A proposito del NO Patrocinio al #BresciaPride

Laura Castelletti, 10 giugno 2017 » Loggia, mi piace, pensieri in libertà

Dopo il NO al patrocinio al #BresciaPride da parte dell’Amministrazione Comunale ho ricevuto diversi messaggi, mail e telefonate per chiedere chiarimenti e comprendere la mia posizione. Scrivo per rispondere a tutti, cercando anche di far condividere ad altri la mia scelta. Lo faccio per punti:

1. Credo che nessuno possa dire che, in termini d’impegno per il riconoscimento dei diritti e battaglie contro le discriminazioni, la sottoscritta e il gruppo consiliare #BresciaperPassione, non siano sempre stati chiari e in prima linea.  Qualche volta la passione al riguardo è stata ritenuta persino “eccessiva“, se si tiene conto che si deve convivere in una maggioranza che governa una città “bianca”.

 

 

A questo proposito mi ha fatto particolarmente piacere ricevere sabato scorso dalle mani di Stuart Milk (nipote del politico Harvey Milk, l’attivista statunitense per i diritti degli omosessuali assassinato per il suo impegno nel 1978 ; il killer è stato condannato con sette anni di reclusione!) presente sabato a Brescia per una conferenza organizzata nell’ambito delle iniziative del #BresciaPride, una sorta di “riconoscimento” per l’impegno politico di questi anni contro le discriminazioni. Riconoscimento inaspettato, gradito e al quale ha fatto seguito anche un confronto sul tema del patrocinio, un confronto  senza barriere sull’appuntamento del 17 giugno.

 

 

 

Premessa scontata per chi mi conosce, non scontata per chi legge il mio blog per la prima volta. Meglio essere chiari.

2. L’unico contatto e confronto con il #BresciaPride l’ho avuto molti mesi fa quando una delegazione di #Caramelleinpiedi (gruppo vivace e appassionato nato per ricordarci che esiste, in antitesi alle sentinelle in piedi, un bel pezzo di mondo colorato che crede nel valore della diversità e combatte ogni discriminazione) è venuta in Loggia a presentarmi il programma delle manifestazioni. A fronte di un programma particolarmente interessante (convegni, dibattiti, spettacoli teatrali, presentazione di libri…) ho visto, lo dico molto tranquillamente, con occhio dubbioso  il corteo del 17 giugno che sfilerà nel centro della città. Ne ho parlato con loro.

La ragione? Nella mia testa sono passate immagini di carri variopinti, chiappe al vento, corpi inguainati, travestimenti… insomma una carnevalata  (è un termine che uso per semplificare un mio personale pensiero) e una “comunicazione datata” che rischia di farci arretrare rispetto a vittorie importanti come quella appena raggiunta delle unioni civili. Mi sono anche messa in dubbio, forse sbaglio, non so cogliere la provocazione, il messaggio innovatore (ho mantenuto la sana abitudine di farmi domande): mi sono confrontata con amici omosessuali e amiche lesbiche, con Luca Trentini di ArciGay  che in una telefonata mi è parso non distante dalle mie riflessioni (credo sia la ragione per la quale non fa parte del comitato promotore, ma vi ha aderito solo successivamente). La maggior parte degli amici interpellati ha detto di pensarla come me, di non riconoscersi nell’evento.

 

 

 

3.  Con il passare dei mesi ho capito che l’iniziativa non poteva essere inserita solo nella stereotipata casella #gaypride immaginata fino ad allora, che stava diventando altro, stava diventando un #Pride che si sforza di unire la città contro le discriminazioni, in un appuntamento sempre più aperto e coinvolgente. Lo sforzo culturale degli organizzatori, il buon livello della maggior parte degli appuntamenti previsti, la capacità di attraversare generazioni e strati sociali, il coinvolgimento di realtà associative e singoli ha messo in luce una città che nei diritti e contro le discriminazioni è capace di trovare un collante importante. Un seme capace, ma questo lo potremo valutare solo  più avanti, di mettere in moto trasformazioni culturali nella direzione dei diritti civili.

 

 

 

 

4. Anche l’Amministrazione Comunale ha riconosciuto il valore culturale dei molti appuntamenti programmati dal #BresciaPride: non è mancato il Patrocinio della Loggia (compreso l’utilizzo gratuito di sale pubbliche)  a tutti gli eventi che si sono succeduti in questi mesi e sono stati davvero molti.

