Ecco come è andata ieri sera al teatro Capranica (Benedetto Craxi)

Laura Castelletti, 15 gennaio 2010 » pensieri in libertà, politica

1' prima dell'inizio della serata

sono in aeroporto a fiumicino, tra poco rientro a brescia. mi restano soprattutto le immagini e le sensazioni del prima del grande evento, un momento consumato a casa di luca. lui nervoso e rauco alle prese con gli ultimi “ritocchi al pezzo”. tra le mani l’aerosol nel disperato tentativo di riprendersi la voce (ho anche le foto ma gli voglio bene e lo risparmio…). filippo al mac finge di perdersi via e poi zac… lo sferza con commenti severi al limite dell’insulto. credo si dimostrino affetto così. si cercano, si scontrano e soprattutto si completano a vicenda. sono loro grata per avermi permesso questa incursione nella loro intimità maschile.

luca josi

poi la folle corsa (perchè è da folli mettersi scarpe con tacchi per marciare sui sanpietrini) al teatro capranica. per aggirare la folla siamo passati dalle cucine sotterrane dell’albergo nazionale. filippo evoca scene da shining. l’occhio intanto continua a cadermi sui suoi guanti neri di pelle senza dita. andrea ci accoglie in una saletta laterale. non ci vediamo dal 2006 quando abbiamo, insieme a tanti altri nostri amici, firmato il patto generazionale. il suo, come sempre, è un abbraccio caldo e avvolgente (con la sua stazza altrimenti mi stritolerebbe). ancora qualche minuto di concentrazione e finalmente l’evento voluto, macinato, pensato,desiderato, soprattutto promesso prende corpo. dopo 10 anni finalmente ci siamo. luca sale sul palco e racconta la sua storia, la nostra storia. non siedo in sala, resto in un angolino accanto al palco. mi sembra di aiutarlo meglio a liberarsi di quel pesante fardello che ha sulle spalle o meglio che tiene nello stomaco (si vede dal solco delle due rughe profonde intorno alla bocca) da tempo. ha fatto silenzio per anni, ora parla e chiede ascolto. la luce intanto mi aiuta, vedo i volti e le emozioni di quanti stanno invece seduti. predo senza essere vista. visi noti e meno noti. pupi avati, sgarbi, martelli, casini, barbareschi, la palombelli, sacconi, pomicino, la marinucci, minzolini, la d’eusanio, vigorelli, la olivetti, sorgi, la llera, bassetti, gori, la maglie, la moratti, carraro, la greco, de michelis, bobo craxi e la sua famiglia e tantissimi altri. soprattutto tanta gente qualsiasi, tanti socialisti che avevano voglia di rivedere un pezzo della loro storia. erano lì per affetto e per rispetto. il filmato-intervista di bettino craxi lo si trova allegato a panorama e lunedì prossimo verrà trasmesso da la7. vi posto invece i video dell’intervento di luca. il messaggio è forte e condivisibile.

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La serata l’abbiamo conclusa, come per tutte le rimpatriate che si rispettano, a raccontarci le nostre vite seduti a tavola. La scelta è caduta sul ristorante prediletto di Antonio DiPietro (casualità?) per una volta invaso dai socialisti. Ho rivisto, dopo “secoli”  e arrivati da tutta Italia, Michele (che mantiene lo scettro del beltenerone), Roberto, Igor, Ermanno (er monnezza), Roberta, Fabio, Leonardo, Silvia, Lele, Massimo, Sergio, Donato… pezzi del Movimento Giovanile Socialista di quando frequentavo Roma. Nessuna nostalgia, nessuna voglia di tornare indietro, solo fratellanza e voglia di verità.

Abbiamo scelto imbarchi diversi, ma restiamo sempre legati agli stessi valori.


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7 Responses to “Ecco come è andata ieri sera al teatro Capranica (Benedetto Craxi)”

  1. Alessandro ha detto:

    Un bel documento. Grazie Laura.
    Di certo non è ancora iniziato il processo di uscita da un momento difficile come quello. Oggi dominano i barbari. Bisogna capire come ristabilire la “polis” (-> http://it.wikipedia.org/wiki/Polis).

  2. Alekos ha detto:

    Come ti invidio cara amica mia. La premessa di Luca rappresenta al meglio quegl’anni. Quando le idee e le persone sono valide è la Storia che si farà carico di porre su di loro una luce “giusta”.
    Direi che il Patto Generazionale avrebbe l’obbligo morale di dire ancora qualcosa…
    grazie

  3. Nadia ha detto:

    Grazie Laura, nonostante non abbia vissuto in presa diretta quei momenti, indirettamente ne sono coinvolta. Ho ascoltato e percepito quelle emozioni con piacere.
    Un abbraccio

  4. Benzo ha detto:

    era tanto che non sentivo un discorso cosi appassionato. Veramente emozionante! Grazie!

