Istruzione: diritto fondamentale o privilegio per pochi? (di Ivan Confortini e Roberto Formigoni-Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 19 giugno 2012 » inviati speciali, Loggia, non mi piace, scuola/università

Posto oggi una riflessione di Ivan e Roberto, che con me e molti altri condividono la presenza nella nostra associazione Brescia per Passione, sull’attualità del mondo della scuola vista attraverso la loro esperienza diretta di genitori.

 

 

partiamo dal presupposto che non esiste vera democrazia se a tutti i cittadini non viene fornito lo strumento indispensabile all’acquisizione di una solida coscienza civile e di sé, se non si dispensa, in eguale modo, quella capacità di discernimento che permette di essere padroni della proprie decisioni e scelte.

la costituzione italiana, che della democrazia è depositaria, sancisce il diritto/dovere all’istruzione con gli articoli 30-33-34, in particolar modo l’articolo 34 così recita:

 

“la scuola è aperta a tutti. l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. la repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

 

 

e’ inutile sottolineare che la posta in gioco è molto alta quando l’argomento è l’istruzione. si tratta del futuro dei nostri figli, della loro capacità/possibilità di inserirsi nella società con le carte in regola per contribuire alla loro crescita personale e di conseguenza a quella del paese.

nei periodi difficili, come quello che stiamo vivendo, nel quale la crisi colpisce tutti i settori della società civile, bisognerebbe fare carte false pur di investire sul futuro (l’azienda più lungimirante è quella che in periodi di magra sposta tutte le sue risorse sia nella formazione del personale che nell’investimento sui prodotti futuri). viene da se che l’ultima cosa da fare sarebbe quella di cadere in facili tentazioni e quindi tagliare le risorse alla scuola pubblica che è, quantomeno in italia, la fucina dei cervelli del futuro, tutto questo condito dal fatto che si ha la tendenza a facilitare l’accesso alle scuole private, correndo il grosso rischio di lasciare scoperte aree territoriali o categorie di persone che non potrebbero fruire di un servizio all’altezza.

 

 

in quest’ottica non va considerato superfluo il contributo delle amministrazioni locali, che in virtù di una maggiore percezione delle caratteristiche e problematiche delle proprie aree di competenza, possono collaborare, per fare in modo che la scuola pubblica abbia quelle qualità che la portino a raggiungere gli obbiettivi di cui sopra e che sia in grado di valorizzare le eccellenze, senza però arrendersi di fronte a coloro che faticano a raggiungere risultati.

risulta difficile condividere l’atteggiamento della nostra amministrazione al proposito.

 

 

partiamo da un punto fondamentale: le scuole bresciane vantano un credito di unmilionecinquecentomilaeuro di residui attivi con il ministero, questioni di supplenze pagate con la cassa delle scuole e (ad ora) non rimborsate, anche per questo le scuole, sapendo di non poter più pagare i supplenti, in caso di assenza del docente di ruolo, debbono distribuire gli alunni nelle altre classi con un’ovvia maggiore difficoltà nel rendere fruibile l’apprendimento dei ragazzi.

in risposta a queste problematiche a livello locale la loggia che fa? in prima istanza decide di non finanziare, per il prossimo anno, il diritto allo studio. a seguito di proteste si ricrede, ma attinge ai fondi destinati a progetti importanti, in primis quello destinato all’alfabetizzazione degli alunni stranieri e assistenza ad personam degli alunni con disabilità.

 

 

in scuole in cui la presenza di alunni stranieri raggiunge anche l’80% questo si traduce in una sostanziale impossibilità a concludere il programma scolastico. riguardo all’assistenza ai disabili lasciamo a chi legge il giudizio sul provvedimento. in ogni caso, questi soldi promessi a parole ancora non compaiono nel bilancio comunale.

sul fronte scuole dell’infanzia, che è di primaria importanza per quanto concerne l’impostazione e la crescita del bambino, l’assessorato decide di tagliare alcune sezioni; anche qui proteste da parte dei genitori, parziali cambi di rotta degli amministratori che però, notizie dell’ultima ora, rincarano le rette fino all 40%. la stampa riporta rincari anche per mense scolastiche, trasporto alunni, tempo anticipato e prolungato, tant’è che una famiglia con due figli in età scolare può arrivare a pagare fino a duemilacinquecento euro all’anno, un bel viatico in tempi di crisi.

 

 

sappiamo benissimo che l’aiuto alle scuole non rientra obbligatoriamente nei compiti istituzionali dei comuni, ciò non significa che ci si possa chiamare fuori da doveri e responsabilità morali fin qui onorate. e’ lecito anzi aspettarsi, proprio in questi momenti duri, una maggior attenzione nei confronti dei piccoli cittadini.

la scuola deve fare ovviamente la sua parte per modernizzarsi, implementando magari l’uso degli strumenti informatici/multimediali, che grazie alla loro peculiarità, potrebbero raggiungere anche chi a scuola non ci può andare fisicamente. questi strumenti se utilizzati nel modo corretto possono, senza dubbio alcuno, portare notevoli risparmi ed aumentare la qualità dell’offerta formativa.

