Brescia, Parigi e la sorpresa dell’urbanista

Laura Castelletti, 20 maggio 2011 » mi piace, Territorio e Natura, urban center

non mi è sfuggito l’interessante confronto tra brescia e parigi raccontato sul blog passeggiando per la città dove si legge:

dalla valorizzazione del castello alle grandi mostre, passando per le notti di cultura, il piano della mobilità e il progetto campus, fino ad arrivare a quel “tocco europeo” di cui tanto si parla. sempre più spesso la leonessa – in una fase in cui la città sta cercando la sua nuova dimensione attraverso il disegno che dovrà delinearsi nel nuovo piano per il governo del territorio – ha cercato e mirato al confronto con la ville lumière. brescia come parigi dunque?

andando avanti si scopre, non senza stupore, che il prg delle due città incontra “la stessa mano” intenta a disegnarlo. e’ quella dell’architetto bernardo secchi, l’urbanista che  ha redatto il prg della nostra città (approvato con  corsini sindaco) e che parlava di “ricucitura della città frattale”.

Sul post si legge ancora:

L’arch Secchi diventa dunque il primo “ponte” immaginario tra la pianificazione di Brescia e quella parigina? Il concetto che sta alla base delle linee guida fornite dal professor Francesco Karrer, il consulente scelto dalla Giunta Paroli per seguire e coordinare passo dopo passo il Pgt – sembrerebbe partire da un concetto condiviso: la città va ricostruita su se stessa, perché ormai il territorio è saturo. Ma la politica fornisce input diversi (“l’obiettivo è segnare una cesura e una netta discontinuità con quello che fu il Piano Secchi” ha precisato senza mezzi termini l’assessore all’Urbanistica in carica, Paola Vilardi).

Queste affermazioni trovano da oggi pomeriggio, la contrarietà di Giuliano Campana (Presidente del Collegio Costruttori) che in conferenza stampa dichiara:

“Considerato che Brescia deve già sopportare un volume di invenduto non indifferente, prevedere nel Pgt solo spazi per nuove edificazioni, quando anche il vecchio Prg non è stato completato, sarebbe fuori luogo. Crediamo che una particolare attenzione, invece, vada rivolta alla riqualificazione del centro storico, ma anche del patrimonio edilizio esistente per il cui mantenimento non sono più sufficienti interventi ordinari. Prima ridiamo vita a quello che abbiamo, mettiamo in campo progetti realizzabili per le opere necessarie, un piano organico per tutto l’assetto urbano, poi potremo pensare ai grandi interventi”.

Oggi, sentendo queste affermazioni, più di una persona della nostra associazione mi ha  domandato se  “i costruttori hanno scoperto l’acqua calda?. Noi e tanti altri lo sosteniamo da mesi e mesi”. Per me è importante che lo pensino e lo dicano; con queste affermazioni rafforzano la posizione di chi chiede, come noi, meno consumo di territorio e più riqualificazione dell’esistente. L’importante è raggiungere l’obiettivo.

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One Response to “Brescia, Parigi e la sorpresa dell’urbanista”

  1. Ilaria ha detto:

    …basta non aspettare quando ormai di suolo non ce ne sarà più!A quel punto non ci sarà più nemmeno il problema di tutelarlo…

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