Il Cromo VI nell’acqua non ci fa più paura #BresciaCambia4

Laura Castelletti, 25 gennaio 2017 » Loggia, mi piace, Territorio e Natura

Vi ricordate in che condizioni era l’acqua della città all’inizio del nostro mandato? Vi ricordate la preoccupazione per la nostra salute causata dalla presenza del Cromo esavalente nel nostro acquedotto? Io lo ricordo bene, è stato fonte d’interminabili riunioni, notti insonni da parte di molti della Giunta, confronti con la popolazione allarmata, genitori inferociti perché preoccupati dei  rischi ai quali immaginavano esposti i loro figli.

 

 

 

Mesi di lavoro, di gestione dell’emergenza e la nostra promessa alla città, con A2A dedicata pancia a terra alla soluzione del problema, che l’acqua sarebbe tornata bevibile.

Acqua bene comune per noi non solo uno slogan, è soprattutto un Osservatorio dedicato che svolge il compito di monitoraggio e controllo della nostra acqua.

 

 

Il lavoro di bonifica dell’acqua è stato sperimentale, rapido (considerando il tempo necessario per gli aspetti puramente tecnici) e di successo come si legge in questo articolo:

 

La terapia sta funzionando. I primi segnali positivi erano arrivati in ottobre, ora il quadro comunicato da A2A è ancora più confortante. Nel 75% dei punti rete analizzati, il cromo VI è inferiore ai 2 microgrammi per litro, vale a dire al di sotto della soglia rilevabile nei metodi di analisi attualmente utilizzati. Complessivamente, il 100% dell’acqua potabile è sotto i 3 µg/l: l’obiettivo dei prossimi mesi è portarla completamente sotto il 2 µg/l. Per fare un confronto, lo scorso agosto erano 15 le parti dell’acquedotto in cui si registravano tra i 5 e i 10 µg/l di cromo esavalente, mentre ora sono scese a zero.

Il merito va ai trattamenti col solfato ferroso avviati da A2A lo scorso settembre in nove pozzi dopo la sperimentazione al Villaggio Sereno. Con un investimento di quattro milioni, l’azienda ha realizzato diciotto impianti per abbattere i livelli di cromo. Aggiungendo 2 milligrammi per litro d’acqua, l’esavalente viene trasformato in trivalente, insolubile. Quest’ultimo viene filtrato dai carboni attivi, restando fuori dalla rete idrica che arriva nelle case bresciane.

L’acqua di Brescia, pur in presenza di cromo esavalente, è sempre rimasta potabile. Nel corso del 2013, però, l’attenzione sul tema è cresciuta parecchio, portando molti cittadini a chiedere interventi per abbassare i livelli di questo inquinante, cancerogeno per inalazione. Diverse famiglie avevano scelto di fare analisi direttamente in casa, per confrontare i risultati con quelli dichiarati da Asl e A2A. Non erano mancati casi eclatanti, come quello di via Razziche, in cui venne addirittura sospesa l’erogazione dell’acqua, dopo risultati preoccupanti, col livelli pari a 65 µg/l. Il Comune aveva inoltre introdotto bottiglie di plastica nelle mense scolastiche, al posto delle caraffe riempite dal rubinetto.

 

 

Negli ultimi mesi, finalmente, si è passati ai trattamenti. Da questo punto di vista, il caso bresciano può trasformarsi da esempio negativo a un modello per altre città con problemi analoghi. L’intervento realizzato in città è infatti unico. Una volta completato l’allestimento, gli impianti continueranno a funzionare nei prossimi anni, mantenendo sotto controllo i livelli di cromo esavalente.

 

 

La normativa in proposito stabilisce un limite di 50 µg/l di cromo totale nell’acqua che beviamo (limite che comprende trivalente e esavalente). In falda, la soglia di tolleranza si abbassa a 5 µg/l. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa, ha però parlato di rischi per i bambini nel caso in cui bevessero acqua con livelli di esavalente superiori ai 2 µg/l. Ed è questa la soglia sotto cui si vuole portare tutta l’acqua bresciana.

 

 

La promessa ancora una volta è stata mantenuta e tutti abbiamo tirato un respiro di sollievo.

La qualità dell’acqua è in Rete, guarda qui

Oggi possiamo aggiungere che Brescia fa scuola sull’abbattimento del Cromo VI dai rubinetti dell’acqua potabile. All’inizio dell’anno infatti il  Corriere della Sera ha pubblica la notizia che il ministero della Sanità ha preso Brescia come caso scuola positivo. La decisione di abbattere il Cromo VI dall’acqua potabile e avere sperimentato nel 2014, primi in Italia, questa tecnica ha fatto si che il Governo individuasse la nostra città come modello replicabile. A questo proposito il sindaco del Bono ha dichiarato che

Siamo orgogliosi di aver agito pur in assenza di una normativa che ci obbligava a fare questi investimenti e di aver orientato le decisioni di A2A in questa direzione. Oggi il cromo VI è pressoché scomparso dalla rete dell’acqua potabile in città. Colgo l’occasione anche per ringraziare quei cittadini che con un utile dibattito ci hanno orientato positivamente verso questa importante decisione. Brescia sempre più verso buone prassi e un’attenzione nuova alla salute dei cittadini e dell’intero ecosistema. Ora sempre più concentrati ad intervenire sulla falda e a spingere verso la realizzazione del depuratore in Valle Trompia. Ce la faremo.

Ce la faremo, ne siamo convinti.

 

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