La lezione della pacifica protesta studentesca (di Carla Bisleri)

Laura Castelletti, 3 dicembre 2010 » mi piace, scuola/università

Ho di fronte a casa mia il Gambara e seguo con attenzione l’occupazione studentesca all’interno della scuola. Ascolto di ragazzi che discutono e leggo gli striscioni che si alternano sulla facciata. Ho parlato  anche con alcuni ragazzi dell’Arnaldo, guardato i numerosi video che riportano le dichiarazioni degli studenti impegnati sul “ponte” d’ingegneria in Via Branze, letto con attenzione dichiarazioni politiche sul tema (numerose si possono catalogare tra le “sparate” di chi conosce superficialmente la questione) e quelle di alcuni docenti. Qualcosa però mi mancava, una visuale diversa. Ho chiesto quindi  a Carla Bisleri di scrivere un post per il blog, le ho chiesto di regalarmi una riflessione da un punto di vista inesplorato in questi giorni. Lei infatti non è uno studente, non è un docente, è  però un genitore che ha una grande sensibilità e  un bagaglio  non indifferente di conoscenza della scuola bresciana ( sociologa, per 14 anni assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Brescia e oggi Vicepresidente del Consiglio di Istituto al Liceo Classico Arnaldo). Il suo post lo potete leggere di seguito.

dalla torre di pisa al duomo di milano, da torino a palermo, un insieme colorato di manifestazioni  studentesche che  non  vedevamo da tempo. dalla scuola all’università, finalmente  i giovani sono sulle prime pagine dei quotidiani, al posto della  cronaca nera e del gossip!

una conquista di cui siamo grati!

la generazione definita dagli esperti “ precaria e invisibile”  ha deciso di salire in alto per farsi vedere, ascoltare.

chi  li ha bollati  come vecchi e  ha sentenziato “vadano a casa a studiare” come  il premier (forse ancora per poco) berlusconi  non ha capito niente,  è  maleducato e si copre di ridicolo.

a non studiare in questo paese è una classe politica di governo che si ostina a fare lo struzzo, che  promette  di salvarci con queste  ed altre riforme, anziché approntare un piano urgente, programmatico e strategico, di rinnovamento sociale ed economico di lungo periodo, condiviso dall’intero parlamento, come accaduto molti altri paesi europei,  primis in  germania dove per uscire dalla crisi  si sono  raddoppiate le spese in istruzione e ricerca.

molti  giovani  hanno chiaro  il pericolo e sono stanchi della propaganda che non li rassicura, alcuni studenti sono più documentati del politico medio che siede a roma.

ma far valere i propri diritti è dura: i nati dopo il 1970 nel nostro paese sono più di 28 milioni e contano assai poco, la gerontocrazia da un lato e il  mercato del lavoro mai riformato dall’altro.  li escludono dalla produttività, lontani dai  luoghi  decisionali, o in fuga verso l’estero.

una situazione che ci vede  tra gli ultimi nelle classifiche e  che sommata al tasso di crescita zero, deve preoccupare chiunque abbia  responsabilità verso il  presente e il futuro.

invece sono stati  in molti a stupirsi, a condannare e ironizzare l’ondata di  protesta.

nelle città abbiamo visto schieramenti di polizia da guerriglia, si vuol far passare il dissenso come una questione di ordine pubblico?

l’immagine  del fronte studenti  con i libri- scudo davanti alla polizia  è  il vero e bel messaggio: la cultura contro la  forza, parliamo non reprimeteci. certo i provocatori e i facinorosi sono da isolare,  ma gli studenti bravi  sono la maggioranza, lo sanno  da soli e si organizzano per difendersi  dai provocatori.

in questi giorni  la riforma gelmini  su scuola e università  ha fatto da bersaglio, ma i  bisogni dei giovani  sono  ancor più strutturali.  e  anche i  punti accettabili del decreto  svaniscono di fronte alla scelta ben più grave: mancanza di fondi  e investimenti zero.

in molti l’hanno capito, la discordia non è più tanto e solo sui  problemi pratici  e sugli articoli della riforma.. un tipo di concorsi  o l’altro, un’ organizzazione universitaria o l’altra,  si potrebbe pure provare qualche novità.

