Illuminazione pubblica? Con la crisi si taglia?

Laura Castelletti, 2 gennaio 2012 » Loggia, mi piace

come conseguenza della crisi negli usa i comuni senza soldi tagliano l’illuminazione. alcune amministrazioni arrivano non solo a spegnere, ma a rimuovere due terzi dei lampioni pubblici.

a brescia l’illuminazione pubblica costa circa 6 milioni di euro, circa il 2.5% sul totale della spesa corrente si spengono le luci, si accende il risparmio è un ragionamento che si può fare… magari prima che arrivi tabacci manidiforbice a tagliarci i fili!

 

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3 Responses to “Illuminazione pubblica? Con la crisi si taglia?”

  1. gianluca gallucci ha detto:

    la sicurezza dei luoghi pubblici dipende anche dalla luminosità delle vie….se fossi un amministratore mi impegnerei ad utilizzare (e a far utilizzare nei piani di lottizzazione) pali per la luce dotati di pannelli fotovoltaici e batteria.

  2. gaia ha detto:

    conosco un architetto bergamasco che li ha già progettati ed una ditta che ne ha fatto prototipi.
    sarebbe ora che anche le Amministrazioni Pubbliche iniziassero ad indire bandi per la illuminazione pubblica sostenibile

  3. David ha detto:

    Se da un lato le esigenze di illuminare i luoghi pubblici sono motivate (sicurezza e incolumità delle persone), dall’altro è evidente che ci sono situazioni in cui l’illuminazione pubblica è completamente fuori misura e comporta per tutti (quelli che pagano le tasse) costi non giustificati.
    Nelle nuove urbanizzazioni sarebbe opportuno ripensare anche questi aspetti, così come gli altri “dettagli” legati alla mobilità non motorizzata e la sicurezza passiva delle starde.

    Tornando al tema dell’illuminazione pubblica, da anni esistono le Esco (che sta per Energy Service Companies), ovvero aziende che si impegnano a ri-organizzare l’illuminazione pubblica secondo criteri di efficienza (anche economica) facendo del risparmio energetico la loro ragione di profitto.

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