Ex Magazzini Generali: giornataccia, giornataccia… (di Claudio Buizza)

Laura Castelletti, 27 marzo 2010 » mi piace, urban center

Martedì prossimo discuteremo e voteremo la delibera relativa aI Piano Integrato d’Intervento dell’area ex Magazzini Generali. Un tema che andava affrontato e dibattuto per tempo, con il coinvolgimento dell’intera città. Così non è stato. L’ennesima occasione persa di progettazione partecipata. Ho chiesto ad alcuni amici, professionalmente preparati nel campo dell’architettura e dell’urbanistica, di leggere la documentazione che come consigliere comunale mi è stata consegnata e  di “regalarmi” un post per il blog. Sono stati disponibili e li ringrazio molto.

Incominciamo con il contributo dell’architetto Claudio Buizza.

“Io non ho dubbi, lunedi 22 marzo 2010 è stata una giornataccia per Brescia. Il Consiglio Comunale ha assunto una decisione che cambierà la geografia urbana della città, e la cosa più grave è che è stata presa nella sostanziale indifferenza della città, Non te ne faccio una colpa ovviamente, neppure ai consiglieri comunali che si sono opposti e che-tutti insieme ed in vario modo- avete cercato di sollecitare la discussione su questa infausta decisione.

Ciò che colpisce è il silenzio, la mancanza di una pubblica opinione, la volontà di chi ha deciso di sottrarsi ad un confronto, La notizia che ci dai di un consiglio comunale che ha deciso senza confronto tra maggioranza ed  opposizione. Carenza di motivazioni? Insufficiente convinzione? Totale sottovalutazione del fatto?

A mio parere c’è un po’ di tutto, rilevo semplicemente come maturò la decisione finale di localizzazione del nuovo ed attuale palazzo di giustizia.

La discussione su come riorganizzare le sedi degli uffici giudiziari durò anni e il dibattito fu ricchissimo, ricordo le valutazioni sulle scelte possibili, compreso quella di costruire il nuovo palazzo di giustizia oltre la ferrovia e comunque fuori dall’area centrale e gli effetti che una decisione del genere avrebbe determinato sul funzionamento della città nel suo complesso. Ed anche sull’immagine “mentale” della città

Alla fine emerse una soluzione per me non convincente, ma che considero molto dignitosa. Continuo a pensare che la città funzioni meglio se le attività complesse possono essere articolate anche in diverse strutture, più economiche, più facili da gestire. E’ finito da un po’ il tempo del “gigantismo”: i megaospedali, megauniversità, megacentri direzionali, mega sedi di società e cosi’ via. Viviamo in un mondo globalizzato, figuriamoci se è necessario per lavorare bene affacciarci tutti sul medesimo pianerottolo. Ma quale ricchezza di posizioni ed argomentazioni. Allora!

Ed oggi? Si decide di realizzare nel comparto degli Ex Magazzini Generali la nuova sede degli uffici comunali. Un edificio molto impegnativo: una superficie di pavimento da 17.500  metri quadri. Superficie che potrebbe aumentare di altri  5.000 mq sulla base di una futuro decisione.

Lontano dal centro, vicino alla tangenziale sud, poco servita da mezzi pubblici, fuori dal percorso Metrobus che fu disegnato proprio in relazione alla decisiva presenza lungo il tracciato di strutture pubbliche attrattive di domanda di mobilità. Non conosco una decisione del genere assunta da città italiane od europee. E comunque non è stato minimamente valutato l’effetto sul funzionamento della città.

Su Brescia Oggi compare un articolo, corredato da dichiarazioni di assessori dell’attuale giunta, che segnala la difficoltà di trovare una nuova destinazione al palazzo Ex Tribunale e la ex sede di Corte d’appello. Il carattere monumentale di queste strutture rende difficile trovare diverse ed alternative a sedi di funzioni pubbliche o private di pregio.

Ma le strutture già disponibili o che potrebbero essere disponibili a breve sono ben più numerose, ecco un breve elenco.

Ex Ospedale militare (semidismesso)

Casa di Cura Moro (dismessa)

Ex Ospedalino dei Bambini (Privato vuoto)

Ospedale Sant’Orsola (in via di dismissione)

Ex Poliambulanza (privato vuoto)

Caserma Goito (privato vuoto)

Ex Tribunale (comunale vuoto)

Ex Corte d’Appello (comunalre vuoto)

Caserma Randaccio (demanio semidismesso)

Caserma Ottaviani  (? dismessa)

Caserma Papa (? dismessa)

Palazzo dell’Ateneo  Tosio (comunale vuoto)

Palazzo delle Poste in Piazza Vittoria (pubblico in dismissione)

A questi naturalmente si aggiungeranno spazi liberati successivamente alla costruzione della nuova sede: tutto Sant’Antonino, Piazza Repubblica (sistemato ed adeguato, che acquirenti potrà trovare?), uffici sparsi in via Trieste, via Gabriele Rosa, Corsetto Sant’Agata. Ne dimentico certo altri.