5. Arriviamo al Patrocinio della sfilata del 17 giugno per le vie della città. Della questione ne abbiamo discusso approfonditamente in Giunta qualche giorno fa, concludendo che la richiesta di Patrocinio del #BresciaPride, così come depositata, non potesse essere accoglibile. Il motivo è semplice: alla richiesta di patrocinio è allegata  una piattaforma politica che la Loggia dovrebbe fare propria. Obiettivi per me personalmente condivisi (quindi a titolo personale nessun problema ad aderire all’iniziativa), ma che l’Amministrazione non può assumere automaticamente propri dell’intera città. Farlo significherebbe creare un precedente pericoloso e irreversibile.

Un esempio?

Se la prossima volta il sindaco dovesse essere Rolfi (non lo diventerà, si metta il cuore in pace) e in Loggia arrivasse la richiesta di patrocinio per il FamilyDay con piattaforma politica allegata proposta Gandolfini-Adinolfi? Lo dico e lo confermo: se dovesse essere dato il patrocinio sarei la prima a manifestare con forza contro un governo cittadino che sceglie per me senza essere titolato a farlo.

 

 

 

 

Devo andare nello specifico? Accanto a temi condivisi dall’intera città, come quello di essere  contro le discriminazioni, contro l’omofobia, a favore delle diversità, ci sono temi nella piattaforma politica del #BresciaPride come le adozioni alle coppie omosessuali  (che io peraltro condivido) che sono ancora ampiamente dibattuti e che hanno bisogno, per giungere a un’ampia condivisione, di un dibattito culturale che oggi non è stato ancora fatto.

 

 

 

 

Senza manifesto politico, senza il vincolo alla piattaforma  è evidente che le cose sarebbero andate diversamente.

6. Una posizione, quella del NO motivato dalle considerazioni sopra elencate,  che abbiamo condiviso tutti in Giunta, e quando scrivo ” condiviso da tutti”  intendo all’unanimità compreso  l’assessore Fenaroli che rappresenta la lista Al Lavoro per Brescia. Potete comprendere il mio stupore (eufemismo) nell’apprendere che il giorno successivo il gruppo consiliare “Al Lavoro per Brescia” ha deciso lanciare una petizione con raccolta firme online per chiedere al SUO Sindaco (quello che sostiene in Loggia) di patrocinare la manifestazione del 17 giugno, con il quale aveva precedentemente concordato la linea del NO in Giunta. Ha ragione la capogruppo di Al Lavoro per Brescia Donatella Albini quando scrive “non si consumano le crisi di Giunta su questo”, è vero, ma si prendono le misure degli alleati.

7. Come ho dichiarato andrò al #BresciaPride portando le mie convinzioni e quelle di #BresciaperPassione, lo farò insieme ad altri dell’associazione per ribadire il nostro NO alle discriminazioni, per chiedere una legge contro l’omofobia, per l’enstensione dei diritti, per sostenere le richieste LGTB.

 

 

 

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7 Responses to “A proposito del NO Patrocinio al #BresciaPride”

  1. Gabriele Chiesa ha detto:

    Condivido pienamente l’intera riflessione qui svolta da Laura Castelletti, immaginando che questo “no” le sia costato non poco e pronunciato con amarezza. Ho letto con dispiacere valutazioni, espresse sulle piattaforme social, che ritengo superficiali ed affrettate al mancato patrocinio del Comune di Brescia al #BresciaPride. Un conto sono le appassionate manifestazioni ed azioni di impegno civile per la tolleranza e il diritto a vivere la propria libertà nel rispetto di quella altrui, un altro conto sono le iniziative politiche che comportano precise assunzioni di responsabilità di fronte all’intera collettività. Non so quanti lo abbiano fatto, visto che risulta più immediatamente comodo prendersela con l’amministrazione comunale, ma prima di giudicare valeva forse la pena di considerare con attenzione il manifesto di rivendicazione politica associato alla richiesta di patrocino al #BresciaPride. L’adesione a tale documento avrebbe comportato l’urto frontale con idee e sensibilità contrapposte. La tolleranza non può essere rivendicata a senso unico. Non si può chiedere a chi svolge funzioni pubbliche di servizio di entrare pesantemente in gioco a favore di una parte contro un’altra non meno degna di rispetto.
    Personalmente ritengo che quando si ritiene utile e produttivo chiedere un patrocinio sia importante dare peso e forza alle positività che uniscono piuttosto che sottolineare gli elementi di scontro ideologico.
    Questa sensibilità e spirito di tolleranza è forse mancata a chi ha richiesto il patrocinio al #BresciaPride. Francamente penso che a nessuno possa giovare la rigidità di un “a con noi o contro di noi”. Peccato, occasione persa non per l’amministrazione comunale ma per chi reclama per sé e per gli altri il diritto di amare chi gli pare.
    Per quanto mi riguarda sono con le amiche, gli amici e tutte le simpatiche varianti che colorano la sessualità. Non sono però pregiudizialmente contro chi vuole mantenere veste giuridica diversa a istituzioni che hanno carattere diverso. A scuola insegnavo tre regole fondamentali: rispetto, rispetto, rispetto. Ancora rivendico rispetto, per chi dice si, per chi dice no e per chi dice no ma avrebbe tanto voluto essere messo nelle condizioni di pronunciare un si.
    Ecco… complimenti e grazie a chi a letto fin qui. Quelli che guardano solo la figura su facebook e cliccano rapidamente sul like o sulla faccina arrabbiata, senza preoccuparsi di leggere e capire prima di giudicare e crocifiggere… sono condannati ad avere i politici che si meritano.

