La Lega e l’esercizio del Potere (P maiuscola)

Laura Castelletti, 20 settembre 2010 » non mi piace, politica

Il  quotidiano Il Riformista racconta come il partito dell’ideologo Miglio, passato poi direttamente sotto il controllo del “celodurismo bossiano”, si stia rapidamente trasformando. Da partito della legalità (chi dimentica i cappi in Parlamento durante Tangentopoli?) e della difesa del territorio, in partito delle poltrone, dei consigli di amministrazione, delle autostrade, delle banche, degli ospedali, della Rai, dell’Expo … un partito più puro che duro, insomma. L’inchiesta del quotidiano ha nel mirino la Lega bresciana in tre articoli che consiglio di leggere.

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4 Responses to “La Lega e l’esercizio del Potere (P maiuscola)”

  1. ems ha detto:

    che fine ha fatto il mio post?

  2. ems ha detto:

    Registro con rammarico che il livello di tolleranza di qualsiasi cosa che tenda anche solo ad assomigliare ad una larvata critica tende malinconicamente a 0.
    Peccato.

  3. Mario ha detto:

    mi è bastata la prima puntata per trovare conferma ad una mia durevole impressione degli ultimi anni: che in fondo la Lega sia totalmente conforme alle regole e alle logiche della più bieca spartizione del potere. a dir la verità, già tempo fa su questo blog mi domandavo come fosse possibile però che la base della Lega al Nord viva nella illusoria condizione mentale di ritenere che i vertici di partito siano “duri e puri” come un tempo (?). Come si spiega questa schizofrenia, questa negazione della realtà più evidente? L’ho chiesto ad alcuni simpatizzanti leghisti, che alla domanda “come mai la Lega ha i suoi uomini nei palazzi romani da anni mentre in piazza tuona di secessione e nulla obiettate?” hanno dato una risposta disarmante. “Per cambiare le cose bisogna starci dentro e avere pazienza: il potere è necessario a cambiare il potere”. Che questa lezione di cinica realpolitik arrivi dai leghisti è ridicolo, perchè geneticamente contrario alla populista veemenza che non mancano occasione di esibire. E allora la domanda diventa: ci sono, o ci fanno?
    Ai posteri…

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