Ambiente Italia – Il futuro in mano alle regioni (di Stefania Itolli inviata dal fronte ambientale)

Laura Castelletti, 9 marzo 2010 » inviati speciali

AMBIENTE ITALIA – IL FUTURO IN MANO ALLE REGIONI Presentato a Roma, da Ambiente Italia e Legambiente, il Rapporto annuale Ambiente Italia 2010 sullo stato di salute del nostro Paese. Ai tradizionali indicatori si è aggiunta un’analisi sulle sfide ambientali che le Regioni devono affrontare per promuovere uno sviluppo più moderno e pulito, avviando sul serio la Green economy e creando nuovi occupati in settori strategici. Legambiente indica strategie chiare e concretamente realizzabili per spingere sulle fonti rinnovabili, per far crescere la mobilità pendolare sui treni, per migliorare la gestione e il recupero di acqua e rifiuti, per ridurre il prelievo e l’impatto delle cave, per valorizzare il sistema dei parchi e fermare il dissesto idrogeologico.

Tornando ai dati il quadro generale non è certamente dei più confortanti. L’indagine mostra un paese bloccato, con gravi problemi in tema di mobilità, legalità, rifiuti, con sprazzi di eccellenze e buone pratiche ma che faticano a fare sistema.

La crisi ha amplificato il divario tra il Nord e il Sud d’Italia. Il PIL pro capite (26.184 euro) è sempre molto più alto nelle regioni del Nord, con la Valle d’Aosta in testa (33.683 euro), seguita dalla Lombardia (33.474), dal Trentino Alto Adige (32.515) e dall’Emilia Romagna (32.165). Chiude la classifica la Campania con 16.864 euro, preceduta dalla Calabria con 17.004, dalla Sicilia (17.429) e dalla Puglia (17.513 euro).

Sul fronte delle emissioni climalteranti l’Italia, con 550 milioni di tonnellate di Co2, è il terzo paese europeo (era quinto nel 1990 e quarto nel 2000). Rispetto al 1990 – anno di riferimento per l’obiettivo di riduzione del 6,5% entro il 2010 del Protocollo di Kyoto – la crescita delle emissioni lorde italiane è stata del 7,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (+24%), della produzione di energia elettrica (+14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5%). Nel nostro Paese le emissioni nette sono cresciute del 5% mentre a livello europeo si registra una riduzione del 4,3% (Eu a 15) rispetto al 1990, con Germania, Regno Unito e Francia che hanno già superato gli obiettivi del Protocollo di Kyoto, seguiti dall’Olanda che li sta raggiungendo.

Rimane critico il settore della mobilità, come dimostrano peraltro i dati sui livelli di PM10 nelle principali città italiane. L’Italia è infatti il paese con la più elevata quantità pro capite di mobilità motorizzata. Nel trasporto terrestre i mezzi privati coprono circa l’82% della domanda e le merci continuano a viaggiare prevalentemente su strada (il 71,9% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%). Il tasso di motorizzazione è altissimo, con 598 auto ogni 1000 abitanti (+91% dal 1980).

In tema di raccolta differenziata vola in Trentino Alto Adige (53,4%), Veneto (51,4%), Piemonte (44,8%) e Lombardia (44,5) e langue spaventosamente al Sud: in particolare in Molise (4,8%), Sicilia 86,1%), Basilicata (8,1%), Puglia (8,9) e Calabria (9,1%). L’illegalità ambientale continua a caratterizzare pesantemente le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), mentre le percentuali minori di infrazioni si registrano in Valle d’Aosta, Molise, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Tra i dati positivi c’è l’attenzione che il nostro Paese riconosce al suo patrimonio naturale: il 10,3 del territorio è infatti dedicato alle aree protette (parchi nazionali, regionali, ecc.). Ma anche questo aspetto mostra dei profondi limiti di gestione: ogni anno vengono infatti ridotte le risorse destinate a queste aree. In particolare, sono i parchi nazionali i più vulnerabili: ricevono infatti il 25% in meno di stanziamenti pubblici rispetto al 2001.

Crescono sensibilmente le piste ciclabili nei capoluoghi di provincia (2.840 km del 2008 contro i 2.500 dell’anno precedente); confermano i trend di crescita la produzione agricola biologica con 1.150.253 ettari di superficie (erano 1.148.162 nel 2006), i sistemi di gestione ambientale (le certificazioni Iso 14001 passano da 12.057 del 2007 a 12.922 ) e l’etichettatura ecologica Ecolabel che rappresenta il 31% del totale europeo.

Per saperne di più www.legambiente.eu

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One Response to “Ambiente Italia – Il futuro in mano alle regioni (di Stefania Itolli inviata dal fronte ambientale)”

  1. Laura Castelletti ha detto:

    da facebook:
    Anna Maria Vassallo:
    Es pratico e parrebbe sciocco forse ma, se si fa un giro in Val d’Aosta, non è così evidente trovare un pezzo di fontina. Ci siamo fermati per mangiare una pizza sulla strada del ritorno Aosta-Torino, era la festa della donna, la pizzeria era gestita da calabresi, gentili e ospitali, cameriere penso fossero russe, ai tavoli ragazze romene che festeggiavano…pareti spatolate di colori verde e azzurro, una gigantografia di un’isola semi sconosciuta della calabria,(in mezzo alle alpi) ma la cosa più “triste” è che la pizza poteva essere una di quelle che si mangiava in Inghilterra negli anni ’80…visto che mi ero messa in testa di mangiare la fontina, ho ordinato una “valdostana”…Se il futuro è in mano alle Regioni, mi auguro che facciano qualcosa per evitare di perdere completamente ciò che rende unico un territorio, le sue tradizioni, i gusti, gli odori la vera essenza che caratterizza il territorio..ma non solo a parole.

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