e-mail 7: Corrado di ritorno dall’India

Laura Castelletti, 26 gennaio 2010 » mi piace, pensieri in libertà

ciao laura, sono tornato da pochi giorni dall’india. un viaggio programmato da tempo ma deciso all’ultimo momento. il mio non è stato un viaggio alla ricerca di qualche verità, volevo andare a trovare due miei amici, due monaci tibetani di età avanzata che ti tanto in tanto vengono in italia. la moderna tecnologia ci permette di trasferirci in poche ore al di là del mondo, per chi non è abituato o non è filtrato da agenzie di viaggio l’impatto è scioccante. lo shock non deriva da situazioni non previste, ma da un’umanità che viaggia ad altri ritmi, con altri valori, che vede nell’occidentale “a man busy-busy” un uomo molto impegnato e frenetico. posso dirti che in tutte le occasioni con cui avevo a che fare con l’umanità indiana le prime parole che mi pronunciavano erano “sit down, please. would you a cup of tea?” mi invitavano a sedermi e a gustare una tazza di ciai tea, un thè molto caldo e molto dolce, poi mi chiedevano cosa volessi.

io che solo per il fatto di essere in india mi sentivo rilassato ero costretto a dimostrarlo nei fatti. più di una volta i due monaci mi ripetevano “relax, aspettiamo”, – cosa –  mi chiedevo. poi col trascorrere dei giorni ho cominciato a capire, nelle lunghe giornate trascorse in meditazione (che non vuol dire sedersi e fare finta di essere in meditazione) mi accorgevo che anche la più piccola azione consisteva nella formulazione di un sentimento che si trasformava in pensiero, poi in intenzione e infine in azione culminante con l’appagamento. ci sono molte indie, ognuno trova la sua, c’è chi resta entusiasta e non vede l’ora di tornare e c’è chi ne fugge impaurito, ma l’india non ti passa inosservata.

dagli odori alle luci, dagli animali alle persone tutto si mescola con estrema facilità. sulle scale della banca trovi il rivenditore di banane e poco più in là una mucca rilascia i suoi pasti sotto forma di torta verde-marron che odora di erbe digerite, tutto avviene simultaneamente. i bambini ti guardano, le moto sfrecciano, jeep strapiene di persone aggrappate in piedi sui predellini e sedute sul tettuccio, autobus brulicanti di uomini e donne, maiali che scrofolano nelle fogne a cielo aperto, donne che lavano i panni sul marciapiedi, uomini di affari vestiti all’occidentale che passano su macchine europee, ecc. tutto questo mi ha fatto capire che l’india è la terra dove tutto è possibile perché quelle persone vedono dio in ogni luogo e cosa.

tutti pregano, in pubblico o in privato. sui marciapiedi di fronte agli usci delle case vedi tracciati per terra i mandala di benedizione, poco più in là una donna s’inginocchia per terra e si prostra di fronte ad un piccolo tempietto, mentre il bus si ferma per non travolgerla. che dire, la sensazione quando torni a casa e che qui tutto è grigio e formale. siamo ricchi, viziati e lamentosi. questa non è la strada per insegnare al mondo come si deve vivere, ma quello che ci aspetta nel futuro è una riscoperta del nostro lato irrazionale e creativo. se l’occidente non vuole essere travolto dovrà fare un grosso sforzo di riqualificazione della propria creatività. voglio solo aggiungere che bangalore, capitale del karnataka (dove sono stato) è la capitale mondiale del software. lì marchi come fiat, opel, mercedes, fanno sviluppare i software di gestione delle automobili che noi usiamo. in india tutto è possibile.

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One Response to “e-mail 7: Corrado di ritorno dall’India”

  1. gaia ha detto:

    gentilissimo Corrado,

    grazie per la tua testimonianza…
    senza creatività a tutto campo (e non intendo che si debba essere degli artisti…si può essere creativi anche per trovare soluzioni UMANE alla complessità che pare soffocarci…oppure nelle relazioni stesse tra le persone).
    Servirebbe essere creativi anche nella Pubblica Amministrazione: guardando al Bene Comune e decisamente meno alle apparizioni mediatiche.
    Ma tant’è: mi danno della visionaria…
    Eppure…la Bellezza salverà il mondo (e non si tratta di quella eminentemente estetica).

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