Donne sulle barricate

Laura Castelletti, 17 febbraio 2012 » donne, mi piace, Territorio e Natura

 

rientrando a casa la notte in cui in consiglio comunale si è votato a favore del provvedimento che prevede che al posto del pescheto di casazza sorga un parcheggio per la metro e alcune palazzine  ho incontrato una delle “passionarie” del comitato sorto in difesa di quel territorio; camminava lentamente e i lacrimoni le rigavano il viso. in quel pianto c’era la sofferenza, la delusione, la passione di chi aveva voluto provare a immaginare una città diversa, ma aveva perso la battaglia.

quando per motivi politici o personali incontro donne mi viene frequentemente da pensare alla discrepanza tra il loro, nostro,  impegno civile e la loro, nostra, rappresentatività sociale. se incontro gruppi politici o delegazioni di partito le donne sono pochissime, spesso assenti, quando incontro comitati spontanei le proporzioni s’invertono sia per rappresentatività che vivicità propositiva.

chi, se non le donne dei comitati, si è messo in prima linea sul disastro ambientale che coinvolge la città? chi, se non il gruppo delle assistenti sociali, si è mosso per chiedere che i tagli sul sociale il comune li faccia non con la scure ma con il cesello per tutelare i più deboli? chi ha dato vita a gruppi e comitati per garantire continuità di servizio nelle scuole materne? le mamme. non credo sia solo questione di legittima difesa perchè sulle loro spalle viene caricato il costo più caro della crisi e neppure di tutela dei figli (questi hanno anche un padre, spesso attento), tanto meno di una propensione particolare per la difesa dell’ambiente. credo semplicemente che dipenda dal misto di passione, generosità e visione del futuro che le donne hanno più degli uomini.

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4 Responses to “Donne sulle barricate”

  1. Natalia ha detto:

    E’molto bello questo post, Laura. E condivido questa tua riflessione. Peccato che questo “di più” sia così poco valorizzato. Il mondo, secondo me, andrebbe meglio.

  2. Carlos Mac Adden ha detto:

    Stamane ho iniziato il giorno leggendo due cose diverse, la prima un pezzo sul dorso locale del Corsera dedicato al comune di Roncadelle e al nuovo “iper del secolo” che vi sorgerà. Cinquantaquattromila metri quadrati, fa più effetto in lettere, tre volte il Freccia Rossa. La seconda questo tuo post. Ho sommato poi le conclusioni traendone questo pensiero: giusta riflessione la tua quando affermi “Credo semplicemente che dipenda dal misto di passione, generosità e visione del futuro che le donne hanno più degli uomini”. Aggiungerei una cosa, le donne, credo, non si fermano ai soli numeri – il progetto del nuovo iper porterebbe a un saldo occupazionale attivo di oltre 472 addetti – ma vanno oltre, si chiedono ad esempio chi c’è dietro ai 266 addetti di “perdita massima nell’intorno territoriale di riferimento”, cosa significhi in termini di esperienze umane, di piccoli valori, di tessuto sociale che si disgrega, di giovani che vagano per i corridori e gli spazi sempre uguali dei mega centri di vendita. Di un pescheto che non ci sarà più e magari ci porterà sempre di più ad acquistare pesche e frutta che provengono da chissà dove, trattate chissà come. E il nostro sguardo non si consolerà certo nel vedere l’ennesima distesa di cemento e bitume.

  3. nadiolinda ha detto:

    «Credo semplicemente che dipenda dal misto di passione, generosità e visione del futuro che le donne hanno più degli uomini.»
    Di certo, queste qualità sono state acquistate per necessità, dato che l’impostazione sociale ha sempre assegnato alle donne il ruolo di provvedere, curare, rispondere a bisogni estremamente pratici dei loro uomini, dei familiari, dei piccoli, dei vecchi, dei malati.
    La passione, la generosità e il senso della costruzione positivita/propositiva del futuro sono tutti valori umani.
    Com’è possibile che gli uomini li abbiano perduti senza sentirsi, loro stessi, perduti?

  4. Giovanni Armanini ha detto:

    passione, generosità, visione del futuro.
    manca una cosa. “perchè” le donne ne avrebbero di più?
    in attesa di capire questo passaggio mancante ti dico che invece secondo me non è una questione di passione (gli uomini le esprimono diversamente ma non si può dire chi ne abbia di più) e nemmeno di visione (se così fosse in una società maschiocentrica come la nostra ci saremmo estinti già da un po’). però credo che gran parte della nostra cultura porti la donna ad essere più generosa.
    una generosità che si spiega nella gratuità e che quindi vede le donne molto più protagoniste nei comitati, che sono una sorta di società di scopo, piuttosto che in una politica che “è solo far carriera” (diceva una vecchia canzone).
    ma è una generosità che le donne ereditano dal loro vecchio ruolo sociale, non da una nuova condizione che – almeno in Italia – è molto lontana dal compiersi e che forse, quando si compirà, vedrà donne molto meno generose delle mamme-lavoratrici pronte a battersi oggi.

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