  2. Beppe Almansi ha detto:

    cara Laura Castelletti,
    non so se essere più indignato o deluso da quanto scrivi , ricordando di essere stato tra i pochissimi politici insieme a te e ad Arturo Squassina sempre presenti alle iniziative dell’Orlando Comitato territoriale Arcigay di Brescia.
    Mi riservo, appena avrò tempo di farlo, di controbatterti pubblicamente punto per punto:
    Sento di doverti subito dire che sono indignato per averti visto tirare in ballo Luca Trentini in modo del tutto strumentale e anche un pò sporco.
    Deluso perchè l’ipocrisia in politica credevo non ti appartenesse e tantomeno la pavidità.
    La verità è che non hai ritenuto utile, tanto meno in prossimità delle prossime amministrative, condurre una battaglia opponendoti ai diktat del sindaco , di un paio di assessori in particolare (servono i nomi ? ) e del resto della maggioranza.
    Potevi cavartela con più eleganza, per esempio seguendo la strada di quei comuni che pur non patrocinando hanno aderito al pride.
    Hai preferito seguire la corrente. Niente di nuovo sotto il sole.
    Non si può pretendere coraggio da chi non ce l’ha o , per meglio dire, da chi decide di non averne.

  3. Laura Castelletti ha detto:

    Diktat del Sindaco? Diktat di un paio di assessori? Non ci siamo proprio. Peccato non averti invitato alla Giunta nella quale ne abbiamo parlato, ti saresti fatto una diversa opinione
    Coraggio che mi manca? Quando vi garba sono la donna più coraggiosa del mondo, quando non vi garba mi manca il coraggio. A me di esser considerata coraggiosa o non coraggiosa importa davvero poco, faccio a modo mio le battaglie nelle quali credo.
    Ho detto forse falsità su Luca? No. Lo conferma il fatto che i dubbi iniziali sono stati accantonati e la sua posizione, come quella della sottoscritta, si é “evoluta” peraltro nella stessa direzione.

  4. Luca ha detto:

    Grazie per le precisazioni Laura, apprezzo molto il tuo approccio che si dimostra sempre riflessivo e ponderato. Trovo la decisione giusta e coerente con i punti da te elencati.

  5. Andrea Occhi ha detto:

    Complimenti per la posizione, sicuramente coraggiosa. Giusto anche specificare la sua genesi.
    Dalla mia parte posso lasciare la riflessione che il grande Giorgio Gaber ha affidato alla sua canzone “La razza in estinzione”.

    E poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
    Ma io non riesco a tollerare
    Le loro esibizioni.

    Tra l’altro, l’esibizione di “carri variopinti, chiappe al vento, corpi inguainati, travestimenti” dà un assist ai vari Giovanardi e c. per dire “E voi volete dare in adozione dei bambini a questi buffoni pervertiti?”.
    Quindi, se volessimo davvero difendere i sacrosanti diritti del mondo LGBT, bisognerebbe lasciare da parte eccessi e travestimenti, per dire “Vedete, anche noi siamo persone, tali e quali a tutti gli altri. Perché non dovremmo avere i diritti in maniera uguale a tutti gli altri?”.

