Bresciaoggi di martedì 8 dicembre. Intervista

Laura Castelletti, 8 dicembre 2009 » Loggia, rassegna stampa Laura

CONSIGLIO COMUNALE IN LOGGIA

Ieri pomeriggio verso le 14.00, davanti a una tazza di caffè, è venuto a casa ad intervistarmi per Bresciaoggi  Luciano Cabrioli. Non lo vedevo da un pezzo. Ha lavorato come ufficio stampa del Comune di Brescia per diversi anni insieme ad altri giornalisti. Cambiata l’amministrazione, scaduto il contratto la nuova amministrazione ha dato spazio a nuovi addetti stampa di riferimento (scelta che rispetto e che in tutti i cambi di maggioranza avviene).Da allora non l’ho più visto.  Peccato che nessuno della precedente  amministrazione si sia preoccupato di sapere quale futuro avrebbero avuto questi ragazzi con famiglia. E’ una di quelle cose che mi sono rimaste indigeste dei miei precedenti “compagni di viaggio”. Ma arriviamo all’intervista che metto di seguito.

Laura Castelletti, consigliere comunale, leader e capogruppo della lista che da lei prende il nome, nel dibattito lanciato da Bresciaoggi non si sottrae dall’esprimere con la passione politica che la distingue alcune idee sul futuro di Brescia.
Laura Castelletti, secondo lei, nelle scelte della Giunta Paroli manca una strategia di fondo o invece sono ben chiari gli intendimenti?

«Intravedo con fatica una vera e propria strategia di fondo, un’idea chiara e delineata di città. L’impressione è che il sindaco Paroli stia giocando a Monopoli, senza un disegno preciso. Mi sembra che si raccolgano tanti input provenienti dall’esterno e che l’Amministrazione non sia in grado di governarne i fenomeni, in una situazione economica molto grave e delicata. Il sindaco e la sua giunta dovrebbero liberarsi dall’ansia da prestazione che li avvolge, quel voler dimostrare a ogni costo che sono più bravi e più rapidi dei predecessori. Governare una città è molto complesso: l’antagonismo con il passato andrebbe messo da parte per favorire, piuttosto, un’intelligente e matura politica amministrativa, che a tutt’oggi non si sta misurando, purtroppo, con la realtà. La priorità sono le famiglie che non arrivano a fine mese, non il parcheggio sotto il castello. Insomma, più essenzialità e meno voli pindarici».
Quale Brescia ha ereditato Paroli da Corsini?
«Ha ereditato una città molto complessa e conflittuale. Su questo aspetto Mario Venturini parlava di una “giusta distanza”, ovvero della capacità di far convivere vari bisogni sociali, quelli dei bresciani e quelli degli stranieri, dei commercianti e dei residenti, di chi vuole il verde e chi preferisce l’auto, dentro un percorso che non si è potuto compiere, ma cercando sempre il maggior equilibrio possibile nella crescita della comunità. Ha ereditato una città che aveva messo in cantiere tantissime opere, a partire dalla metropolitana, alcune delle quali vengono e verranno inaugurate da questa amministrazione».
L’attuale giunta gestisce anche le scelte sbagliate o non fatte dalla precedente amministrazione?
«Se guardiamo all’emorragia della città dal punto di vista demografico, sicuramente l’Amministrazione comunale si trova oggi ad affrontare un’eredità che viene da lontano, ancora prima di Corsini. Oggi, però, governa Paroli ed è lui a dover trovare le risposte e le soluzioni più adeguate. Con il Piano Carmine, per esempio, si è affrontato in passato il tema non con la pancia, a differenza di quanto accade oggi, ma con un tentativo lungimirante di trasformare una porzione critica e degradata della città, ottenendo buoni risultati. Considero un gesto intelligente l’aver esportato quel modello vincente per la riqualificazione di via Milano. Molto meno l’aver smontato alcune scelte, come le Lam, che hanno richiesto tanto denaro pubblico. Forse sarebbe ora di finirla con le scelte di discontinuità rispetto al passato».
Come si può valorizzare il centro storico?
«Il centro storico oggi è molto deludente e non mi pare che le risposte finora offerte abbiano impresso un deciso salto di qualità. Il centro sta diventando una sorta di parco dei divertimenti e non bastano quantità di fiori e piante per abbellire ciò che è brutto».
Quindi non è un salotto?
«Altro che salotto! A me pare un garage a cielo aperto, poco accogliente e persino sporco, non più un luogo di relazione tra le persone. E non intravedo nemmeno una seria politica che lo sappia rilanciare. Di certo non bastano le pur riuscite notti bianche. L’obiettivo dovrebbe essere la pedonalizzazione, sfruttando al meglio le opportunità della metropolitana. Paroli è sempre stato contrario alla realizzazione di questa struttura: ma ora ce l’ha e deve saperla trasformare in oro, facendola diventare l’asse portante della politica di rilancio del centro storico».
Oggi Brescia è diventata essenzialmente luogo del lavoro e dello scambio, meno dell’abitazione. Come invertire la tendenza?
«Il sindaco prefigura un sostanzioso aumento dei residenti per evitare uno scontro sociale tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Se vogliamo invertire l’andamento demografico, Brescia deve tornare a essere una città attraente, cosa che oggi non è. E dobbiamo puntare sugli aspetti urbanistici e abitativi, su servizi moderni e di qualità, per far si che le coppie giovani con figli trovino ragioni, speranze e prospettive per riabitare la città; ponendo i minori al centro delle politiche cittadine; puntando sull’immigrazione integrata, sfida che non si combatte togliendo le panchine».
Lei si è fatta promotrice del progetto «Urban Center» come luogo di progettazione partecipata.
«Io ho insistito molto sulle potenzialità dell’Urban Center, uno spazio di riflessione in cui poter insieme, maggioranza e opposizione, ma anche i diversi settori della società, ridisegnare Brescia comunicando ai cittadini i diversi progetti urbanistici e non. Purtroppo non esiste una vocazione comune e la città rischia di essere la somma di risposte a bisogni individuali e non collettivi e condivisi. Lo stesso Piano di governo del territorio di questa maggioranza, dopo aver abbandonato incautamente quello di Venturini, sembra privo di una lettura dei dati sulla città e ha il limite di assemblare vari pezzi e di inseguire le dichiarazioni del sindaco. Peraltro, il tema della leva urbanistica non è applicabile, come si poteva pensare in altri momenti: occorre risparmiare territorio, costruire la città su se stessa e porsi il problema del riutilizzo dei volumi vuoti in centro».

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