A volte quelli del Pd non li capisco

Laura Castelletti, 16 febbraio 2014 » non mi piace, politica

Lascio per un momento le vicende bresciane, gli impegni amministrativi di Giunta e guardo oltre il confine locale. Osservo e giudico le scelte di Renzi, osservo e giudico le reazioni del Pd e dei suoi elettori. Mi hanno ispirato queste considerazioni le espressioni sconcertate e affrante di diversi politici piddini che ho incrociato giovedì in Consiglio Comunale (la concomitanza con la Direzione Nazionale ha svelato sentimenti e preoccupazioni) e, a seguire, quelle che nei giorni dopo ho letto in Rete.

La prima cosa che mi è venuta in mente è che lui li ha messi in guardia da  molto tempo, il suo motto è “Adesso!” e nessuno può dire che non sapeva. Che non intendeva aspettare era chiaro.

 

 

VERONA: INIZIO TOUR CAMPAGNA ELETTORALE PER LE PRIMARIE PER MATTEO RENZI

 

 

 

Guardando più attentamente non è difficile vedere che il Pd è un partito che gode di correnti verticali, ci sono i Cuperliani, i Renziani (divisi in renziani che lo erano già nel 2012 e neorenziani che lo sono diventati opportunamente nel 2013), Civatiani, e poi ci sono le stratificazioni orizzontali: c’è il partito romano, quello regionale, il provinciale, le mille declinazioni comunali. E’ un partito che ragiona  spesso per appetiti, chi può essere al massimo presidente di circolo si muove di conseguenza, e così a salire ai vari livelli. Di opportunità, dove a volte si fanno prevalere i contenuti, altre volte si privilegiano questioni di metodo, altre volte si mischiano le une e le altre. Un partito come lo sono stati tanti altri (partiti veri, non di plastica) e che oggi fatica a stare al passo di un leader in accelerazione costante.

Arrivo alla vicenda che ha scaldato la politica e il Pd negli ultimi giorni e dico che la prima cosa positiva di Renzi premier è che finalmente quando ci diranno “oh ma lo sai che nel paese XY hanno un ministro che ha 26 anni” noi potremo rispondere che il nostro premier è il più giovane dell’Ue. Bypasseremo così il primo problema: quello del giovanilismo a tutti i costi. Sembra banale, ma pare abbia un suo peso psicologico rilevante.

 

RENZI-COREANO
Devo dire che mi fa anche sorridere che il Pd, il cui mantra negli ultimi anni è stato quello di ripetere fino alla nausea che “siamo una Repubblica parlamentare” giustificando di volta in volta governi tecnici, del presidente o di larghe intese ora, chiamato in un governo tutto parlamentare a mettere in gioco tutta la propria forza programmatica, perché è il suo leader a scendere in campo e a giocarsi la propria credibilità, nicchia, si tira indietro, addirittura critica la scelta, dimenticandosi che è compito di un partito di maggioranza relativa dettare la linea e che un partito di maggioranza relativa che porta il paese alle elezioni, incapace di trovare la formula politica per governare, è perdente in sè.
A ben vedere, tuttavia, la direzione del Pd è andata compatta con Matteo Renzi, lo dice il voto del 13 febbraio. Sono i livelli territoriali regionali, provinciali e comunali ad esprimere (per lo più attraverso le bacheche di Facebook e non ancora attraverso prese di posizione ufficiali) uno scetticismo molto più che strisciante… un fiume in piena oserei definirlo. Viene il dubbio che ci sia più di un Pd, non già diviso in correnti verticali che si rifanno grosso modo alle candidature delle recenti primarie nazionali, ma che la stratificazione passi anche dai territori e – giocoforza – dalle posizioni di rendita dei vari “capi di zona” (altrimenti i favorevoli a Renzi della prima ora a Brescia non sarebbero stati una rarità).
durante il ballottaggio per Loggia 2013
C’è poi  un Pd degli ambiziosi, quelli che in questi mesi hanno corso per un posto al sole, che sperano con un ricorso alle urne di rientrare in gioco aprendo quel trabocchetto in salsa italiana che è la versione italiana dell’elezione primaria. In sostanza per scavalcare gli stessi che nei prossimi giorni voteranno al livello orizzontale romano la fiducia a Renzi, ma che probabilmente, se non si trovassero lì, esprimerebbero lo stesso giudizio dei colleghi “decentrati”.
Il problema del Pd è proprio questo, pensa troppo alle sue dinamiche interne, è poco spontaneo, al punto da sembrare meno libero. E’ stato così quando un anno e mezzo fa non ci si spiegavano alcune scelte di campo. Ci sono stati i renziani della prima ora e i neo-renziani, ovvero quei renziani che sono diventati renziani quest’anno dopo aver scelto Bersani un anno e mezzo fa perchè stare sul carro del segretario era meglio in vista del proprio destino immediato. Che ritenevano migliore allearsi con un candidato che diceva chiaramente che avrebbe cercato l’aggancio all’Udc anziché tentare un programma più inclusivo. Gli stessi che sono andati in crisi al primo affondo vero di Renzi da segretario, ovvero la crisi-lampo per puntare a Palazzo Chigi.
RENZUSCONI
Mi ha fatto pensare anche la critica al patto Renzi-Berlusconi, proiettata in un orizzonte istituzional-costituzionale (legge elettorale, titolo V della costituzione), proprio dall’interno di un partito che aveva anche accettato le larghe intese di governo con lo stesso Berlusconi e che ora sembra quasi nostalgico di quel Letta che fu l’interprete di quel capitolo.
Per concludere mi rifarei al post di Francesco Costa, che vi consiglio di leggere integralmente qui, e che dice
…Immagino che Renzi si renda conto che questo passaggio è stato molto rozzo, per usare un eufemismo. Una manovra di palazzo, come dicono quelli: non ci piove. Ma Renzi sa anche che le questioni di metodo e il logoramento sentimentale sono cose che avvertono soprattutto i militanti, quelli che seguono la politica, quelli che seguono i giornali, insomma pochi. Sa che in ultima istanza l’unica cosa che conterà per le sue sorti politiche sarà quello che farà quando sarà capo del governo: se farà cose buone e popolari tra sei mesi nessuno nemmeno si ricorderà come arrivò al governo. E forse pensa anche che il cosiddetto (scusate) “paese reale” (scusate), gli elettori poco politicizzati che solo lui nel centrosinistra riesce a intercettare, quelli che stavano già dicendo “‘sto Renzi ha vinto le primarie ma non è cambiato niente”, saranno soddisfatti di vedere di nuovo Renzi correre, dettare il passo, fare Renzi.
E’ chiaro che penso che Renzi abbia fatto l’unica cosa che poteva fare per cambiare davvero qualcosa nel nostro Paese che affonda.
Renzi
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8 Responses to “A volte quelli del Pd non li capisco”