E poi gli edifici privati previsti direzionaleall’interno del Comparto Milano, più  vicini, più serviti.

E’ gratis

La chiave di volta dell’operazione sta in questi due termini: è gratis.

Non è vero ovviamente, vi è una rinuncia ad incamerare oneri (7,7 milioni di euro) e la concessione di volumetrie aggiuntive, cambi di destinazioni d’uso fruttuose, rinuncia a spazi e strutture di servizio. Prima fra tutte l’edificio delle Ex Casere.

Ma se anche si fosse individuato un metodo (non originale per la verità, sono metri edificabili concessi, trasformati in valore monetario) per fare cassa, “il denaro equivalente” poteva essere utilizzato per diversi investimenti: adeguamento delle attuali sedi, oppure per realizzare il Musil, o gli impianti sportivi di quartiere. E allora perché?

Sorge persino il dubbio che senza questa decisione dell’Amministrazione comunale avrebbe avuto enormi difficoltà di decollo il piano attuativo degli Ex Magazzini generali, il cui valore delle aree è stato forse eccessivamente valutato in un periodo di bolla speculativa.

Effetti sul quartiere

La variante al progetto dei Magazzini generali è indifferente sul contesto del quartiere? Sono così indifferenti i cittadini e la circoscrizione riguardo ciò che sarà realizzato in quell’area?

Sparisce la destinazione pubblica delle Ex Casere: da spazio per servizi diventa centro commerciale, sparisce la residenza convenzionata, sparisce persino una piccola sala pubblica di 150 mq, aumentano tutte le volumetrie e di conseguenza i volumi di traffico indotti. Avremo il sedime dell’area destinata ad uffici con un indice (stimato) di oltre 7mc/mq, tanto per utilizzare un indice di facile comprensione, Sconosciuto a Brescia dagli anni ’50.

Solo per fare un esempio a portata di mano il complesso di Sant’Antonino in via Marconi “sopporta” circa 8.000 mq di SLP (ed è una sede sovradimensionata per funzioni svolte e personale impiegato) che insiste su un’area di quasi 18.000 mq senza considerare il parco a sud ed il giardino a nord, con ricompresi nel dato.

Il progetto

Anche ammesso che ci si possa convincere della bontà dell’operazione, quale sarà il progetto? Tutto è nato con il progetto di Libeskind per la futura sede della Provincia. E’ bene ricordare che fu la Provincia di Brescia, presidente Cavalli, a chiedere la previsione della propria sede in quel sito al Comune di Brescia, che diversamente mai avrebbe azzardato una simile decisione.

Naturalmente quel progetto era sviluppato a livello di masse, volumi e suggestioni. Restava comunque una soluzione che completava il progetto degli edifici che richiudevano la grande copertura trasparente (?) dell’auditorium. E tutti plaudirono quella soluzione.

Con mio stupore domenica 21, BresciaOggi ha pubblicato una immagine, non un plastico, non un rendering, una sorta di disegno elementare di masse/volumi in cui pare scomparsa la grandi copertura e si vede una piattaforma schiacciata tra due grandi masse. E il sottotitolo dell’immagine è: ”sparito” il guscio di vetro dell’auditorium”.  Ora è evidente che l’edificio del Comune dovrà essere di grande prestigio, esito senz’altro di un concorso internazionale, ed il cui costo oggi non può essere noto. Come si fa a parlare oggi con certezza di 17.000 mq e di un costo definito al punto da farlo diventare oggetto di una convenzione che predetermina tutto? Quali saranno gli esiti finali?

Nonostante ciò la decisione è presa. In un clima di generale indifferenza. Io non resto indifferente. E, mi pare che su decisioni di tale portata (49 milioni di denaro pubblico) dovrebbe essere possibile una discussione pubblica adeguata nei tempi, nelle motivazioni, nella partecipazione. Un dibattito libero.

