Il nucleare non è l’uovo di Colombo (2a parte)- di Stefania Itolli

Laura Castelletti, 9 maggio 2011 » inviati speciali, mi piace, Territorio e Natura
di seguito la seconda parte dell’ intervista a nicola armaroli – cnr
d. quale potrebbe essere il combustibile del futuro?
r. la grande sfida della ricerca è quella di ottenere combustibili direttamente, attraverso la luce solare. con una tecnologie benigna, cioè carbon neutral, basata su un sistema ciclico che può essere sostenuto in modo perpetuo. la migliore opzione, è utilizzare come materia prima prodotti a basso contenuto energetico, acqua e co2, per ottenere direttamente idrogeno o metanolo. questi prodotti possono essere utilizzati come combustibili per i motori, possono produrre elettricità tramite una fuel cell, oppure possono essere prodotti chimici di base per l’industria. insomma, possono sostituire petrolio, carbone e gas. ma per giungere a questo traguardo serviranno ancora molti sforzi di ricerca e investimenti adeguati. questi ultimi saranno comunque irrisori se confrontati alla quantità immane di denaro che abbiamo speso per decenni e dovremo spendere ancora per secoli per promuovere, mantenere e controllare il sistema energetico nucleare.
d. in che modo le energie verdi possono rappresentare una valida alternativa?
r. le maggior parte delle rinnovabili, contrariamente al nucleare, sono fonti variabili. ad eccezione del geotermico (il calore c’è sempre) e delle maree che sappiamo esattamente quando accadono. sono oscillanti nel tempo il sole e il vento. la variabilità del sole è locale ma sappiamo che una parte del globo è sempre illuminata. sappiamo anche che la massima potenza del sole è a mezzogiorno, quindi i sistemi fotovoltaici rendono al massimo nei momenti di massima domanda giornaliera quando l’elettricità ha il costo più alto. questo è un fattore importante da considerare quando discutiamo di fattori economici. anche il problema della variazione del vento si può ridurre. in europa i grandi bacini eolici sono connessi alla stessa rete e localizzati in zone geograficamente diverse e meteorologicamente disconnesse (per esempio dal mare del nord al baltico, dall’inghilterra alla spagna), rendendo il sistema più stabile. la prossima sfida è cambiare l’infrastruttura. la rete elettrica è vecchia di 100 anni, pensata per smistare energia proveniente da pochissimi grandi impianti. noi dobbiamo andare verso la “smart grid” che smista e gestisce un input prodotto da tanti piccoli impianti. le rinnovabili sono l’occasione per innovare la rete, per creare nuove opportunità di lavoro e per far crescere un’economia nazionale di grandi, medie e piccole imprese in modo intelligente e sostenibile.
d. le direttive europee impegna tutti gli stati membri a produrre entro il 2020 il 20% di energia per gli usi finali da fonti rinnovabili. l’italia con quale mix energetico può farlo?
r. abbiamo molto geotermico ma poco sfruttato, siamo stati bravi nel fotovoltaico ma dobbiamo fare di più nel solare termico. l’eolico in questi ultimi mesi ha registrato ottimi risultati. ricordiamoci che se il target europeo non sarà rispettato ci troveremo nella situazione di dover comprare dall’estero, per esempio dalla germania, energia prodotta da fonti rinnovabili. il nostro piano nazionale conferma il raggiungimento dell’obiettivo, ma bisogna fare attenzione a non penalizzare gli incentivi per finanziare il nucleare.
anche i singoli comuni devono responsabilizzarsi adottando politiche locali che mirano all’obiettivo comune ue del 20%. il problema è che spesso i comuni, come i cittadini, non sanno quanto, e come consumano. queste rende tutto maledettamente complicato. per vincere la sfida della transizione bisogna partire dall’inventario dei consumi, ridurre gli sprechi e progettare prima l’uscita dal petrolio e poi quella dal gas. questo è possibile farlo in 4 decenni, basta volerlo. però è necessaria una classe dirigente motivata, preparata e, soprattutto, credibile.
d. la stessa direttiva europea chiede anche un 20% in più di efficienza energetica?
r. il risparmio energetico è la prima centrale a cui dobbiamo pensare. una famiglia media ha un consumo annuo elettrico di circa 3.330 kwh. attraverso azioni educative e un certo regime di sobrietà, per esempio utilizzando elettrodomestici ad alta efficienza possiamo arrivare a consumare non più di 2.700 kwh. se tutte le famiglie e le imprese italiane arrivassero a risparmiare il 20% di elettricità, cosa fattibilissima con sforzi minimi, le centrali nucleari epr ipotizzate dal nostro governo sarebbero “costruite” in 2 anni e non in 20.
D. Sul dibattito delle rinnovabili si discute molto su dove posizionare i pannelli, cosa ne pensa?
R. La soluzione è già davanti ai nostri occhi: utilizzare le centinaia di chilometri quadrati dei tetti dei tantissimi capannoni industriali e commerciali presenti ovunque, per salvaguardare un territorio già troppo martoriato dalla cementificazione. Già oggi saremmo in grado di coprire con le superfici disponibili una quota importante del fabbisogno elettrico italiano. Se poi (per assurdo, sarebbe una sciocchezza puntare ad una unica tecnologia) volessimo soddisfare il fabbisogno nazionale con il 100% di fotovoltaico con pannelli di resa anche modesta (10%) sarebbe sufficiente una area di 2.400 km2, pari alla provincia di Piacenza. Non a tutta l’Italia, come talvolta qualcuno scrive sui giornali.
Armaroli conclude affermando che “Il vero nemico è l’ignoranza e l’incapacità di prevedere e di progettare il futuro. Fukushima ha segnato una svolta decretando la fine del nucleare divenuto ormai agli occhi della gente socialmente inaccettabile perché un nemico invisibile e potenzialmente globale. Ma rispetto agli anni che seguirono il disastro di Cernobyl oggi abbiamo delle alternative che stanno sparigliato per sempre le carte dello scacchiere energetico. Anche in Italia in questi ultimi 5 anni, nonostante alcune storture del sistema degli incentivi, sono stati installati pannelli solari per una potenza di 7000 MW. Il 31 marzo 2007 la produzione spagnola di elettricità per via eolica ha superato sia quella termoelettrica che quella nucleare. Quattro anni dopo, sempre in Spagna, sull’intero mese di marzo 2011, l’energia generata dal vento ha superato la produzione elettrica proveniente da tecnologie tradizionali. Nessuno, 10 anni fa, poteva immaginare questi risultati. Il futuro industriale dell’Italia e degli italiani è questo”.
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4 Responses to “Il nucleare non è l’uovo di Colombo (2a parte)- di Stefania Itolli”

