Il libro bianco di #Brescia2030

Laura Castelletti, 27 marzo 2018 » innovazione, Loggia, mi piace
L’8 marzo di 1 anno fa ho dedicato a Brescia2030 un post su questo blog  per raccontare l’avvio di un progetto, voluto dall’Amministrazione Comunale e promosso da Università degli Studi di Brescia e Università cattolica del Sacro Cuore, che ha visto coinvolti più di 120 attori del territorio e più di 60 realtà tra Associazioni/Imprese/Ordini Professionali/ Istituzioni/Fondazioni/Sindacati.

Sono stati 12 mesi d’intenso lavoro, riunioni, confronti, laboratori sempre più partecipati al termine dei quali si è dato vita a un #Librobianco che potete scaricare qui.
 
Di seguito trovate la premessa all’intero lavoro di co-progettazione che abbiamo presentato oggi nella sede di #MOCA che ci ha ospitato durante i mesi di lavoro.
 
LIBRO BIANCO BRESCIA 2030
LA VISIONE
Quando l’8 marzo 2017 abbiamo chiesto a una platea di quasi 150 persone di fare uno sforzo di immaginazione collettiva per cercare di immaginare cosa avremmo voluto che fosse Brescia nel 2030, la prima reazione è stata esattamente come ce l’aspettavamo. Dopo un primo momento di smarrimento, ognuno dei presenti si è chiesto se ce la poteva fare, se il 2030 non fosse “troppo in là”, se immaginare la città del futuro non fosse uno sforzo troppo al di là delle proprie competenze e capacità.
Ma è stato solo un momento: esattamente un anno dopo, mentre chiudiamo questo libro bianco, il 2030 ci è familiare quanto il nostro presente. Che è esattamente la dimensione in cui abbiamo lavorato insieme nell’anno passato: la consapevolezza che il territorio che vogliamo diventare, le dinamiche che vogliamo correggere, la crescita e gli orizzonti che ci aspettiamo di raggiungere sono il nostro tempo presente. E non c’è mai un momento migliore di adesso per avviare un cambiamento positivo.
 
Dopo un anno in cui abbiamo progettato la Brescia del 2030 secondo una matrice fatta di macro-aree e di temi trasversali, la città e il suo territorio ci appaiono un’organica e imprevedibile complessità di fattori, di cui ci sono chiare però due direzioni di sviluppo. La prima è quella che ci vede inseriti in un contesto territoriale, normativo, culturale, sociale, demografico, economico ampio e in costante evoluzione, con il quale sempre più fermamente dobbiamo rapportarci cooperando come un unico organismo. Se il territorio bresciano ha sempre potuto contare su un primato fondato innanzitutto su una sorta di “orgoglio”
territoriale e di competitività interna, che ha spinto alcune realtà a diventare vere e proprie eccellenze (non solo nel mondo dell’impresa: ci sono eccellenze bresciane nella sanità, nel turismo, nella formazione e in molti altri campi), il futuro ci riserva sfide da affrontare come una squadra coesa e una capacità di ascolto e di sintesi integrata ed efficace. Non si tratta più solo di fare al massimo delle nostre capacità, bensì di portare questa spinta all’innovazione, all’eccellenza, alla massima qualità e cura di filiera, in ambiti più ampi di quelli territoriali.
 
A questo salto del “sistema Brescia” può certamente contribuire la seconda direzione di sviluppo: la contaminazione. Se per anni le pianificazioni strategiche si sono concentrate su aspetti verticali, definiti e solidamente ancorati a macro-settori della società e dell’economia, oggi questa parzializzazione delle strategie non è solo inefficace e inefficiente, ma rischia di creare delle vere e proprie distorsioni di percezione della complessità dei conflitti e delle sfide del tempo presente. Il metodo di lavoro e i co-progetti dei laboratori Brescia 2030 l’hanno realizzato molto presto: mano a mano che venivano messe a fuoco le sfide di ogni area, inevitabilmente erano chiamati in causa altri laboratori. Indagate nell’essenza, le problematiche e le dinamiche che necessitano di essere indirizzate o corrette possiedono tutte un’origine comune: quella che chiamiamo intersezionalità ovvero l’imprescindibile e innegabile contaminazione tra un unico contesto complesso, l’ordine che diamo alle dinamiche che da questo si generano, le inevitabili conseguenze e problematiche generate dalle soluzioni e dalle risposte innestate su ciascuna dinamica affrontata singolarmente.

