Cervelli in fuga (sMarti&Julius 8°tappa)

Laura Castelletti, 15 maggio 2010 » inviati speciali, mi piace

giovedì 13 maggio: potala. oggi è il grande giorno! alle ore 9.00 la nostra guida viene a prenderci in hotel. ci dirigiamo subito verso la nostra meta prefissata attraversando la  città. un fiume di persone di ogni età cammina in fila rigorosamente in senso  orario intorno al massiccio monumento che si erge sopra le nostre teste in tutto il suo splendore. la guida ci spiega che ogni mattina i tibetani compiono dai 3 ai 5  giri pregando e meditando con i loro oggetti di fede. subito le differenze di pensiero vengono a galla. marti ed io ci  guardiamo perplessi chiedendoci se quelle persone lavorino… il nostro “pensiero occidentale” però viene distratto dalla guida che  ci incita a raggiungere l’ingresso.

eccoci! finalmente siamo all’interno del potala. l’eterno e maestoso  palazzo, ai suoi piedi, ci fa dimenticare le prime ed un pò deludenti
impressioni. queste delusioni erano scaturite dal fatto che noi occidentali (o per  lo meno marti ed io), immaginiamo il potala come fosse ancora un luogo  isolato, sperduto, fuori dal mondo e dal tempo. questa visione poetica illusoria data dalle numerose immagini che  giungono nel vecchio continente, come spesso accade, risulta essere ben diversa dalla realtà.  tutt’intorno si estende una città di 120.000 persone che vive di fede
e turismo.

di nuovo la guida che ci avvisa: “dobbiamo fare presto!” si perchè una volta entrati, il tempo a disposizione per ammirare  questo simbolo di spiritualità è solamente un’ora. oltre alla poesia sembra che manchi anche il tempo per le riflessioni…dopo aver percorso la grande scalinata, entriamo nella prima sala.  all’interno non è possibile scattare alcuna fotografia, nemmeno  pagando. così tra nostri commenti e le spiegazioni della guida  oltrepassiamo sale, scalini e cortili.

si respira un’aria strana. mi fermo a riflettere (velocemente),  l’impressione è che tutte queste stanze, colme di ogni genere di  statue, statuine, statuette e cimeli vari raffiguranti il buddha,  siano solo ricordi ormai lontani di una spiritualità perduta.  nonostante la sua maestosità, il potala patisce l’assenza di una vera spiritualità umana e, la definizione di “guscio vuoto” data dalla  lonely planet, ben rappresenta questo mondo privo della propria anima,  della propria essenza. può essere che io manchi di quella fede e sensibilità che tanto  sembrano avere i pellegrini tibetani che ogni mattina pregano  all’interno e all’esterno di queste mura. ma il fatto è che nonostante  le centinaia di persone presenti, fedeli o turisti che siano, il  potala mi trasmette un senso di vuoto incolmabile. questo luogo che sembra depredato del suo essere, mi lascia un senso  di malinconia e tristezza; ed una volta all’esterno di esso, questo  senso sembra acutizzarsi ancor più guardando il panorama sottostante  di una città ormai succube di un turismo commerciale. dov’è? dov’è tutta quella spiritualità tanto perseguita, tanto  combattuta? e’ veramente andata perduta? oppure sono io, che da  occidentale poco credente quale sono, non riesco ad assaporarne il  gusto? e questo evolversi della società quanti reali benefici ha portato a
questa terra? queste purtroppo sono domande a cui non so dare risposta.

ma… spesso un fiore risplende solo quando rimane non colto …

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