Cervelli in fuga (sMarti&Julius 9°tappa)

Laura Castelletti, 16 maggio 2010 » inviati speciali, mi piace

venerdì 14 maggio: la tappa più alta!

chi scrive non è mai stata una fanatica di montagna, non è una assidua frequentatrice delle domeniche invernali sulla neve, non ha mai pensato fino ad oggi ad una vacanza all´insegna del trekking di alta quota. quando sono stata nel deserto egiziano o di fronte all´oceano atlantico ho provato la sensazione di trovarmi a faccia a faccia con l´idea di infinito. ma oggi per la prima volta mi trovo davanti a delle maestose montagne che raggiungono i 7000m. sono di fronte alla catena montuosa più alta del mondo, l´ himalaya, e mai come in questo mi sono sentita tanto piccola quanto impotente.

mentre da lhasa percorriamo la strada verso la seconda città più grande del tibet, shigatze, la macchina ci guida in alto, fino ad un passo di montagna di 5000m. da qui possiamo ammirare la bellezza di un lago (lago di yamdrok-tso) stretto in un abbraccio roccioso, che al suo interno presenta una moltitudine di gradazione di color turchese.

Con la sensazione di toccare le nuvole con un dito, comprendo solo ora cosa può  aver provato un caro amico che proprio pochi giorni fa mi ha raccontato di una scalata fino oltre i 6000m della stessa catena montuosa che sto osservando, ma sul fronte nepalese. Quando dopo tanta fatica si raggiungono vette così alte , credo che la sensazione che si provi sia indescrivibile.  Per questo credo che in certi momenti lasciare i propri pensieri al silenzio sia la cosa migliore.

Come in New age Sutra: “The importance of meditating is not to sit and remain in silence. It is to take the silence with you when you leave”.

(Tr. “L´importanza della meditazione non è sedersi e rimanere in silenzio. Ma è prendere il silenzio e portarlo con se quando ci si rialza.”)

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2 Responses to “Cervelli in fuga (sMarti&Julius 9°tappa)”

  1. miriam ha detto:

    troppo grande………………….

  2. Marco Croci ha detto:

    Marty mi ha mandato una mail dal Tibet in cui mi ha indicato questo blog dove sta scrivendo le sue impressioni di viaggio. Bravi loro a scriverle e voi a postarle. Grazie. Io non sono (ancora) stato in Tibet, ma posso confermare che anche nei monasteri buddhisti del nord dello Yunnan, che ho visitato l’anno scorso, si percepisce la stessa impressione di “qualcosa che manca” e che un tempo non lontano di sicuro c’era. Il turismo indiscriminato e la standardizzazione modernizzante stanno svuotando di ogni significato i luoghi e i riti. Il racconto delle altre tappe è bello e fedelissimo. Per i laghetti calcarei bisogna aspettare l’autunno: li ho visti anch’io asciutti, ma in primavera è sempre così (mica te lo dicono prima le agenzie di viaggio ….). Attendo i prossimi racconti. Marco

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