In Italia tre detenuti suicidi in 2 giorni, uno nel carcere di Brescia.

Laura Castelletti, 24 febbraio 2010 » pensieri in libertà

Qualcuno penserà “con tutta la brava gente che muore ogni giorno, la Castelletti proprio dei delinquenti che si suicidano ci vuole parlare?”. Si, ne voglio parlare ancora una volta. Penso sia un dovere, per una società che si professa civile, parlarne e soprattutto fare qualcosa. Tre detenuti suicidi in 2 giorni (il 23 febbraio nel carcere di  Fermo e di Brescia, il 24 febbraio di Padova) sono troppi. Con questi tre suicidi salgono a 11 i detenuti che dall’inizio 2010 si sono tolti la vita in carcere. Suicidi che avvengono per le degradate condizioni di vita, che inducono le persone a rinunciare a vivere. Non dimentichiamoci che sono persone che muoiono per una pena illegale perchè illegali sono le condizioni delle nostre carceri. Canton Mombello è tra i peggiori. Tutto  ciò avviene nella totale indifferenza della politica del Governo che ci ha abituato a sentir parlare di  galere solo quando vuole fare  pubblicità al più comunicato che applicato “Piano carceri”.” Sul blog di Marco Toresini, giornalista bresciano di straordinaria sensibilità e che di Zona508 (giornale del carcere) è il cuore pulsante, oltre che il direttore, ho trovato la lettera del Presidente dell’associazione di volontari Carcere e Territorio (Premio Bulloni 2009)  Carlo Alberto Romano che  vi posto di seguito.

Vuole essere uno spunto per riflettere da un altro punto di vista, con un ottica diversa.

“Cari volontari,
sapete come ami particolarmente e con solerzia scriverVi per comunicarVi le affermazioni di ACT, i successi ed i riconoscimenti ottenuti.
Questa volta, purtroppo, Vi scrivo per comunicarVi una sconfitta; ieri nelle CC di Canton Mombello un uomo si è tolto la vita. Non ha importanza la cittadinanza, il reato, l’età o qualsiasi altra caratteristica che i soliti benpensanti utilizzeranno per tentare di giustificare il gesto.
Io credo che non esista proprio nulla che possa giustificare la sofferenza.
La sua azione così come quella di altre decine di detenuti che giungono a togliersi la vita, è un atto di accusa contro di noi, che siamo stati incapaci di impedirlo.
E la responsabilità, certamente condivisa con un sistema assolutamente inadeguato a gestire la pena, non va sul sistema stesso scaricata.
In carcere entriamo anche noi e quindi anche noi abbiamo fallito.
Non vorrei sentire nessuno, almeno fra di noi, che dica però non c’è questo, però manca quello, si ma non sono capaci etc…
Dobbiamo solo riflettere in silenzio, rimboccarci le maniche, lavorare ancor più di prima, collaborare con gli operatori penitenziari senza pensare ad inutili e controproducenti individualismi, fare fare e fare con sempre maggior convinzione in modo che quanto accaduto ieri, non accada più.
Io, come Presidente, per primo, seguito dai Consiglieri, dai responsabili di progetto e da tutti gli altri che si sentono di dover fare qualcosa per chi non ha più nemmeno la voce per chiedere aiuto.
Allora e solo allora potremo pensare alla persona che ieri si è tolta la vita e chiederLe, se lo vorrà, di perdonarci.
Buon lavoro a tutti.”

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