  5. Lorenzo Cinquepalmi ha detto:

    Uno dei temi ricorrenti dei dibattiti televisivi sul decennale della morte di Bettino Craxi, così frequenti in questi giorni, è quello di un ipotetico parallelismo tra la vicenda del segretario del PSI e quella di Silvio Berlusconi.
    La tesi, che si traduce in domande e richieste di pareri ai vari personaggi chiamati a dire la loro sulla figura dell’esule socialista, è che, proprio in virtù della comune sorte di vittima di un’aggressione giudiziaria e mediatica, Berlusconi debba essere considerato erede politico e continuatore dell’opera di Craxi.
    Pare, a chi scrive, che questa tesi meriti di essere analizzata sul piano dei fatti storici e delle verità giudiziarie, per arrivare a una conclusione politica.
    Nella toccante intervista diffusa in questi giorni da Luca Iosi, Craxi si proclama vittima dell’azione combinata di clan giudiziari ed editoriali, a cui attribuisce l’intento di annientarlo mediante l’enfatizzazione (e la relativa persecuzione giudiziaria) di condotte generalmente note da decenni, imputate a lui e al suo partito con un accanimento peculiare e selettivo, del tutto sproporzionato ai fatti, alla loro portata e alla loro natura, meritevole di approccio politico e non, come invece avvenuto, esclusivamente giudiziario e moralistico.
    Effettivamente, è oggi, a posteriori, impossibile negare che il trattamento giudiziario-mediatico subito da Craxi e dal Partito Socialista sia stato imparagonabile alla distrazione e al silenzio sull’evidenza di comportamenti analoghi mantenuti da alcune, diverse, forze politiche, o alla più attenuata efficacia dell’azione giudiziaria, e del battage giornalistico, sulle vicende di altre ancora.
    In questo, è possibile vedere una similitudine piuttosto evidente con il rapporto sviluppatosi dal 1994 in poi tra Silvio Berlusconi e quegli stessi clan giudiziari ed editoriali protagonisti dell’aggressione a Craxi.
    L’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, infatti, è rimasto ignoto ai fascicoli d’indagine, e alle cronache giudiziarie, fino al giorno in cui non ha deciso di guastare la festa preparata dagli annientatori del Partito Socialista, intraprendendo un’attività politica destinata a impedire che gli ampi spazi politici lasciati liberi dall’eliminazione di Craxi venissero tutti occupati da quella forza politica rimasta singolarmente ignorata da “mani pulite”, pur essendo a tutti noto che le mani dei suoi dirigenti portavano le stesse macchie di quelle di tutti gli altri partiti politici della Repubblica, se non peggiori, considerata l’origine “nemica” di taluna delle sue fonti di approvvigionamento economico.
    Da quel momento, infatti, l’efficienza della magistratura inquirente ha investito tutta la vicenda imprenditoriale di Berlusconi, fino a quel momento rimasta del tutto ignorata da procure della Repubblica e forze dell’ordine, nonostante chiunque potesse leggere su quotidiani e settimanali, da anni, ogni genere di illazione sugli illeciti ipotizzabili a carico dell’imprenditore.
    Dal 1994 a oggi il rapporto tra Berlusconi e magistratura ha percorso l’intero catalogo delle iniziative giudiziarie possibili, fatto di centinaia di perquisizioni, decine di fascicoli d’indagine preliminare, un’infinita serie di provvedimenti, procedimenti, udienze.
    Chi sia un poco del mestiere, non può non percepire il fumus di un trattamento speciale, di un vero accanimento, nel paragonare la mole complessiva delle attività giudiziarie che hanno coinvolto il fondatore di Forza Italia con i ritmi normalmente percepibili sfogliando i fascicoli di indagine preliminare relativi a procedimenti “normali”. Non può non vedere il massiccio uso di indagini “esplorative”, fatte non per verificare degli spunti investigativi ma per dragare un fondale, nella speranza che nella draga resti impigliato qualcosa su cui costruire nuove ipotesi accusatorie.
    Questi, dunque, gli elementi macroscopici di similitudine tra la vicenda di Craxi e quella di Berlusconi.
    La similitudine, tuttavia, anche sul piano giudiziario, si ferma qui.
    Craxi ha pubblicamente ammesso in principio le condotte contestate: nel più alto consesso della Repubblica ha preso la parola per chiarire al paese intero che il finanziamento della politica era, da sempre, da un lato indispensabile per preservare la democrazia e la libertà, e dall’altro perseguito anche con mezzi illeciti. È indiscusso che la finalità degli illeciti fosse legata alla sopravvivenza materiale del Partito e al finanziamento dei movimenti libertari, in Italia e nella clandestinità di paesi governati da dittature di tutti i colori.
    Berlusconi, diversamente, ha sempre negato la materialità dei fatti a lui contestati.