 

 

di passi avanti, dal medioevo ad oggi, ne sono stati fatti sicuramente tanti. allora l’avvento di carlo magno segnò l’inizio di una nuova avventura, quella dell’istruzione assicurata grazie alle scuole che pur con i loro limiti; vi avevano infatti accesso solo i nobili, la classe dirigente e il clero; fece da motore per la crescita di tutta l’europa.

 

 

purtroppo l’atteggiamento dei nostri amministratori, a prescindere da quello che alla fine sarà il loro contributo economico per il prossimo anno, non è altrettanto lungimirante anzi è sintomatico di una visione miope, di una volontà di risparmiare tagliando qua e là senza una strategia, senza un programma ben definito e non badando alle conseguenze che questo modo di procedere potrebbe portare. la cosa che fa ancor più riflettere è che in tutto il resto d’europa si va nella direzione opposta, pur vivendo la stessa difficile congiuntura economica italiana.

un’amministrazione che non si interfaccia con gli addetti ai lavori e con gli utenti dei servizi primari, non potrà mai cogliere le loro esigenze; questo è quindi il momento di collaborare non di “bastonare” unilateralmente. cerchiamo insieme una soluzione che possa garantire, a tutti e con la migliore qualità possibile, l’accesso alla scuola e al “diritto” all’istruzione.

 

nel xvii secolo jean-jacque rousseau diceva:

 

“si migliorano le piante con la coltivazione e gli uomini con l’educazione”

 

intendendo con ciò che l’uomo senza istruzione fosse come una pianta rinsecchita destinata a perire o a vivere senza svilupparsi al massimo delle sue potenzialità.

crediamo che nessuno, neanche il più miope degli amministratori, voglia questo per i propri figli.

 

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4 Responses to “Istruzione: diritto fondamentale o privilegio per pochi? (di Ivan Confortini e Roberto Formigoni-Brescia per Passione)”

  1. Olga ha detto:

    Un articolo al quale va il mio plauso. Chiaro, esplicativo, incisivo. Mi auguro che la nostra Amministrazione Comunale ne faccia tesoro, in tutti i sensi!!

  2. rberto sala ha detto:

    Bravo Ivan. bravi gli autori.
    in tempidi crisi gli altri investono in scuola e ricerca. noi in parcheggi

  3. Laura Venturi ha detto:

    La riflessione di Ivan e Roberto coglie nel segno.
    Nell’arco delle ultime settimane abbiamo letto sui quotidiani locali la notizia della soppressione delle corse notturne dei bus urbani insieme a quella dell´aumento delle rette per i bambini iscritti alle scuole materne cittadine per il 2012/2013 e aumenti fino al 30% delle tariffe dei servizi mensa e ristorazione scolastica erogati dal Comune. A queste notizie sconfortanti si aggiunge quella della continua diminuzione delle iscrizioni ai nidi, della chiusura di molti nidi privati e dell’incremento delle rette dei comunali.
    Se da un lato è vero l’aiuto alle scuole non rientra obbligatoriamente nei compiti istituzionali dei comuni e che il nido e la scuola materna non rientrano tra le scuole dell’obbligo, come donna, come lavoratrice e madre di due bambini piccoli non posso non ricordare che l´Unione Europea nella Strategia di Lisbona parlava anche e soprattutto di asili nido, fissando agli Stati membri l´obiettivo di raggiungere entro il 2010 la quota del 33% di posti disponibili per 100 bambini in età 0-3 anni (il livello dell´Italia è del 9,9%, molto lontano dal 33%). Se l´obiettivo è quello di far sì che l´Europa, e l´Italia in particolare, torni ad essere un´economia competitiva, nella quale le donne dovranno occupare un ruolo crescente, come possiamo non essere profondamente allarmati di fronte a scelte e dati che vanno esattamente nella direzione contraria?
    Mi unisco all’appello lanciato anche attraverso questo blog affinché l’amministrazione della nostra città ripensi le priorità della propria agenda ed utilizzi le (poche) risorse disponibili individuando delle priorità che abbiamo la persona, e in particolare i bambini (cittadini del domani) al centro delle proprie scelte.

  4. albertoorlandini ha detto:

    il Monti dovrebbe segare tutti i burocrati che soffocano la scuola inventando lacci e lacciuoli fonti di ritardi e di dispendi economici. A casa. Eliminandoli i risparmi devono servire a gratificare gli insegnanti e a garantire infrastrutture scolastiche adeguate

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