  6. Serena Uberti ha detto:

    Cara Laura, speravo che ci dicessi la tua a proposito e sono contenta che tu l’abbia fatto con l’onestà che da te mi sono sempre aspettata. Ho voluto anche io riflettere prima di esprimere il mio parere personale. Ti ringrazio per le belle parole sulle Caramelle, che mi dimostrano una volta di più che hai colto in pieno il nostro spirito. Anche per questo mi dispiace che tu non abbia colto di più rispetto a questo primo BresciaPride. Come sai non condivido questa posizione, penso che l’amministrazione abbia perso l’occasione di essere più coraggiosa, nel dimostrare di volere una città unita, come si prefigge questa manifestazione. E con la schiettezza che non può mancare in rapporti di stima, dico che mi è spiaciuto non leggere un supporto non solo personale, ma da Assessore alla Cultura, non solo al Pride, ma anche al patrocinio che meritava. Come ben hai detto si è delineato subito come un Pride che vuole unire, approfondire tematiche e creare un clima di gioioso contagio. La diatriba “chiappe al vento” è qualcosa che mi lascia sempre di stucco e che non risolveremo certo noi, ma salta sempre fuori rispetto ai Pride, mentre le nostre città sono tappezzate di cartelloni pubblicitari con corpi seminudi che vogliono vendere qualcosa, come le nostre televisioni e giornali. Inspiegabilmente, dal mio punto di vista, in una parata colorata e a volte anche un po’ scanzonata, che vuole portare la gioia della libertà individuale, la chiappa diventa tremendamente offensiva. Talmente offensiva da superare la forza di centinaia di incontri culturali volti a informare e avvicinare la città, la forza del cammino ancora da fare verso i pari diritti. Sì, non può non stupirmi che anche in una persona di cultura come te, quello sia il primo e preoccupante pensiero, e che anche dopo il percorso che hai visto ricco e stimolante ancora pensi che no, questa amministrazione il BresciaPride non lo può patrocinare. Tutti i Pride patrocinati, da Amministrazioni di sinistra, come di destra (!), portano con sé manifesti politici che puntano alla parità. I comuni della nostra provincia lo patrocinano questo BresciaPride, senza porsi il problema dell’amministrazione successiva, che potrebbe patrocinare le Sentinelle e tristezze varie. Mi farebbe arrabbiare moltissimo una giunta che patrocinasse quegli eventi, ma non mi stupirebbe, saprei con chi ho a che fare. Per questo oggi sono delusa e stupita. Il coraggio non è certo solo mancato a politici che devono fare i conti con l’elettorato (conti toppati, in questo caso, nella mia modesta opinione), purtroppo l’eccessiva prudenza del fuoco amico ha fomentato l’idea di un carnevale discinto e pericoloso per le conquiste fatte a oggi, e questo per me è ancor più grave, perché credo che senza quegli infondati timori oggi il patrocinio sarebbe stato forse possibile. Sarò amareggiata solo per poco, sono troppo presa dalla gioia per il bell’evento che il Comitato Brescia Pride ha saputo organizzare, e che non poteva che essere la festosa conclusione di un percorso di crescita, con la fiduciosa convinzione che possa più un sorriso, e persino una imprevista chiappa, di un muro di diffidenza.

  7. Totonno ha detto:

    Ma arcigay è come dire molto omosessuale?
    Ho conosciuto tante persone un po’ omosessuali, parecchi con moglie e figli e ne ho un ricordo assolutamente piacevole: ironia, cultura, senso estetico, si sa, ma anche il sentore appena percepito di una sofferenza dissimulata che nobilita e stimola il pensiero, e la percezione di una garbata e dignitosa sedizione… insomma persone piacevolissime, più della media.
    Invece in questi anni di ripugnante stravacco nell’ideologia del Si Può (cito un uomo di cultura alla cui perdita ancora non ci si riesce a rassegnare) vedo sempre più persone molto omosessuali che, scimmiottando il modello piccolo borghese, quello che si pensava costituisse l’antitesi del loro stile di vita, rivendicano diritti inesigibili e sfilano sui carrozzoni col corpo martoriato da piercing e tatuaggi giganteschi, scuotendo le chiappe con i barboncini rosa al guinzaglio, quelli che presto verranno rimpiazzati da bambini veri. Ecco, conformemente all’atmosfera anticonformista di questa grande festa, io su questi carri e su chi in malafede li spinge ci piscio metaforicamente sopra.
    Suo Totonno

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