  1. Sabrina ha detto:

    Qualcosa è cambiato. Il nucleare è il passato. Vi invito a leggere questo link http://srren.ipcc-wg3.de/

  2. Roberto ha detto:

    Quello che fa pensare è che tutte queste cose passano puntualmente sotto silenzio eppure l’autorevolezza di chi le dice dovrebbe essere un biglietto da visita fenomenale.
    Gli enormi interessi che purtroppo regolano l’andamento del mondo sono duri da far crollare.

  3. Matteo Bastianon ha detto:

    Complimenti Stefania. Un bell’articolo, a tratti di stampo un po’ troppo propagandistico, ma comunque sempre un bell’articolo.
    Solo qualche spunto di riflessione:
    1) Sarebbe stato più corretto, a mio parere, spiegare meglio il concetto che “dal punto di vista della potenza installata il nostro paese è assolutamente autosufficiente”. Scritta così sembra quasi che non abbiamo problemi. Dipendere per il 75% dal petrolio mi sembra un dato allarmante. Stiamo parlando di una risorsa che si sta esaurendo e vorrei che mi si spiegasse come farà a funzionare la nostra “autosufficienza” quando il petrolio sarà finito. Vedo tanta gente molto brava a demonizzare il nucleare ma nessuno mi ha ancora parlato di valide alternative. Sole? Ce n’è in abbondanza ma attualmente costa il triplo del nucleare. Vento? In Italia non ce n’è in abbondanza e comunque costa il doppio del nucleare. Sono d’accordo sul fatto che ancora non si hanno costi certi per quanto concerne il nucleare. Per quanto riguarda invece le energie alternative i costi ce li abbiamo, e sappiamo con certezza che attualmente non sono soluzioni economicamente percorribili. Ricerca? OK. Allora mi si deve spiegare perché la ricerca in campo di sole e vento porterà certamente a dei risultati e la ricerca sul nucleare porterà solo il male.
    2) In un approfondimento non politicizzato (sempre che si tratti di un approfondimento non politicizzato…) mi aspetterei che si vengano analizzati tutti gli aspetti di una questione, evitando di enfatizzare esclusivamente gli aspetti negativi e di tacere sugli aspetti positivi.
    3) Gli studi di Nicola Armaroli mirano allo “sviluppo di nuovi materiali per le tecnologie avanzate di illuminazione e per la conversione dell’energia solare”. Mi sembra quantomeno un po’ di parte. Per par condicio di dibattito intervisterei anche altri soggetti come ad esempio il Prof. Renato Angelo Ricci, l’astrofisica Margherita Hack, e perché no, magari anche Patrick Moore, fondatore di Greenpeace, sostenitore del nucleare. Così, per sentire ogni tanto qualche altra campana.

    Consiglio questo link:

    http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/NUCLEARE_ricci1.pdf

    così, per sentire ogni tanto la famosa altra campana…..

    Un saluto

    Matteo Bastianon

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