La lettera di Guinda ai giornali

Laura Castelletti, 7 agosto 2011 » e-mail, mi piace, politica

nel caso vi fosse sfuggita  la “lettera al direttore” di dionigi guindani (brescia per passione) comparsa ieri sui quotidiani locali. la condivido totalmente, c’è una cattiva politica che domina e andrebbe cancellata.

ho deciso di prendere carta e penna per riprendere alcune brevi riflessioni presenti, talvolta in modo strumentale, nel dibattito politico sulla crisi economica e del sistema politico del nostro paese.
la cosiddetta prima repubblica, caduta sotto i colpi di tangentopoli, lasciò l’italia nelle mani di coloro che, alimentando molte speranze, avevano fatto dell’etica pubblica la loro bandiera ma con scarsi risultati.
se tiriamo infatti un bilancio di questi anni non possiamo non convenire tutti sull’affermazione che il paese oggi sta peggio di ieri. è molto più arretrato non solo sul piano economico ma, quel che è peggio, anche sul piano della morale, dell’etica pubblica e privata.
sul piano economico, se è pur vero che la crisi è provocata da fattori interni ma anche esterni, le risposte del governo (la crisi non c’è, il peggio è passato, le parole del nostro premier in questi lunghi e difficili mesi) sono state così deboli da togliere ogni speranza. speranza non alimentata neppure dall’intervento del presidente berlusconi alla camera, tanto atteso quanto deludente.
le famiglie si sono impoverite, le possibilità di risparmio si sono ridotte e la distribuzione del reddito è la più sperequata, con il rischio di povertà che tocca oltre il 24 per cento della popolazione.
emerge la fragilità del lavoro per i giovani e si è distrutta quella che era definita la «classe media». in poche parole hanno fatto «piazza pulita» delle persone che possono garantire un futuro all’italia.


sul piano morale assistiamo ad un ulteriore degrado del rapporto tra società e istituzioni, la lista degli indagati nel mondo della politica si allunga ogni giorno, mi pare siano più di ottanta i rappresentanti del popolo che hanno questioni aperte con la giustizia. in capo a tutti c’è il presidente del consiglio, a seguire, alcuni ministri, parlamentari, sindaci e amministratori di alcune importanti città, esponenti di partito.
verrebbe facile fare analogie con il periodo di tangentopoli facendo però una qualche doverosa considerazione: il centro della corruzione di quel periodo era riferito al finanziamento illecito ai partiti, il punto centrale di questo nuovo filone è relativo all’utilizzo di denaro per finanziare, sotto varie forme, singole persone.
l’altra considerazione è il coinvolgimento sulla questione morale di quel personale politico che fu risparmiato a suo tempo da tangentopoli (l’allora pds ora pd), oggi anche per loro esiste una «questione morale» con cui fare i conti e non certo per responsabilità dei socialisti di ieri o quelli che oggi sono nel pd come strumentalmente sostenuto dall’on. bindi.


il tema dei privilegi della casta e dei costi della politica sono balzati nelle prime pagine dei quotidiani, il clima è molto brutto, la gente è stanca della cattiva politica ed è stanca di questo governo che non è in grado di dare risposte concrete alla crisi.
la domanda di ridimensionamento dei costi della politica è una domanda sacrosanta, ed è un obbiettivo da perseguire, senza però incorrere nel pericolo di un’ulteriore ridimensionamento della capacità di ruolo e influenza della politica nel governo del paese, perché questo rappresenterebbe un’ulteriore pericolo per la nostra già fragile democrazia.


con l’avvento della lega dall’allora cappio facile, oggi archiviato per ragioni di sicurezza interna, con la discesa in campo del «salvatore» delle libertà, con la purificazione di ex comunisti e ex democristiani nel nuovo partito (pd), l’italia avrebbe potuto finalmente essere un paese liberato.
quel che oggi vediamo invece è il fallimento di una intera classe politica, proprio quella classe politica che aveva puntato tutto sulla liquidazione di ciò che esisteva (buttando il bambino con l’acqua sporca), senza essere stata capace di creare qualcosa di nuovo e credibile, anzi, creando una situazione ancor peggiore.
la lega ha archiviato i cappi, troppi colli anche nel suo partito e in quello del suo maggiore alleato, le monetine, anche causa la grave crisi economica sono finite e chi allora le tirava oggi è al timone o di un governo, o di una regione o di un comuni ecc…
quel che rimane è l’amarezza nel constatare che quando un paese perde la capacità di indignarsi, quando l’interesse personale sovrasta quello generale a tutti i livelli ed in tutte le realtà, quando la corruzione entra nelle coscienze di tanti, quando un uomo solo al comando sprofondando nel ridicolo trascina con sé un intero paese, quando una forza politica che potrebbe essere alternativa mostra la sua debolezza ed inadeguatezza al ruolo che le potrebbe essere assegnato, questo a mio avviso significa che siamo su una china molto pericolosa e i segnali di crescenti tensioni sociali nel paese purtroppo lo stanno a dimostrare.