  1. franco1250 ha detto:

    Il problema di Renzi anzitutto saranno i piddini di sinistra sinistra, quelli che sognano ancora il vecchio PCI. (e parlo di elettori)

  2. Marco ha detto:

    Perché “a volte”?

    marco

  3. Fabio Raffaglio ha detto:

    Nell’incipit c’è un presupposto: “mi hanno ispirato queste considerazioni le espressioni sconcertate dei piddini”. Beh, sembra piuttosto un pippone ben preparato e ponderato, frutto di lunga riflessione ed inequivocabile “specchio” del suo personale, legittimo e libero pensiero.
    Le riconosco anche una punta di sarcasmo, nella durezza della critica.
    Ma, mi perdoni, stento a credere che l’ispirazione, estemporanea, le sia arivata nel modo che dichiara.
    Buona serata.

  4. Serena ha detto:

    Sottoscrivo.

  5. Laura Castelletti ha detto:

    Fabio (mi spiace per il “pippone”, poteva saltare alle ultime righe direttamente), ma davvero lo stupore non immaginato dei piddini ha scatenato i miei pensieri. Pensavo di vederli contenti dell’ “adesso si cambia davvero!, il loro atteggiamento ha quindi fatto emergere riflessioni che avevo stratificato nel tempo.

  6. mario ha detto:

    io la vedo così
    della figuraccia sull’imu cosa vogliamo dire? Squinzi giorno si e giorno no sbraitava al vento.Draghi dalla bce faceva parte del coro.
    Perché Napolitano la sera prima della riunione del Partito Democratico invita a cena Renzi?
    Infatti il giorno dopo Matteo durante la riunione spariglia.
    Chi ha scaricato Letta? di sicuro non Matteo anche se spronava quasi tutti giorni.
    Probabilmente oggi l’incarico esplorativo a Matteo spero a questo punto che inizi la storia di tutte le cose che bisogna fare subito pena. un disastro completo non solo del Partito Democratico.
    Ognuno faccia la sua parte e si vada avanti spediti.
    C’è qualcuno che pensa seriamente che ci sia un partito che voglia andare alle elezioni adesso?
    Di sicuro Parlamentari e Senatori no.
    Armanini senior

  7. G.g ha detto:

    Stupisce che i commenti alla sua intelligente riflessione, si riducano a :” riflessione estemporanea si riflessione estemporanea no,” senza entrare nel merito. Penso che l’ ultima accelerazione di Renzi abbia evidenziato la sua capacità di essere alla bisogna cinico. Pragmatismo,decisionismo ,cinismo ( quando serve )sono le doti di un politico capace. Ora la fase due che si apre ci dirà se è ance uno statista, se saprà usare le sue doti per imporre le riforme promesse, senza preoccuparsi del suo futuro immediato. Ricordo come Schroeder nel primi anni del 2000, era il 2003 avviò l’agenda 2010, dure riforme che gli allinearono il favore degli elettori tedeschi, infatti non fu rieletto , ma la locomotiva Germania,da anni insabbiata, ricominciò a correre e come…Già dalla composizione della compagine ministeriale potremo incominciare a capire che marcia ha innestato e se è in grado di contrastare Alfano, cosa non riuscita a Letta.Renzi ha bisogno del sostegno dell’ opinione pubblica troppi sono i politici conservatori, troppo è il corporativismo italiano.

  8. filippo ha detto:

    una cosa è certa la situazione politica attuale cioè questo casino lui non lo ha creato ma di prima persona sta cercando di riparare “da solo” e con gli italiani che lo hanno supportato.la legge elettorale rimane il perno centrale lui lo sa che ci sono delle imboscate che gli possono rompere l’asse. aggiungo inoltre deve ancora giocare un jolly cioe che politica intende fare per dare lavoro ai giovani e non per ultimo sottrarre alla politica i suoi enormi costi.questo sono i motiivi perché ha fatto lo scacco matto a letta chi oggi ha capito la gravita è Giorgio napolitano che gli ha preparato la tavola apparecchiata
    la composizione dell’attuale teatro politico non è in grado di trovare vie di uscita rimane che l’operazione politica di renzi venga percepita come qualcosa di nuovo e qui mi appello non hai soliti peones ma agli uomini di buona volontà

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