soprattutto loro?

Io sono convinta di sì! E questo si può realizzare creando un serio processo di condivisione e partecipazione pubblica.

Certo, il percorso della partecipazione non è certo semplice o di facile attuazione, tutt’altro! Deve essere studiato in ogni dettaglio; il ruolo dei facilitatori è fondamentale per non incappare nell’errore più comune: la strumentalizzazione dell’opinione pubblica. Sì, perché se un cittadino che vuole partecipare non è ben informato, se ciò che sa è solo parziale (e ricordiamoci che i cittadini non sono tutti tecnici e politici) allora il rischio che la sua visione sia distorta è quasi scontato, anche perché tutto sommato la fiducia nell’istituzione non è certo tanto salda…o no?! E dilaga così la contagiosissima sindrome del NIMBY, del fronte del NO sempre e comunque!

Leggendo qua e là per “studiare” un po’ l’argomento, ho trovato un manifesto che comparse nel 1968 a Parigi, recitava così:

Come si coniuga il verbo partecipare?

Io partecipo

Tu partecipi

Egli partecipa

Noi partecipiamo

Voi partecipate

Essi decidono

Quante volte i “pionieri” della partecipazione si sono sentiti così? Magari proprio perché aderendo con entusiasmo a qualche iniziativa dell’amministrazione pubblica si sono poi ritrovati ad ascoltare convegni noiosissimi e privi di contenuti reali con relatori che avevano il ruolo di stordire piuttosto che quello di coinvolgere…

Esiste un luogo dove studiare, organizzare, e attuare questo processo di partecipazione: è l’Urban Center e il suo obiettivo è proprio quello di evitare la frustrazione di chi tenta di partecipare ai processi decisionali. Nell’Urban Center (che mi immagino) è possibile prendere visione dei progetti per la città, esprimere la propria opinione, dare il proprio contributo alle scelte, ma soprattutto venire a conoscenza della reale volontà politica di chi amministra la città….

E’ ovvio che non si può sostituire la democrazia elettiva con quella partecipativa, ma io sono profondamente convinta che quando si riesce a risvegliare la coscienza delle persone e coinvolgerle nella vita della città, gran parte dei problemi derivanti dalla mancata comprensione di certi meccanismi si risolvono da soli.

I modi e i gradi di partecipazione sono molteplici, ma piuttosto che scrivere mille parole per passarli in rassegna, penso sia molto più interessante guardare questo video realizzato dall’UC di Bologna per capire cos’è la partecipazione e come si può realizzarla!

Ecco il video http://www.iperbole.bologna.it/laboratoriomercato/clip/video.mpg

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4 Responses to “La partecipazione: qualche riflessione (di Ilaria Fumagalli)”

  1. Alessio ha detto:

    Condivido pienamente. L’Urban Center è uno strumento indispensabile per uno sviluppo eco-sostenibile della città. Dall’esperienza torinese abbiamo appreso come profonde trasformazioni della città, siano state vissute dai cittadini con uno spirito più sereno e tollerante, coscienti dei futuri vantaggi che questi temporanei sacrifici avrebbero portato loro. Le informazioni devono girare.
    PS: la comunicazione è intrinseca nella partecipazione tant’è vero che quando invitiamo gli amici alle nostre nozze distribuiamo una “partecipazione”.

  2. EP ha detto:

    Mi piace molto l’idea, vorrei che ci fossero la volontà e le risorse per realizzarla, ma in questo periodo di vacche magre …

  3. Carlos Mac Adden ha detto:

    “se i cittadini fossero chiamati ad affrontare delle scelte per il loro territorio piuttosto che subire passivamente le decisioni imposte “dall’alto”, non sarebbero più coinvolti, attenti e interessati alle trasformazioni che avvengono nella loro città? Non sarebbero più solerti nel proteggere e tutelare ciò che è bene pubblico e quindi anche e soprattutto loro?”
    Perdonami se riporto integralmente questa parte del tuo post. Ma è necessario per sviluppare quanto ho colto in questi giorni da alcuni interventi su diverse pagine fb di miei contatti. Accanto a persone, e commenti, propositivi mi pare di coglierne quantomeno altrettanti carichi di stanchezza, disillusione, specie nei confronti della nostra città. La frase ideale, in negativo, è “cosa c’impegniamo a fare, tanto non cambierà mai nulla, i bresciani (e loro? Vivono forse in quel di Marte??) sono troppo legati al proprio, piccolo o grande, interesse. Se non li tocca direttamente, se non c’è da “guadagnare”, non si muovono. Seguita poi da una visione decisamente pessimistica sui “valori” e sulle potenzialità che Brescia esprime (accademie, università, singole persone …). Commento qui quello che ho detto rispondendo a uno di questi interventi, e che nasce da una mia conversazione con Paola Baratto: “non ho particolari illusioni, anzi, tante volte sono rimasto ampiamente deluso di fronte al naufragare d’iniziative, proposte, progetti, ma, vedi, non so comportarmi altrimenti …”

  4. gaia ha detto:

    dentro alla disillusione “covano” sempre nuovi semi di speranza. Sempre e comunque.

    Mi piace l’affermazione di Carlos “non so come comportarmi altrimenti”…perchè in fondo è proprio quello che molti SENTONO, anche se a volte non ne sono del tutto consapevoli.
    Insomma, io non sono una cittadina, ma sono bresciana e mi domando:
    possibile che in una città come la nostra, così (sedicente) attiva e dinamica si possa continuare a proporre politiche tra le più diverse senza promuovere la realtà dell’Urban Center?

    Sino a che non lo si realizza, come dare voce ai tanti che vorrebbero poter offrirla, questa voce?
    Tra i troppi che guardano al proprio interesse ce ne sono molti che hanno una Visione più lungimirante, fresca, propositiva…e quantomai necessaria in questo tempo di cambiamenti.
    Attendo fiduciosa.

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