no, la questione è un’altra: i giovani delle scuole hanno sentito dai loro colleghi dell’università il forte richiamo  alla comune condizione di in certezza, e insieme condividono il timore per  un  futuro incerto e  precario, dove i loro sforzi, anche di studio, rischiano di non servire a nulla.

i giovani non stanno difendendo i baroni ( pessimo slogan del ministro gelmini), ma il loro diritto a crescere, e richiamano una meritata attenzione  dal   loro paese che  li  trascura  ormai  da molto tempo.

altro che studi e ricerche iard, dibattiti e libri sulla condizione giovanile, per fortuna  i giovani ci sono ancora e a loro modo si  sono fatti sentire, e bene, senza violenza, con   idee e suggerimenti,  vogliono contare di più, esserci e dialogare.

chi ne ha paura,  chi  teme di incontrarli e ascoltarli, riceverli ?

qualcuno  sta facendo  i conti e non vuole  perdere qualche punto di consenso? …

e’ proprio qui l’errore dei politicanti: verso  i giovani non funziona lo specchietto del dove stai e con chi stai. loro vogliono capire, emanciparsi, esprimere le loro idee, partecipare e  magari  chiedono anche “qualche” garanzia sul domani.

e’ troppo? e’ un delitto? dobbiamo chiuder loro bocca e speranze?

no, non ci sto, sono anche nostra la coscienza, il mondo adulto non può nascondersi, meritano ascolto e rispetto. deve  saper esserci,capire, vigilare,aiutare. il nostro domani sono soprattutto loro.

avevo già abbastanza chiare queste intuizioni, quando ho amministrato come assessore all’istruzione e ai giovani del comune di brescia.

da qualche giorno sono vicepresidente del consiglio di istituto al liceo classico arnaldo e insieme agli altri rappresentanti,  ho seguito le fasi della protesta in diretta.

per me  un’esperienza nuova, dal basso : ho constatato che l’  idealismo dei nostri giovani è ancora la vera e unica motivazione a muoversi,  che  dal  velleitarismo e dalla disorganizzazione  i ragazzi  possono migliorare e  imparare, che  agli adulti chiedono  di conoscere modi e strumenti, e che noi dobbiamo continuare a ribadire le regole basilari della democrazia.

con il dialogo   e il confronto gli studenti dell’arnaldo sono  passati  da un’improvvisata e vaga occupazione di pochi  a proporre  un’attività culturale e di approfondimento che coinvolge tutta la scuola.

e all’assemblea  generale di sabato hanno invitato  insegnanti e genitori.

lavorare insieme si può e si deve.

una bella lezione anche verso  quella politica italiana  che  con il muro contro muro, non vuole rispondere alle istanze giovanili e sta bloccando  l’intero il paese.

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3 Responses to “La lezione della pacifica protesta studentesca (di Carla Bisleri)”

  1. Serena ha detto:

    Credo che la protesta dei giovani serva anche a noi di qualche generazione in più: ci serve a sentirci meno soli, ci dimostra che c’é ancora qualcuno con l’energia e la capacità di manifestare, scendere in piazza. A quasi 40 anni temo che la disillusione mi appiattisca. Ma io in questo paese ho scelto di tornare e mi devo dare da fare per le mie figlie, per non aver fatto la scelta peggiore per loro. Mi piace questa protesta studentesca, mi piacciono sempre di più questi giovani, qualche speranza per il futuro di questo paese c’é. Ma sta anche a noi affiancarli e ritrovare il filo del FARE, nonostante questo paese, proprio per questo paese. Guardando la TV l’altra sera peró mi dicevo: peccato che i ragazzi siano sempre “i giovani” o “gli studenti” e li si veda solo in immagini di folla – non ho ancora sentito un’intervista ad uno di questi ragazzi – e mi manca. Di un soitario emendamento intelligente alla Riforma Gelmini bocciato da governo E opposizione (!!!!) parlo oggi sul blog. E, nel mio piccolo, presento un’iniziativa per FARE. Come sempre brava Laura e grazie.