non soffro di nostalgia o di rimpianti mi mancano però la serietà, la dedizione, la generosità politica, la capacità di avere una visione collettiva, il senso di responsabilità che hanno contraddistinto tanti uomini e donne della politica passata.
non vedo all’orizzonte persone con lo stesso spirito di servizio e senso delle istituzioni.


dionigi guindani
associazione
«brescia per passione»
brescia


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7 Responses to “La lettera di Guinda ai giornali”

  1. Mafalda ha detto:

    Anch’io condivido sia la lettera che lo spirito che la anima .

  2. Benzo ha detto:

    Bravo Gigi!!! Anche ad agosto, sempre al lavoro!

  3. CLAUDIO BERTUSSI ha detto:

    ……concordo ovviamente con tutto ma in particolare con il passaggio relativo alla mancanza di indignazione esistente nella gente quasi fosse diventata una regola la mancanza di regole..!!!si può fare di tutto e come si vuole…tanto…è sempre stato così.!!!questa è la cosa pericolosa “la rassegnazione” che giustifica qualsiasi comportamento……..credo che la gente o meglio una parte responsabile della gente sia ormai stanca e voglia vedere qualcosa di nuovo all’orizzonte.Come dice Gigi non vedo nessuno..purtroppo e a livello nazionale poi peggio che peggio……sono sincero l’unico che non mi dispiace è Renzi…..ha cercato di uscire dagli schemi più o meno bene ……chissà!almeno è stato una novità!a livello locale avanti con Brescia per passione anche perchè a sinistra hanno già iniziato a farsi harahiri da soli…..sediamoci sulla sponda e cominciamo a guardare……

  4. gabriellaarcari ha detto:

    caspita!ti fa riflettere ancora di piu’ e non e’ possibile contestarla,e’ troppo vero quello che scrive! grazie a nome di tutti gli italiani onesti.

  5. Roberto ha detto:

    E bravo Gigi, condivido in pieno il tuo pensiero, anche se devo dire che a livello locale, qualcuno con le caratteristiche che dici ormai sepolte, lo troviamo ancora (almeno a brescia).

  6. doni ha detto:

    Quindi che fare in concreto???

  7. flavio valentini ha detto:

    17.08.2011

    Ho letto anch’io la lettera di cui si parla. Pubblicata dai due giornali
    bresciani, pertanto reputata importante. Per combinazione sto leggendo un libro molto interessante anche se non recentissimo, di cui riporto gli
    estremi:

    Titolo: COME ANDREMO A INCOMINCIARE?
    Autori: ENZO BIAGI ed EUGENIO SCALFARI ????
    Casa Editrice: RIZZOLI
    Anni di pubblicazione (IMPORTANTE): 1981

    Non è il caso di fare citazioni: è una panoramica dell’Italia democratica ed una serie di considerazioni su come è sorta, come è stata realizzata, e da chi. E vengono tratte delle conclusioni abbastanza critiche sulla
    questione; il bello è che sono le stesse che in questi giorni corrono su tutti i giornali, dando voce al pensiero di tanti cittadini. Ora, viste
    le intenzioni e i programmi dei politici in genere, le tante esortazioni
    del Presidente della Repubblica, non è possibile che qualcuno provi a fare
    uno sforzo di memoria, a esprimere finalmente parole sincere, ad ammettere
    che il tanto vituperato B. non è altro che un prodotto molto genuino di
    uno Stato in condizioni tragiche già ben da prima che lui arrivasse al
    potere. Mi auguro che il Signor Guindani, del quale non discuto la buona fede e le buone intenzioni, faccia davvero quello che dalle sue parole è
    dato per scontato: che lo scopo sia davvero quello di far diventare l’Italia una nazione normale, in cui anche gli errori possono diventare
    esperienza, dando l’esempio di ricerca vera e imparziale del bene comune.
    A meno che scritti e parole, anche da personaggi come i maggiori giornalisti democratici, possano meritare attenzione e considerazione solo a seconda delle situazioni e delle tattiche di parte.

    Flavio Valentini

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