Gran fermento in Valle Camonica (di Claudio Buizza)

Laura Castelletti, 17 luglio 2012 » mi piace, politica, Territorio e Natura


giornate molto intense in valle camonica.

si è tenuta nei giorni scorsi la fiera della sostenibilità della natura alpina. un evento, o meglio, una grande quantità di eventi, attività didattiche, sportive, alpinistiche, giochi e feste che da mercoledi a domenica si sono svolte in diversi comuni e località: cevo, berzo demo, cedegolo, il rifugio lissone, saviore dell’adamello ed altri ancora, sotto la guida e la direzione di un comitato scientifico e del parco adamello, e con la collaborazione di numerosi altri enti, associazioni ed istituzioni della valle.

il motto dell’iniziativa è così ben presentato nella locandina:

sostenere” significa tenere qualcosa o qualcuno sollevati sopportandone il peso e significa anche rinforzare, aiutare, difendere e dare appoggio, accudire e nutrire.

consumare” significa ridurre al nulla e finire un bene con l’uso, logorare, dissipare, sfruttare.

basta riflettere sul valore ed il senso delle due parole per capire che la “società dei consumi” non ha futuro e che occorre ricostruire una “società sostenibile” ovvero una società che sappia aiutare, accudire, rinforzare, nutrire uomini e natura.

nelle alpi, così come in molti luoghi “marginali” del nostro continente e in intere nazioni del pianeta terra, le pratiche della sostenibilità, pur ridotte, non hanno mai cessato di esistere.

certamente la società urbana, sempre più artificializzata e imperniata su una visione consumistica, ha penetrato le vallate alpine, ha ridotto molti fondovalle a luoghi privi di anima e senza tempo, ha portato con sé i riti urbani e le mode del turismo e dei consumi di massa.

ravvivare, accompagnare, aiutare, difendere, accudire, dare appoggio, rinforzare, nutrire le alpi e chi ancora resiste nei piccoli paesi di versante, negli alpeggi, lungo i sentieri e le antiche vie di comunicazione intervallive, lontane dalla velocità che consuma, sfrutta, dissipa e logora: questo è lo scopo della “fiera della sostenibilità nella natura alpina”.

insieme, per “fare festa”, conoscersi, parlarsi, confrontarsi e confortarsi, preparando un tempo dove il margine possa rimettersi al centro, per aiutare ed aiutarci a vivere in leggerezza e in “sostenibilità”.

tra le varie iniziative in programma, venerdì 13 luglio a cevo si è tenuto un importante incontro internazionale sul tema

“attuazione e prospettive della convenzione delle alpi: una conversazione alpina”.

questo incontro, in vista della presidenza di turno italiana della convenzione delle alpi, assume una particolare importanza contribuendo al confronto con il territorio sulle questioni aperte e le prospettive dell’azione della presidenza italiana.

la convenzione delle alpi  è un trattato internazionale sottoscritto dagli otto stati alpini con l’obiettivo di garantire una politica comune per l’arco alpino, un territorio sensibile e complesso in cui i confini sono determinati da fattori naturali, economici e culturali che raramente coincidono con le frontiere degli stati nazionali. basandosi su queste considerazioni, il 7 settembre 1991 gli stati alpini hanno sottoscritto la convenzione delle alpi, che per la prima volta riconosce l’unità territoriale alpina e la necessità di garantire sviluppo e politiche di tutela comuni.

la convenzione delle alpi rispecchia la globale consapevolezza dell’importanza delle aree montane anche per la pianura, definisce le responsabilità nei confronti del mondo alpino e attira l’attenzione sulle potenzialità e le sfide per lo sviluppo del patrimonio naturale, culturale e sociale.

il suo obiettivo consiste nel valorizzare il patrimonio comune delle alpi e nel preservarlo per le future generazioni attraverso la cooperazione transnazionale tra i paesi alpini, le amministrazioni territoriali e le autorità locali, coinvolgendo la comunità scientifica  il settore privato e la società civile.

all’incontro hanno partecipato esponenti del ministero dell’ambiente, delle regioni alpine italiane, numerosi studiosi, rappresentanti delle istituzioni locali dalla valle d’aosta al friuli. l’incontro si è tenuto nella casa del parco, una bella struttura inaugurata quest’anno (un antico sanatorio ristrutturato) che offre servizi ricettivi (un moderno ostello) ed educativi (è di fatto un centro di attività legate al parco dell’adamello).

il fatto che sia stata scelta questa sede per un incontro di cosi importante risonanza premia l’impegno e l’abnegazione dei molti appassionati, amministratori e studiosi, che cercano in ogni modo di tenere aperta una prospettiva per le aree montane non legata esclusivamente allo sfruttamento turistico/immobiliare del territorio, che non produce ricchezza stabile per le popolazioni, non affronta i reali problemi dell’economia montana, fatta di abbandono, precarietà e disinteresse.

