Bar Inter e le banche che mi escono dagli occhi…

Laura Castelletti, 2 novembre 2010 » non mi piace, pensieri in libertà

E’ un po’ che non passavo in zona Crocefissa di Rosa. E’ il quartiere dove sono cresciuta, giocato in cortile, schettinato sotto i portici, andata a scuola, a messa, agli scout, corso come una pazza in bicicletta e dove ho incontrato la mia amica di sempre. Un giro l’ho fatto domenica mattina andando dalla mamma per il pranzo (superpranzo quello della mamma esperta cuoca!). Ho scoperto così che uno dei luoghi “vitali” della mia adolescenza ha ceduto il passo all’ennesima banca (ma quanti soldi abbiamo noi bresciani da mettere via? Deduco una montagna se conto gli sportelli nel quartiere). Il bar Inter ha chiuso. Stava all’angolo in fondo alla via. Lo tenevo d’occhio per ore fingendo di studiare quando avevo 16 anni, lo frequentava un ragazzo molto più grande di me di cui ero follemente innamorata. Era il posto dove trovavo sempre i ghiaccioli azzurri, dove si rifugiava mio fratello quando sfuggendo al controllo di casa si dava appuntamento con gli amici. Il posto dove stavano i fascistelli (i fascistoni della zona soggiornavano qualche traversa più giù davanti a Bedont), ma dove a briscola giocavano tutti gli altri compresi quelli con i capelli lunghi, i jeans e la camicia a scacchi.

Di persona l’ho frequentato poco, ma sapevo sempre cosa accadeva lì, era un tassello importante del puzzle del quartiere.

Come scrive ironicamente Mauro questa sera sotto l’immagine che ha scattato della nuova banca  “Ecco la triste fine del “bar Inter” dove molti di noi sono cresciuti (piuttosto male, ma cresciuti).”

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One Response to “Bar Inter e le banche che mi escono dagli occhi…”

  1. stellina ha detto:

    Cosa significa la nascita di tutte queste banche ???
    Strategie competitive , di innovazione, di efficienza? . . . .
    L’obiettivo di diventare più competitivi lo si fa spesso rinunciando all’arma della innovazione profonda,di ruolo sociale ed economico, si cerca quindi di diventare più “forti”…più grandi, per diventare più efficienti.
    Per una banca, diventare più grandi significa diventare meno efficienti aumentano esponenzialmente, all’aumentare delle dimensioni della rete, le risorse che, invece di essere destinate alla erogazione del servizio, servono alla gestione della complessità della rete. E si generano costi di cambiamento non valutati.

    Diventare più efficienti? Sostanzialmente eliminare o finalizzare meglio le persone. Questo significa scontentare i dipendenti che devono diminuire di numero e accettare una grossa frenata nella crescita delle dinamiche salariali. Significa ridurre il proprio ruolo sociale perché diminuisce la capacità di occupazione. Significa scontentare i clienti.
    Tutto questo non è utile nemmeno agli azionisti perché sono costretti ad accontentarsi di un modesto aumento di qualche “percento” .L’obiettivo dovrebbe essere non di fare meglio banca, ma di immaginare un nuovo ruolo per un sistema bancario: quello di essere capace non solo di sostenere con la finanza, ma di generare con la conoscenza, la nascita di nuovi sistemi economici.

    Ma questa è utopia …. e le banche prospereranno ancora togliendoci quei luoghi così cari a noi ..

    Buona giornata

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