Fattore D come Donna

Laura Castelletti, 11 giugno 2010 » donne, non mi piace

andrea ichino su il riformista scrive che “il comune di bologna in una recente indagine mostra che nella città italiana con i migliori servizi alle famiglie (40 per cento del bilancio comunale) l’occupazione femminile è altissima, ma i redditi delle donne sono il dal 25 al 76 per cento inferiori a quelli degli uomini. questo ci dice che  possiamo anche costruire un asilo a ogni angolo di strada, ma non vedremo grandi risultati se sarà sempre la madre a “staccare” comunque alle 16.00, qualsiasi cosa succeda in ufficio, per riportare a casa i figli. oppure se sarà sempre lei a farsi carico di trovare una soluzione quando l’asilo rifiuta i figli perché ammalati


Sappiamo che gli esempi potrebbero continuare, che per noi donne i compiti familiari vanno dall’idraulico da chiamare per la lavastoviglie rotta che allaga la cucina, al trovare la badante giusta per i nonni anziani da accudire. Sulla scorta di queste considerazioni

Qualsiasi intervento coercitivo sulle quantità, come le quote rosa o i permessi parentali obbligatori, è ostico da accettare per gli economisti che preferiscono intervenire modificando gli incentivi, con le leve fiscali, in modo che poi gli individui si comportino nel modo desiderato.

Interessante quindi la proposta scaturita da questa intuizione e che propone  di tassare le donne meno degli uomini che  Ichino con Alberto Alesina ha sostenuto e per la quale esistono attualmente due progetti di legge in Parlamento.

“Avremmo bisogno di dati e informazioni più precise di quelle disponibili per capire cosa accade all’interno delle famiglie, cosa determina gli squilibri osservati e se questi squilibri corrispondano alle preferenze degli italiani oppure no. Ossia se le cose vadano bene così oppure se vogliamo davvero cambiarle. Ma una cosa è certa: se desideriamo che le donne possano contribuire di più allo sviluppo dell’economia di mercato misurata dalle statistiche ufficiali, bisogna che gli uomini inizino a contribuire di più all’economia parallela familiare”.


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