non secondario è poi il fatto, per la verità non abbastanza noto, che edolo è sede dell’università della montagna, corso di laurea in valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano, sede distaccata della facoltà di agraria di milano, che sta contribuendo in modo significativo alla formazione di una moderna cultura della montagna, promuovendo innovazione e ricerca che sta coinvolgendo molti giovani.

mi sono poi fermato per una seconda tappa a sellero, all’interno di una sala delle torri della fabbrica della calce, una struttura industriale dismessa di grande fascino che il comune di sellero ha conservato con intelligenza e lungimiranza. lì sono stati presentati e rimarranno esposti i lavori di una concorso internazionale di idee grande interesse: il progetto di un bivacco alpino.

un concorso promosso dal distretto culturale di valle camonica e il parco dell’adamello,

per la progettazione di una cellula abitativa minima, autonoma, reversibile, (bivacco) destinata al ricovero temporaneo, da collocare lungo un sentiero in quota in area alpina.
la cellula abitativa dovrà considerare le condizioni d’utilizzo in una prospettiva di equilibrio tra gli aspetti necessari all’uso e la collocazione in un ambiente naturale che richiede qualche semplificazione, con particolare attenzione ai seguenti fattori: – minimo ingombro e semplicità formale; – durabilità all’uso, al tempo e agli agenti atmosferici; – economicità di realizzazione, uso e manutenzione; – autosufficienza energetica, senza l’uso di fuochi; – approvvigionamento idrico e smaltimento reflui; – igienicità e minimo confort; – coibentazione adeguata e protezione atmosferica; – facile individuabilità e visibilità; – sicurezza, ancoraggio, reversibilità.

il concorso ha visto la partecipazione di oltre 190 concorrenti. tutti i progetti in esposizione sono accomunati da un eccezionale sforzo volto a fornire una risposta adeguata al tema, presentati benissimo, autentici concentrati di intelligenza e ricerca tecnologica all’insegna della semplicità e della sostenibilità.

prova concreta che esistono capacità enormi di giovani professionisti relegati alla attività dei concorsi d’architettura mentre i processi concreti di trasformazione del territorio avvengono normalmente all’insegna della banalità e dell’incapacità di offrire soluzioni all’altezza. creando il paesaggio urbano inguardabile ed invivibile che invoglia alla fuga verso quelle montagne abbandonate.

in conclusione, ho fornito un piccolissimo spaccato di quanto avvenuto nel corso di 4 giorni in valle ma che ha richiesto l’impegno tenace e continuo per un periodo assai più lungo da parte di chi con convinzione cerca di promuovere una economia sostenibile nelle aree montane. primi tra tutti alcuni sindaci, veri e propri eroi che spesso amministrano territori enormi, scarsamente abitati, e con risorse irrisorie devono fronteggiare enormi problemi. primo tra tutti quello dello spopolamento.

finchè non diventerà “conveniente” cioè adeguatamente remunerato il lavoro di montagna, e queste aree ragionevolmente servite (non servono multisale ma i servizi essenziali quelli sì, primi fra tutti rete viaria, istruzione e trasporto pubblico e banda larga), la montagna sarà popolata dagli ultimi anziani. e la montagna senza l’uomo che la mantiene in efficienza, degrada con conseguenze disastrose per il fondo valle.

lo “sviluppo metropolitano” si deve far carico delle aree di montagna, ancora più prosaicamente “deve pagare” i costi del vivere e lavorare in montagna. per fare solo un esempio: piace a tutti veder i pascoli in quota popolati di vacche brune alpine, ma se il latte da pascolo viene pagato quanto il latte di pianura prodotto negli allevamenti intensivi (e in ogni caso meno della coca cola), allora non c’è storia, le vacche non le vedremo più. e neppure i contadini.

i territori di montagna non producono né voti né business, per questo il loro destino è a rischio. il tempo che rimane per intervenire è pochissimo ma iniziative come quelle che ho descritto indicano che ci sono ancora energie e volontà che non possono essere lasciate sole.

di claudio buizza


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4 Responses to “Gran fermento in Valle Camonica (di Claudio Buizza)”

  1. Mafalda ha detto:

    Bravissimo e ….belle foto

  2. Carlos Mac Adden ha detto:

    Quoto in toto Claudio, grazie dell’intervento.

  3. Arthur ha detto:

    Grazie a Buizza. Aria pulita.
    PS: per Carlos Mac Adden “Quoto in toto”? Non si fa, non si deve.

  4. claudio buizza ha detto:

    Non capisco “Quoto in toto”. Devo preoccuparmi?

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