  2. emmeci ha detto:

    Mi complimento con l’Assessore* Bisleri per la lucidità dell’analisi e la chiara chiave interpretativa che dimostra una visione dall’interno che ai politicanti spesso manca. Premetto che sono contrario a qualsiasi forma di strumentalizzazione che induca alla violenza e al maltrattamento del bene comune come ho visto ahimè fare in più circostanze in questi giorni, tuttavia vivo dall’interno il problema in ambito universitario e mi ripeto continuamente che solo una visione miope e acritica può salutare come innovativi i contenuti della riforma che, sono pochi a dirlo, reintroduce -tra le altre cose- alcuni criteri di abilitazione del personale docente già in auge trent’anni orsono e che viene sbandierata come “lotta al baronaggio”…la questione è che l’Italia non investe sufficientemente in cultua, in formazione e in ricerca scientifica e la frase del ministro Tremonti (“fateci dei gustosi tramezzini con la cultura”)la dice lunga al di là di qualsiasi commento. Ma in questi giorni mi torna frequente un pensiero, ogni qual volta che vedo in tv cortei di pacifica potesta o striscioni penzolanti da qualche monumento o semplicemente vedo sul tetto gli studenti della facoltà dove faccio lezione. Ed è la banale considerazione che una protesta così diffusa non può essere ignorata. Lo dice bene Carla Bisleri quando dice “Chi ne ha paura, chi teme di incontrarli e ascoltarli, riceverli ?” Non sarebbe sintomo di democratica civiltà ascoltare la voce di una protesta così capillare? Aprire un tavolo di confronto a più voci? Purtroppo nell’attuale logica politica temo che un atteggiamento tale venga considerato un’assenza di determinazione, c’è il rischio che venga interpretato come una “mollezza”, quando a me sembrerebbe essere sintomo di democratica partecipazione.

    *resterà tale nel mio personale immaginario, per la suo lungo esemplare servizio alla città

  3. Gigi ha detto:

    Oggi mia figlia, studentessa del Gambara, è tornata a caso dicendomi che li avevano fregati .. l’occupazione si era edulcorata in “cogestione” per concludersi domani con la ripresa delle lezioni. Le ho detto che nella dialettica degli scontri sociali ci sta anche questo, che l’importante è avere messo in evidenza il malessere di studenti bistrattati e senza futuro, ma, in cuor mio, montava una strana rabbia non tanto contro un ministro che non reputo nient’altro che un ignorante stupido burattino, ma sopratutto verso quella mediocre casta genitoriale che di recente si è presa la briga di occuparsi del “benessere” della scuola dei propri figli con azioni volte solamente ad una sitemazione logistica dell’aula, del corridoio o del bagno dove la cosa più importante è il divieto di fumo.
    Allora mi sono chiesto ” ma forse l’impegno di altri genitori che tornano ad una politica sul territorio può essere un input per i ragazzi ?” forse oggi è giusto ancora una volta lavorare in quegli organi collegiali che negli ultimi anni si sono ridotti a deliberare sul sesso degli angeli, è giusto incontrare la realtà scolastica dal basso, come dice la sig.ra Bisleri, è giusto e si deve parlare a loro di democrazia in un paese dove solo l’impegno culturale della memoria riesce ancora a salvare il valore di questa parola.
    Mia figlia poi mi ha detto che finalmente stamattina è riuscita ad ascoltare una conferenza interessante … si trattava del ricordo del triste 28 maggio di un insegnate ferito nella strage di piazza Loggia .. mi ha detto che è venuta a conoscenza di cose mai sentite .. e nei suoi occhi ho letto una grande volgia di amore, giustizia e libertà ..
    Continuerò a cercare di portare il mio contributo, con le mie canzoni ovunque ce lo chiederanno, perchè mai la memoria di quel giorno passi solo in un trafiletto dei futuri libri di storia .. occupiamoci dei sentimenti dei nostri ragazzi ! riproviamo a creare cultura ! il rispetto della propria aula viene con il rispetto della scuola dove vivono, poco importa a loro se il muro è meglio grigio perla o giallo sole, meglio sarebbe ripristinare l’insegnamento del diritto ad arte affossato dalla onorevole ministra !!

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