BRESCIA 25 marzo 2010

condividi:

6 Responses to “Ex Magazzini Generali: giornataccia, giornataccia… (di Claudio Buizza)”

  1. Luciano Lussignoli ha detto:

    Cari amici se mi sono concesse alcune semplificazioni ed un linguaggio da premier (il ns. amato)direi che a Brescia si sta attuando il programma delle tre P. Provincialismo, Protagonismo, Povertà. Provincialismo perchè basta una griffe possibilmente straniera, ma almeno non bresciana, di moda e che sa fare cose “strane” (non credo che il dibattito sull’architettura contemporanea rientri negli interessi dei più, amministratori o cittadini che siano)per mettere in fila ed “intimorire” chiunque. Ricordo il non dibattito in commissione edilizia quando venne approvato, a maggioranza (se non ricordo male un astenuto e un solo contrario, io)il grattacelo per la nuova sede del Giornale di Brescia che poi non fu realizzato. Il progetto si suicidò da solo. Già, le opere di questi maestri, alla prova dei fatti, spesso svelano dei costi non previsti ed insostenibili. Protagonismo, perchè sembra che sia iniziata la gara alla costruzione dei monumenti ad personam: Il palazzo del comune, la cittadella dello sport, ecc. e in parallelo la gara alla distruzione, con relativa celebrazione, Lam, campi nomadi, ecc. Povertà: di idee o di cultura della città, lascio a voi la scelta.Abbiamo impiegato più di mezzo secolo per capire che la città è una macchina complessa che non trae alcun vantaggio dalle specializzazioni dei luoghi e dalle concentrazioni monofunzionali. Le funzioni cosidette pregiate, nel senso urbanistico e non economico del termine, cioè quelle che producono l’effetto città, se tolte dal tessuto urbano per essere concentrate, peraltro in aree scelte dalla casualità o dall’occasione, da un lato depauperano il tessuto urbano, dall’altro producono sovraccarichi urbanistici in situazioni strutturali non pensate per quello scopo. Queste scelte, come dice bene Claudio Buizza, cambieranno la geografia della città. Molti luoghi perderanno “valori urbani”, mentre altri pagheranno la congestione urbana. Si rischia di “periferizzare” molte zone della città. Sarebbe interessante sapere se è conosciuto il numero delle persone (credo non poche migliaia) che l’attività amministrativa muove in un giorno, fra dipendenti e utenti e se qualcuno si è preso la briga di effettuare una modellazione dei flussi di traffico che lo spostamento di queste persone produce. Già perchè come viene ricordato, la localizzazione degli uffici comunali non è neppure sulla linea del metrò, quello vero che si sta realizzando, non la linea 2 che, dato il tracciato previsto, non ha il livello minimo di fattibilità economica. Se ci sono, queste informazioni dovrebbero essere fornite ai cittadini. Non basta qualche scarno comunicato sui giornali a risvegliare una città sopita. A parte i Focus sul PGT iniziati questa settimana, pochini per affrontare il futuro di Brescia, non mi sembra che vi sia interesse ad un reale percorso partecipato nella costruzione delle scelte urbanistiche. La politica del fare non ha tempo per le “chiacchere”.Mi sono già dilungato troppo ed ho approffittato della pazienza di chi mi leggerà e non commenterò pertanto quanto scritto da Claudio Buizza che condivido. Come contributo alla formazione del PGT, vorrei solo proporre un confronto pubblico fra amministratori, forze economiche, culturali ecc. (non mi dispiacerebbe la presenza di un filosofo)nel quale chiamarli a declinare questo titolo: “Costruire una città giusta, bella, ricca e felice”. Qualcuno penserà che sono impazzito, che è un titolo, poco politico, poco tecnico, poco scientifico… Io non credo. Credo invece che questo silenzio, questo disinteresse, nascondano anche la convinzione che le risposte a queste legittime aspettative non potranno mai arrivare dalle istituzioni troppo impegnate a trattare affari spesso per la propria sopravvivenza: oneri di urbanizzazione, opere, ecc. Se ciò corrispondesse al vero, cosa ce ne facciamo di una giunta comunale o di un sindaco. A Brescia abbiamo già A2A che fa il resto. Facciamo eleggere allora ai cittadini il Presidente e il consiglio di Amministrazione. Una provocazone la mia? Spero, ma temo non sia così.

  2. Alessandro Benevolo ha detto:

    Cari Claudio e Luciano, tutto vero. Ma per essere veramente credibili qualche ammissione di colpa per come sono andate le cose voi e il PD dovreste pur farla. Com’è che ci si preoccupa del depauperamento del centro solo per quando è in ballo il trasferimento del Comune e non si fiatava per il trasferimento della Provincia deciso dal medesimo progetto quando a Brescia regnava Corsini? Eppure mi sembra che anche con quell’ipotesi diverse utilizzazione centrali sarebbero state abbandonate. Paroli adesso incorna di testa ma il cross glielo avete fatto voi.

  3. Billy ha detto:

    Come sempre le valutazioni di Claudio Buizza sono molto attente ed approfondite. Spaventa davvero il silenzio della città, delle mille associazioni bresciane. Tutto sembra ormai ineludibile, deve accadere. Avremo la sede unica, la cittadella dello sport, le auto in camera da letto, l’aria irrespirabile, cave e discariche … e la politica che dovrebbe aiutare a spegnere il silenzio invece lo facilita.