 

Messa così, dunque, il punto di approdo di questo percorso potrebbe suonare come: tutto si relaziona con tutto, non è possibile avere un ordine che sia realmente tale, non è possibile affrontare una sfida per volta. Ed è qui che entrano in gioco due fattori decisivi: un nuovo approccio alla co-progettazione e un nuovoambiente in cui attuarla.
Il nuovo ambiente è, ça va sans dire, quello digitale, che oggi rappresenta a tutti gli effetti -sommato a quello reale- un nuovo ambiente della vita, in cui trovano sempre più posto le persone ma anche le cose. Un ambiente in cui è in atto, esattamente come nell’ambiente reale, un’evoluzione di popolamento secondo valori e indirizzi di ecologia [intesa come lo studio e l’orientamento delle interrelazioni tra gli individui e l’ambiente in cui interagiscono, qui inteso come ambiente digitale, nei tre livelli di persona, di popolazione e di comunità] talvolta molto eterogenei. Un ambiente non facile poiché essenzialmente globale (dunquemolto più ampio e complesso della realtà che abitualmente affrontiamo), costantemente in evoluzione, intrinsecamente promiscuo. L’innesto della tecnologia e la sempre più massiccia fluidità di dati e azioni tra reale e virtuale ci pone di fronte all’esigenza di capire, conoscere, comprendere e decidere secondo fattori di scala e con responsabilità che fino a questo momento storico mai nessuna istituzione, ente, impresa, realtà di rappresentanza ha mai dovuto affrontare.

 

 

Una governance data-based -ossia supportata da dati eterogenei e interrelazionabili, in continua e rapida evoluzione per mole, tempi di aggiornamento e livello di accuratezza- assume in sé non solo la complessità della decisione di indirizzo, ma la certezza dell’imprevedibilità e dell’inconoscibilità delle conseguenze. Un’incertezza che ci chiama però in causa sulla nostra responsabilità nel presente, sulla necessità di partecipare e condividere le decisioni; e che ci prepara già mentalmente ad essere pronti e aperti a nuove sfide, più complesse, che nasceranno domani.
Dunque, non più la governance come una soluzione, bensì come un processo in continua crescita e adattamento, come un codice di interpretazione per un contesto che oggi immaginiamo ma che conosceremo solo quando ne saremo parte.

 

Ed è proprio con questo spirito – responsabilità, condivisione, immaginazione, evoluzione – che è nato e cresciuto il processo di co-progettazione di cui Brescia2030 è un primo esito. Un percorso che ha fondato le sue basi di lavoro sull’intelligenza collettiva, sul patrimonio di competenze di settore a servizio di tutti i settori, su un approccio trasversale che, in questo primo allenamento collettivo alla complessità,​ ha privilegiato alcuni temi (come l’internazionalizzazione) e incluso solo marginalmente altri (pensiamo alla mobilità, solo in parte valorizzata come fattore trasversale alle aree dei laboratori).

 

Un percorso che ci ha portato lontani da dove siamo partiti, ognuno di noi e come territorio: dall’8 marzo 2017 sono diversi i tavoli 2030 che si sono aperti localmente sull’onda del nostro; e altri contesti territoriali e altri capoluoghi hanno seguito il nostro esempio, avviando percorsi di co-progettazione e di ri-modulazione dei principi di governance del cambiamento .

 

 

Un anno fa abbiamo cercato di disciplinare le sfide, di mettere ordine al contesto, di rassicurare chi vedeva nel 2030 una distanza troppo lontana per tracciare una strada di progresso territoriale. Durante il percorso, ci siamo allineati a grandi istituzioni che per il 2030 già oggi fissano e promuovono obiettivi di sviluppo ambiziosi, come quelli delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea; e abbiamo realizzato che abbiamo più valori, direzioni e obiettivi comuni di quanto potessimo immaginare.
Arrivati alla fine di questa esperienza, prendiamo atto che noi siamo già il cambiamento che partecipiamo, che noi siamo già la città che immaginiamo, che noi siamo più di un anno fa il “sistema Brescia” che stiamo costruendo, ben oltre il 2030.

Laura Castelletti assessore Cultura Creatività e Innovazione 

 

 

 

Un grazie di cuore lo dobbiamo alle tante persone che con generosità hanno dedicato tempo e impegno per dar vita a un processo di co-progettazione che, se coltivato, potrà continuare a creare reti e vedere realizzati progetti per la città.

Grazie di cuore a:

M.Grazia Speranza (coordinamento del metodo)

Domenico Simeone, Rodolfo Faglia, Piero Nicolai, Elena Marta e Simona Franzoni (Docenti Responsabili di Area)

Giovanni Panzeri e Nadia Busato (supporto co-progettazione)

Giancarlo Tamanza, Maria Luisa Gennari, Alessandra marangoni, Alberto signoroni, Giancarlo provasi, Marco Alberti, Pier Cesare Rivoltella, Mario Mazzoleni, Giovanni Marseguerra, Stefano Pareglio, Renata Mansini, Mariasole Banno, Alessandra Flamini, Sergio Onger, Giovanni Gregorini e Mariapaola Pasini (Docenti Coordinatori)

 

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