Di lui vi racconto che…

Laura Castelletti, 28 settembre 2013 » Loggia, mi piace, politica

questa sera in loggia, in un salone vanvitelliano gremito ed emotivamente coinvolto, ho ricordato così l’amico gianni panella:

 

 

 

ricordando gianni panella

 

 

il ricordo di gianni panella sindaco della città coincide con il mio esordio amministrativo e va di pari passo con la mia prima gravidanza.

un trittico, almeno per me, di una potenza evocativa straordinaria per un periodo che ha segnato politicamente e umanamente la mia vita e quella, riconosco i volti di molti dei presenti, di tanti altri con i quali ho condiviso per lunghi anni valori e sogni.

politicamente e umanamente” sono due termini che viaggiano insieme quando si parla di gianni, quando si pensa a lui. sapeva far politica, la faceva mostrando una personalità segnata da un forte tratto umano. era avvolgente gianni, coinvolgente, soprattutto quando con una risata o un sorriso  voleva sottolineare un successo o sdrammatizzare una situazione complessa, una trattativa difficile; ne abbiamo viste di delegazioni di lavoratori varcare il portone della loggia in quei pochi mesi.

e’ da questa intensità emotiva che voglio far partire la mia breve riflessione di questa sera, da questo luogo (la loggia) dove osservando panella al lavoro nel suo ufficio, poco distante da qui, ho imparato cosa vuol dire amare la città e le persone che la abitano, prendersi cura di loro e dei loro bisogni, ma anche cos’è la forza delle idee, la capacità della politica di trovare mediazione quando tutti i segnali dicono di arrendersi, il sacrificio (sacrificare il proprio tempo e i propri affetti perchè ideali forti chiedono impegni forti)…il coraggio di qualche lancio in avanti senza paracadute, forti solo del valore dell’obiettivo da raggiungere.

quante volte nei suoi 9 mesi gianni ha lanciato coraggiosamente il cuore oltre l’ostacolo? davvero tante.

non aveva timore di scontri o battaglie, non arretrava facilmente.

aveva entusiasmo (ingrediente fondamentale per chi amministra). aveva entusiasmo e trasmetteva entusiasmo. lo faceva di prima mattina, non smetteva neppure a notte fonda quando terminati i consigli comunali fiume, ci portava a sfamarlo da quella fame atavica che, come diceva lui scherzosamente, non lo aveva mai abbandonato perchè sofferta da ragazzino.

insieme ripercorrevamo la seduta appena conclusa, si rileggeva il dato politico e amministrativo emerso, si gioiva del risultato raggiunto (spesso con una maggioranza numerica diversa per ogni provvedimento consistente… quelle geometrie variabili alle quali ci aveva abituato per mesi) … e s’imprecava contro i comunisti che stavano all’opposizione (si ds, ma noi continuavamo a chiamarli con il loro primo nome), che avevano emarginato mario abba perchè aveva scelto di sostenerci anticipando di 9 mesi quello che loro avrebbero fatto poi con la benedizione dell’apparato… ma quella è storia vecchia e sepolta… almeno per me che da tempo vivo la mia esperienza politica senza voltarmi indietro, guardando solo avanti … ma sapendo da dove sono partita.

per tutto il tempo del suo mandato gianni è stato un punto di riferimento per tanti di noi dimostrando pazienza, intelligenza e temerarietà quando tutto era contro di lui e la sua maggioranza.