  4. Ettore Brunelli ha detto:

    Da non esperto del campo, sono convincenti le parole di Claudio Buizza e Luciano Lussignoli. Io da malizioso penso che l’affare lo facciano un pò tutti, immobiliaristi e politici coinvolti. Con la differenza che chi rischia qualcosa in solido sono solo gli immobiliaristi. A questo punto gufo.
    A proposito di quanto scritto da Benevolo. Va bene l’autocritica però non esagererei. Intanto gli uffici provinciali hanno un’altra utenza molto diversa da quella cittadina. Sicuramente è più in sofferenza la Provincia come sedi che il Comune (l’esigenza di mettere insieme 700 e rotti dipendenti, neanche la metà!!!!!! Altro che sede UNICA, è del tutto inventata). Nel caso della sede della Provincia non ci sarebbe stato tutto questo aumento/scambio di volumetrie. Infine, se non ricordo male, non è che la Giunta Corsini volesse e plaudesse a quella operazione, ma di fronte alla richiesta della Provincia si faceva buon viso a cattivo gioco, oltre al fatto che erano note a tutti le difficoltà finanziarie della Provincia e quindi l’improbabilità dell’opera. Comunque il Comune con la Giunta Corsini, mai e poi mai avrebbe fatto una scelta così sbagliata e sprecato 49 milioni di euro in tal modo.

  5. Gianluigi Fondra ha detto:

    Per qualche anno, in passato, ho sofferto di torcicollo intento a guardare più cosa c’era stato prima, piuttosto che vedere cosa ci prospettava il futuro.
    Ciò che scrivono Buizza e Lussignoli è condivisibile, anche se “una città giusta, bella, ricca e felice” mi appare ancora un po’ sfocata, dai contorni non propriamente definiti.
    Do per scontati alcuni meriti di chi ha amministrato in passato. Ciò non toglie che guardando al futuro occorre essere molto più precisi nelle proposte.
    Più dettagliate e concrete saranno e più alternative al nano-gigantismo di Paroli appariranno.
    Chiedo apertamente il vostro aiuto e il vostro sostegno ad un esperimento che sta germogliando nella zona nord della città: chi ha organizzato l’assemblea dei 1000 alla Media Virgilio sui temi urbanistici è intenzionato a percorrere la strada delle “istanze” e dei “focus” e qualora risultasse necessario anche delle “osservazioni”.
    Tutto però, a fianco dei cittadini, con il loro consenso scritto attraverso migliaia di firme… perché (perdonate l’ultimo sguardo rivolto al passato) se non ci fossero state migliaia di nomi “nero su bianco” oggi non ci sarebbe ne il “Parco Castelli” ne l'”Ex-Polveriera” sarebbe di proprietà comunale.
    Il 30 aprile (termine ultimo per le istanze) si avvicina e, ne la politica, ne i tecnici, posso prescindere dal “poco” tempo e dalle “scarse” modalità di partecipazione che ci sono concesse.
    Stiamo ragionando di Stadio Rigamonti, di fermata del Metrò Vivanti. Di 5.500, forse 7.000 (?) forse 10.000(?) metri di densificazione. Di viabilità in viale Europa e di spostamenti sostenibli fra blocchi di quartieri non comunicanti. Di “Fondazione per l’ambiente” e di ristrutturazione della ex-polveriera. Di regolamento attuativo del Parco delle Colline.
    Chi sa usare il “lentino” ci aiuti a condividere con i cittadini una visione più ampia di quartiere, di città, di territorio.
    Resto convinto che tutti possono guardare attraverso il cannocchiale il futuro della città, ma per comprendere ciò che si vede nel binoccolo occorre una approfondita conoscenza delle “mappe”. Oggi mi pare dirimente condividere e spiegare a chi poi determinerà gli equilibri delle scelte politiche, cioè tutti gli elettori nessuno escluso, quale potrebbe essere la città che abiteranno il loro figli. Partecipare e saper far partecipare è la scommessa da giocare con urgenza e senza timori.

  6. Benzo ha detto:

    Faccio io miei complimenti a Claudio Buizza.. analisi molto chiara e condivisibile a mio avviso… il fatto che la giunta non si sia minimamente preoccupata di integrare la nuova “sede unica” all’interno del sistema di trasporti pubblici (metro in primis) non mi stupisce! d’altronde ci sono le auto private!!!!! Di sicuro sono d’accordo con Gianluigi Fondra su una cosa: la scommessa per Brescia è far sapere partecipare i cittadini!!! Spero che il prezioso intervento dell’architetto Buizza e la discussione conseguente sia un punto a favore!

Lascia un Commento