A proposito del Teatro Sociale e del Ctb

Laura Castelletti, 11 febbraio 2014 » Arte e Spettacolo, Loggia, non mi piace

teatro socialeDopo le polemiche dei giorni scorsi, da parte dei vertici del  Teatro Sociale e dell’assessore regionale alla cultura, ho risposto ad alcune domande di Nino Dolfo per il Corriere della Sera bresciano. Di seguito il testo dell’articolo:

Intervista a Laura Castelletti –
Castelletti: «Unica regia per Ctb e Grande»
«La produzione dello stabile non si tocca. Lavoriamo sui costi di gestione del Sociale»
Parla Laura Castelletti «Un’unica regia per Ctb e Grande» Pensare al Grande e al Ctb come a «due corp,i con un’unica testa». È l’idea dell’assessore alla Cultura Laura Castelletti, che risponde polemicamente alle critiche del centrodestra e ribadisce: «II teatro di produzione non si tocca. I tagli? Alla gestione del Sociale».
Parole grosse, musi lunghi, pugni chiusi (rigorosamente in tasca, mi raccomando), uomini che si confidano sui social network e donne e sull’orlo di una crisi di nervi. La querelle tra Comune, Regione e Ctb ci consegna un day after da guerra fredda. Cosa ci si aspetta da un cielo plumbeo? Che il vento dissolva le nubi o che arrivi la mareggiata? Laura Castelletti, assessore alla cultura e vicesindaco, ha mantenuto volutamente un profilo basso, ora le spetta la parola. La parola delle istituzioni, dopo le schermaglie, i siluri e le cadute distile.
cosa danno Regione e Provincia
«A me non piacciono gli agguati — dice — voglio portare a casa i risultati, procedo per gradi, incontri tecnici e poi amministrativi, avvicinamenti progressivi e riservati per valutare i termini della questione. Al di là dello sfogo inopportuno su Facebook e dopo il summit a quattro (il sindaco del Bono, io, Pastore e la presidente del Ctb Caria Boroni), i vertici del Ctb convocano una conferenza stampa con l’assessore regionale Cappellini della giunta Maroni, peraltro in un locale del Comune, per accusare il Comune di voler affossare lo Stabile. Hanno usato strumentalmente la politica per attaccare l’amministrazione comunale. Ecco quello che penso e sono amareggiata. Detto questo, ho preso il telefono in mano e con la Cappellini ci ho parlato direttamente, senza twittare. Siamo rimaste d’accordo che ci incontreremo in settimana per chiarire».
costi
Ritorniamo alle sorti del nostro Stabile. Che ne sarà? «Il Ctb come teatro di produzione non verrà toccato. La vertenza riguarda la gestione del Sociale, è lì che bisogna fare la dieta dimagrante, ho ereditato una situazione difficile dal punto di vista finanziario, bisogna fare dei tagli, spiacevoli e inevitabili. Ma non voglio per questo mandare un messaggio negativo. La realtà è che non possiamo mantenere gli standard precedenti, i sacrifici sono richiesti a tutti, alle piccole e grandi realtà presenti sul territorio. E allora prendiamo in mano i conti. Per esempio, abbiamo scoperto che il Ctb spende ogni anno una cifra tra i 90 e 100 mila euro di utenze che sono a carico del Comune e fuori dal loro budget. Tanto per essere chiari, il Grande le utenze se le paga».
Teatro Sociale
Qualche altro sassolino nelle scarpe? «Sì, una delibera della giunta Paroli del 2011 stabiliva di avviare di concerto con gli altri enti fondatori una fase di revisione dei contributi. Non è successo niente. Perché il Comune deve dare oltre un milione al Ctb, mentre la Provincia ne da 200 mila e la Regione 160? Bisogna riequilibrare i contributi, razionaiizzare le spese ed è opportuno che il Ctb si adoperi per cercare risorse. Come fa del resto il Grande. Non si può più pensare di sopravvivere solo con il denaro pubblico». Ma il Ctb è un teatro di produzione, che ha costi onerosi, mentre il Grande è un teatro contenitore, di ospitalità: questa è la vulgata. «E questo non è vero. Anche il Grande è un teatro di produzione: quest’anno ha prodotto sette titoli d’opera con 150 artisti. Eppure ha il suo cartellone, anche intemazionale». Sugli spazi del cartellone del Grande non mancano comunque i dissapori tra il sovrintende Angelini e il direttore del Festival Pianistico  Carlo Orizio. «Le convivenze possono essere anche difficili, ma gli attriti si superano. Ho un filo diretto sia con Angelini che con Orizio. In vista dell’Expo 2015 promuoveremo in alcune capitali europee le nostre eccellenze: l’area archeologica e i l Festival pianistico appunto. II vero problema è un altro: siamo in grado di tenere due teatri aperti, Grande e Sociale? Si può pensare a una sola testa per due corpi? Si potrebbe spostare la prosa al Grande e tenere il Sodale come spazio per le residenze teatrali, per i laboratori e le altre realtà giovanili di ricerca? Le ragioni dell’economia ci danno delle risposte, ma io ritengo che bisogna prendere in considerazione anche le prospettive culturali, non solamente economiche. La mia è solo una riflessione, ragioniamoci insieme ma con grande respiro, sono disponibile al dibattito. Punto a modelli vincenti, li voglio studiare. E poi non guardiamo solo al nostro ombelico. Ho in progetto un convegno sul destino del teatro in Europa. Con Pisapia stiamo valutando una grande festival sull’asse Milano-Brescia. Qualcosa sul tipo Mi-To».
È prevedibile che cada qualche testa, che assisteremo a qualche rimpasto a livello organizzativo e artistico? «Mi risulta che l’ex sindaco Paroli sia ricorso allo spoils system. Noi abbiamo scelto invece di non avvalerci. Abbiamo lasciato tutto come abbiamo trovato e ci siamo relazionati alle realtà esistenti con spirito istituzionale, perché enti e strutture devono avvalersi della continuità. Quello che chiedo è un rapporto fiduciario e una consapevolezza della necessità di riduzione delle spese. Non posso garantire risorse che non ci sono. Bisogna fare cartello insieme, diamoci una mano. Il teatro, e qui stiamo parlando di teatro, è di tutti. Di chi ci va e di chi non ci va».
Nino Dolfo. 
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2 Responses to “A proposito del Teatro Sociale e del Ctb”

  1. Jacopo Porreca ha detto:

    La sua proposta di “delegare” la parte della prosa al Teatro Grande potrebbe essere un’ottima novità nel panorama teatrale italiano. Esistono splendidi esempi a riguardo, uno su tutti il Theater Basel (principale teatro di Basilea che ha nella propria produzione sia Opera che balletto che prosa), che non a caso ha vinto il premio come migliore teatro d’opera europeo sia nel 2009 che nel 2010 secondo la rivista Opernwelt.
    Splendido e semplicissimo il nome: DAS THEATER, ossia Il Teatro, in cui TUTTE le produzioni teatrali hanno stessa dignità davanti ad un unica platea che poi, in fondo è la nostra società.

  2. Pierpaolo ha detto:

    Cara Castelletti, forse sarebbe meglio se andasse a verificare quanto lavorano certi dipendenti dei nostri teatri. A quanto pare timbrano e se ne vanno a spasso, a fare la spesa, ai colloqui dei figli, marcando pure ore straordinarie!!!

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