quella stessa maggioranza, pare assurdo dirlo oggi, nella quale sedevamo fianco a fianco io, paroli e delbono. l’assurdo non è perchè ci stavamo allora, ma perchè in tutti questi anni non siamo stati capaci di fare tesoro di quella comune esperienza per realizzare qualche azione comune per la città, anche da collocazioni diverse…questo certifica un limite politico. parlo a me stessa per prima. un “regalo” di un sistema elettorale, elezione diretta del sindaco, che avrà anche portato tanti vantaggi… ma ha alimentato lo scontro ideologico a discapito del coinvolgimento di tutti sulle grandi scelte. qualche giorno fa pensavo che forse l’unico terreno comune che ci è rimasto è via musei (santa giulia, capitolium, quarta cella, tearo romano, palazzo maggi gambara…). lì, forse perché non c’è da immaginare un disegno nuovo, ma riportare alla luce uno antico e ben delineato, è l’unico ambito in cui le amministrazioni che si sono susseguite hanno, in continuità, dato il loro contributo che è andato stratificandosi e riportando alla luce il nostro passato. avendo la delega alla cultura mi sento un po’ custode di questa opportunità che ho a disposizione per “mettere insieme” e “ non dividere” come panella ci ha insegnato.

forse dovremmo immaginare anche un impegno comune delle forze politiche e civiche della città, capace di dare un nuovo slancio a brescia. non una grande opera come ce la siamo immaginata nel ’92, i tempi sono cambiati ma anche le nostre sensibilità culturali evolute, credo che il grande tema di una città sostenibile sia oggi l’avanguardia riformista. bonifiche, mobilità sostenibile (che ha messo le basi in quegli anni), tutela del verde… sono le grandi opere che dovrebbero vederci insieme.

se rileggiamo le cose fatte in quei mesi sotto la guida di panella, con i numeri risicati e una maggioranza scricchiolante c’è da rimanere allibiti, ma anche sentirsi stimolati a grandi imprese. la precarietà politica e numerica non avevano significato immobilismo. gianni ha avuto la capacità di affrontare e sciogliere nodi rimasti fino ad allora irrisolti.

palagiustizia

 167 (badia, violino, fornaci, folzano, buffalora, san polo, san bartolomeo

istituzione assessorato all’ambiente

termovalorizzatore e  nuova politica dei rifiuti

3° corsia tangenziale

metropolitana avanti piano ma con alcuni passi decisivi

convenzione con bscalcio per ampliamento del rigamonti

statuto comunale

c’era in tutto questo l’idea di procedere per dar vita a una strategia finalizzata a consentire al sistema economico di correre più in fretta e meglio. accanto a questo emergeva un atteggiamento complessivo di ottimismo e di fiducia , seppur tra le tante difficoltà, che puntava su tutti gli elementi dinamici della società.

 

e’ anche il periodo nel quale, sulla scorta di riflessioni partite da tempo, si puntava sull’alleanza tra merito e bisogno. e’ su quella che si misura la strategia riformista.

“le donne e gli uomini di merito, di talento, di capacità, sono le persone utili a se e agli altri, coloro che progrediscono e fanno progredire un insieme o un’intera società/comunità cittadina con il loro lavoro, con la loro immaginazione, con la loro creatività, con il produrre più conoscenza: sono coloro che possono agire.”

“le donne e gli uomini immersi nel bisogno (oggi sempre di più) sono le persone emarginate o dal lavoro o dalla conoscenza o dagli affetti o dalla salute: sono coloro che devono agire.”

senza tener ferma questa alleanza, questa duplicità di destinatari, il riformismo non si potrà realizzare.

vale per allora, vale per oggi.

se separiamo il merito e il bisogno, il riformismo continuerà a rimanere minoranza anche quando siederà tra i banchi della maggioranza.

oggi più che mai questo tema, meriti e bisogni, ritorna attuale con le nuove generazioni.

con i ragazzi e le ragazze che, a differenza di quegli anni, racchiudono in se ambedue i termini.

hanno le potenzialità, le capacità, l’impegno, il talento per imprimere dare alla nostra città (al nostro paese) l’energia e la fiducia per una rinascita…lo fanno vivendo spesso in condizioni di emarginazione lavorativa e sociale, sono loro che una realtà politica che vuole essere riformista deve rappresentare ed è  per loro che una politica riformista deve agire.

 

 

 

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