    Anche a prescindere dalla fondatezza, sia giuridica che materiale, dei fatti, e al netto della denuncia di strumentalità delle inchieste che entrambi i leader hanno proclamato con forza, resta la differenza fondamentale dei moventi e dei contesti in cui si sarebbero verificati gli illeciti.
    Infatti, mentre a Craxi si è contestato di essere stato il vertice di un sistema corruttivo volto al finanziamento illecito del suo partito, riconoscendogli di non avere tratto personale profitto da quel sistema, le imputazioni che riguardano Berlusconi attengono a condotte tutte precedenti il suo impegno politico, riguardanti le sue attività imprenditoriali e, inevitabilmente, il suo personale profitto, immediato o mediato che fosse.
    Semplificando, uno è un politico che ha diretto un meccanismo di finanziamento illecito del suo partito senza arricchimento personale, l’altro è un imprenditore che ha commesso illeciti per arricchire le sue aziende e sé stesso, ben prima di diventare un uomo politico.
    Questa differenza fondamentale trova un riflesso nella clamorosa differenza esistente tra il progetto politico craxiano e quello berlusconiano.
    A prescindere dalla, pur rilevante, considerazione che Craxi fosse (e abbia continuato a dichiararsi) uomo di sinistra, e Berlusconi sia e si dichiari uomo di destra, quello che resta indiscusso è che i due uomini hanno voluto due Italie profondamente diverse.
    L’Italia che il Partito Socialista craxiano ha cercato di costruire è stato un paese moderno, in cui i cittadini, soprattutto giovani, potevano aspirare a crescere nel riconoscimento dei loro meriti, ma, nel contempo, i più sfortunati dovevano poter contare sulla solidarietà sociale. Un Paese, insomma, in cui la res pubblica avesse tra le sue missioni il perseguimento della giustizia sociale attraverso il progresso e la crescita collettivi, la lotta alle sacche di parassitismo, la diffusione dell’amore, della passione e dell’orgoglio per la Patria comune.
    L’Italia berlusconiana, negli ultimi 15 anni, indipendentemente da fatto che governasse il partito di Berlusconi o quello dei suoi oppositori, è diventata un paese egoista, in declino, sempre più estraneo ai processi di innovazione e sempre più a rimorchio dello sviluppo di altre nazioni, nel quale i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, e in cui il parassitismo è stato elevato a modello: si tratti di rendite, si tratti di un terziario superfluo e non funzionale alla produzione, si tratti, ancora, di approfittatori della pubblica amministrazione.
    Ancora nel 1997, nell’intervista di Luca Iosi, Bettino Craxi si definiva “l’uomo più di sinistra che l’Italia abbia avuto negli ultimi 20 o 30 anni”, ricordando la sua continua tensione verso riforme che incidessero realmente sul benessere collettivo del paese che era orgoglioso di chiamare Patria. Riforme che è riuscito a fare nonostante il conservatorismo proprio di una parte della sinistra, quella comunista, più attenta al proprio tornaconto tattico che al progresso della collettività di cui, pure, si proclamava la migliore espressione.
    Berlusconi, al di là della sua autodefinizione, anche in concreto pratica una politica di destra, conservatrice, miope, legata all’attualità degli interessi di pochi a scapito dell’interesse di tutti. Si riempie la bocca della parola “riforme” e non ne ha mai fatta una vera.
    Nel quindicennio iniziato con il suo ingresso in politica, l’Italia è gradualmente uscita dalla produzioni industriali strategiche, diventando subalterna ad economie più complete, si è impoverita materialmente e moralmente, ha ceduto il passo, anche in Europa, a paesi capaci di progredire lasciando il rango di quarto paese del G7 occupato al debutto degli anni 90 per scivolare oltre il settimo.
    Ma, soprattutto, nel quindicennio berlusconiano, ha preso piede, nella morale collettiva del paese, un modello di cittadino che Craxi non avrebbe mai potuto condividere: egoista, sleale, privo di senso del dovere, insensibile all’altrui sofferenza; quanto di meno socialista si possa immaginare.
    In conclusione, l’unica cosa che Berlusconi ha ereditato da Craxi è un avversario: l’asse giudiziario-editoriale per le cui aspirazioni di potere entrambi gli uomini, in momenti diversi e per ragioni diverse, hanno costituito un ostacolo.
    Per il resto, chi scrive è convinto che, come ha sentito dire in uno dei dibattiti citati in esordio, se Bettino Craxi sentisse oggi dire che Berlusconi è il suo erede politico, nella migliore delle ipotesi scoppierebbe in una fragorosa risata.

  6. robus ha detto:

    Laura riesci sempre a toccare tutte le corde dell’anima……grazie

  7. Laura Castelletti ha detto:

    Robus che serata abbiamo trascorso.Quante emozioni.
    Vi ho rivisto volentieri, è da ripetere quando la notte romana concede di stare in maniche di camicia…

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